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Non dimentichiamoci delle donne

Non dimentichiamoci delle donne
Foto: foto da Pixabay.com
Ilaria Romeo
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La nuova campagna per tutelare le vittime di violenza domestica ai tempi del Covid-19 risponde all'appello lanciato da cinquecento attiviste: non si può restare a casa con i propri aguzzini

È partita in questi giorni la campagna promossa dal governo per combattere quella che rischia di diventare un’emergenza nell’emergenza: la violenza sulle donne ai tempi del Covid-19. Una batteria di spot programmati fino al 3 aprile per promuovere il numero 1522, attivato dalla Presidenza del Consiglio e gestito dal Telefono rosa per offrire aiuto a chi in questo momento potrebbe averne più bisogno. L’appello pubblico al premier Conte, lanciato da due storiche attiviste, Fabrizia Giuliani e Andrea Catizone, e nel giro di poche ore sottoscritto da cinquecento donne, ha dunque fatto centro.

“Ill.mo presidente, prof. avv. Giuseppe Conte - scrivevano quattro giorni fa, tra le altre, al presidente del Consiglio Susanna CamussoLaura Boldrini, Beatrice Lorenzin, Livia Turco e Angela Finocchiaro - In seguito alla grave emergenza che ha colpito anche il nostro Paese, sono state adottate misure necessarie per salvaguardare la popolazione dal propagarsi del contagio del virus Covid-19. Tra di esse vi è la prescrizione di evitare il più possibile gli spostamenti e rimanere presso le proprie abitazioni se non per esigenze primarie, da cui l’hashtag #iorestoacasa. La decisione risponde a legittime e indiscutibili ragioni di esigenza di Salute pubblica, che non vanno in ogni modo ostacolate. Occorre però saper vedere anche l’emergenza nell’emergenza: ossia le conseguenze che tali restrizioni possono avere nei contesti familiari segnati dalla presenza di maltrattamenti e violenze, fenomeni che nel nostro Paese sono purtroppo diffusi e sommersi. Com’è noto infatti, violenze e femminicidi avvengono prevalentemente in ambito familiare tanto da aver dato luogo ad una specifica fattispecie delittuosa - “violenza domestica” - volta ad evidenziare la specificità del legame sottostante e scatenante il reato. Occorre evitare che il principio della tutela della vita umana, alla base delle ordinanze di restrizione, venga meno o si rovesci, al contrario, in una maggiore esposizione alla violenza per le donne e i loro figli, spesso minorenni, condannati a subire o ad assistere alla violenza. Le istituzioni pubbliche devono fare ogni sforzo per dare il senso che lo Stato non si ritira dalla battaglia contro la violenza domestica, ma invece rafforza il suo presidio, promuovendo la diffusione del numero verde 1522 in ogni comunicazione pubblica che inviti a restare a casa anche nella forma di app scaricabile sullo smartphone. Ci uniamo, dunque, alla voce della ministra per le Pari opportunità, prof.ssa Elena Bonetti perché il numero abbia la più ampia diffusione e perché venga adottata ogni misura necessaria, nei luoghi di raccolta delle denunce e negli ospedali, perché si vigli in modo capillare sull’applicazione della normativa. Non dimentichiamoci delle Donne, l’emergenza nell’emergenza”.

Ma come si fa a telefonare al numero verde per le violenze, sempre in funzione, se chi ti perseguita è lì accanto e controlla ogni movimento? In Spagna basta entrare in una qualsiasi farmacia e dire “Mascherina 19” (“Mascarilla 19”) per denunciare la violenza. Seguendo l’esempio spagnolo, l’Italia ha lanciato la campagna “Mascherina 1522”, una richiesta di aiuto in codice, un grido silenzioso da pronunciare da parte della donna vittima di violenza nelle situazioni in cui non può spiegare cosa le sta accadendo, per la presenza dell’uomo violento o per qualunque altra ragione. Una formula che faccia capire ad ogni tipo di interlocutore - un farmacista, un commerciante, un amico, un vicino, un conoscente - che si ha bisogno di aiuto.

“Stiamo imparando molto dalla capacità di resilienza delle donne in questa fase di ‘attesa’ e sospensione”, sottolinea Francesca Pidone, criminologa, coordinatrice del Telefono Donna del Centro antiviolenza Casa della Donna di Pisa e giudice esperto presso il Tribunale di sorveglianza di Firenze - “Impariamo dalla loro capacità di affrontare i momenti di vuoto, l’ansia e la frustrazione di non poter uscire, il dover limitare ogni contatto e relazione. Le storie di queste donne, la loro forza ci ispirano e ci motivano oggi più che mai. Il Coronavirus non ferma gli uomini che agiscono violenza ma non ferma nemmeno le donne che continuano ad operare nei centri antiviolenza di tutta Italia”.

Il numero 1522 è disponibile 24 ore su 24 e i centri anti-violenza sono operativi per via telefonica. Le donne devono sapere che se chiamano c’è qualcuno dall’altra parte che risponde in italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo. “Non ci stanchiamo di dirlo - è la ferma affermazione della Ministra per le pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti - per le donne che in questi giorni di isolamento subiscono violenze in casa, c’è il numero 1522 ma c’è anche l’app 1522 (su iOS e Android) per chattare con le operatrici e chiedere aiuto, h24. #liberapuoi, una nuova campagna per dire insieme che dalla violenza si può uscire”. La violenza sulle donne è una sconfitta per tutti, anche oggi, soprattutto oggi.