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«Bergamo is running», quel video stonato di Confindustria

«Bergamo is running», quel video stonato di Confindustria
Maurizio Minnucci
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Lo scorso 28 febbraio, quando l'allarme sul virus era già in corso, l'associazione locale degli imprenditori ha diffuso un messaggio condito da una allegra musichetta per rassicurare i partner stranieri. Guardarlo oggi fa una certa impressione

“Un messaggio ai nostri partner: #Bergamoisrunning”. Inizia così il video promozionale dell’Associazione degli industriali bergamaschi. Il problema è la data di pubblicazione: 28 febbraio 2020, quando l’allarme sul Covid-19 era abbondantemente lanciato e i morti ufficiali da virus erano 21, quasi tutti in Lombardia. La necessità del mondo imprenditoriale, appena 30 giorni fa, era ovviamente quella di tranquillizzare il mondo intero, non perdere le commesse per il bene di tutti, imprese e lavoratori, e in effetti le attività industriali non erano ancora bloccate. Da qui l'idea di "mandare un messaggio forte" destinato ai partner internazionali, come spiegava quel giorno il direttore generale di Confindustria Bergamo Paolo Piantoni sul sito dell'associazione nel diffondere il video.

“Attualmente – si legge nel messaggio in sovrimpressione, in inglese – gli avvisi sanitari dal governo italiano dicono che il rischio di infezione è basso. Il governo e gli enti responsabili hanno preso immediate misure di protezione per prevenire nuovi casi. Vogliamo confermarvi che le operazioni delle nostre aziende non sono coinvolte. Tutte sono in attività, come sempre”. Business, as usual. Il tutto condito da una musichetta rassicurante e da immagini col drone che trasmettono una sensazione di normalità. Siamo al 28 febbraio, sembra un secolo fa.

Ben diverso il tono della lettera agli associati firmata dal presidente di Confindustria Bergamo Stefano Scaglia datata 30 marzo, nella quale si parla delle “gravissima situazione sanitaria che ha colpito l’Italia, e in particolare Bergamo e la sua provincia, che sta oggi giustamente impegnando in modo prioritario le energie di tutti noi”.

Ci chiediamo allora se sia il caso oggi di lasciare quel video su Youtube come nulla fosse, condito – come normale aspettarsi – da una serie di commenti non proprio benevoli che evitiamo qui di riportare. Se è vero che fu pubblicato mentre il Paese non era ancora in quarantena, è altrettanto vero che la sottovalutazione di ciò che sarebbe accaduto di lì a poco meriterebbe come minimo una precisazione.