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La spinta delle fabbriche: o sicuri o fermi

Fermare le fabbriche, la sicurezza prima di tutto
Foto: Ast, acciai speciali Terni (foto di Fabrizio Ricci)
Marco Togna
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"Nelle aziende stiamo firmando accordi per lavorare secondo le regole", spiega la segretaria generale Fiom Francesca Re David. "Continuano anche gli scioperi, non c'è ovunque la medesima sensibilità". Il Cura Italia? "Strumento importante, ma non basterà"

Un effetto positivo tutta questa incredibile situazione dovuta al coronavirus lo sta avendo: la messa in discussione dell’esclusività del modello liberista. “Da parte delle imprese, da parte perfino della finanza europea, oltre che della politica, c’è la rivendicazione a gran voce del ruolo dello Stato e dell’intervento pubblico”, argomenta Francesca Re David, segretaria generale della Fiom Cgil: “Il tema del ruolo pubblico sta tornando alla ribalta, e da più parti si dice che la finanza non può essere separata dall'economia reale, dalla condizione concreta delle persone”. I dogmi, insomma, non sono più tali, il Covid-19 ha svelato una fragilità del sistema economico e sociale che si voleva dissimulare. Ma a questo ci arriveremo: ora facciamo un passo indietro, a cosa è successo in Italia all'inizio dell’emergenza.

Rassegna La sensazione che molti di noi hanno avuto è che, almeno nella primissima fase dell’esplosione del contagio, il mondo delle fabbriche sia stato colpevolmente ignorato.

Re David Sì, senza dubbio. L’attenzione è scattata solo quando il sindacato, le lavoratrici e i lavoratori, l’hanno messo al centro dell’attenzione. Per noi il momento di svolta è stato quando il presidente Conte è andato in televisione ad annunciare le misure stringenti per l’Italia. Ha parlato di sanità, di imprese, di cittadini, ma non ha mai pronunciato la parola ‘lavoratori’. Da un punto di vista simbolico, questo è stato un elemento molto preciso.

Rassegna Subito dopo si è avviato lo stato di agitazione a livello generale.

Re David I lavoratori hanno voluto rivendicare di essere cittadini 24 ore al giorno, e non “24 ore meno otto”. Non sono strumenti di produzione, hanno gli stessi diritti degli altri. Persone che hanno paura quando escono, che non vogliono andare in ufficio viaggiando su mezzi di trasporto super-affollati, che si ritrovano in fabbriche che non hanno stabilito regole su come stare dentro tutti insieme. C’è stata dunque una presa di coscienza collettiva: il lavoro doveva stare al centro. E siamo stati noi, pur con tutte le difficoltà del caso, a imporre la centralità del tema di chi lavora.

Rassegna Questa presa di coscienza cosa ha prodotto?

Re David Come metalmeccanici, a livello unitario, abbiamo espresso la necessità di fermarci, di sanificare, mettere a norma, consentire rallentamenti. Occorre in questa fase abbassare la produzione, dare gli strumenti, capire come si lavora in sicurezza. Fatto ciò si riprende, ma con una ripresa che comunque deve essere fortemente rallentata, e questo si realizza attraverso accordi con le imprese. Ricordiamo, infine, che fino al 22 marzo c’è uno sciopero nazionale ‘aperto’, che può appunto essere agito proprio per queste esigenze.

Rassegna Il protocollo firmato con Confindustria e governo vi ha aiutato?

Re David Con alcune imprese il confronto e gli accordi di fermate (anche più o meno lunghe), di sanificazione, di messa a norma, è iniziato ancora prima. Ma non c’è dubbio che il protocollo abbia accelerato le intese. Nelle imprese si è avuta una diffusione più massiccia, in tutti i grandi gruppi si sono registrate fermate importanti, come in Fca, in Leonardo, in tanti altri. Ovviamente continuano anche gli scioperi, perché non tutte le aziende hanno la medesima sensibilità. Mi preme dire, però, che nelle zone ‘rosse’ le imprese sono state fin da subito molto consapevoli. La sfida, adesso, è portare i contenuti del protocollo in tutte le aziende, anche in quelle meno sindacalizzate: un risultato che si ottiene attraverso il rapporto con le organizzazioni imprenditoriali del territorio e, quando necessario, con la parte di governo che deve garantire, cioè i prefetti e gli organi ispettivi.

Rassegna A proposito di grandi gruppi, in Fincantieri invece non si è riusciti a stipulare un’intesa.

Re David Fincantieri ha fatto una scelta che non condividiamo, si deve trovare una soluzione perché non è il momento di una contrapposizione. Essendo che la cantieristica navale prevede penali importanti se non si consegnano le navi, Fincantieri ha messo tutti in ferie per due settimane, utilizzando quelle future, allo scopo di poter lavorare in agosto. Questo è inaccettabile, non è previsto dai contratti, dalle leggi, non si possono usare le ferie non ancora maturate. Il nostro sforzo ora è riportare il gruppo sulla via del buon senso, recuperando una condizione di rispetto per l’impresa e per i lavoratori.

Rassegna Da più parti si inizia a dire che quest'emergenza sta mostrando i limiti del libero mercato e dell’attuale modello di capitalismo. È un’opinione che condividete?

Re David Come dicevamo all'inizio, ora c’è una generale rivendicazione a gran voce del ruolo dello Stato e dell’intervento pubblico. Non c’è dubbio che la crisi in corso stia mettendo in evidenza, in modo indiscutibile, che senza l’intervento pubblico non è possibile affrontare in maniera efficace situazioni complesse come queste. Mi auguro che questo elemento non duri il tempo della crisi, ma divenga un vero ripensamento del sistema. Una citazione va anche fatta sul servizio sanitario pubblico, che dall'inizio degli anni Duemila in Italia è stato massacrato, ma nonostante questo ha retto. Il sistema sanitario pubblico è una ricchezza per tutti, credo che ormai questo sia un dato acclarato.

Rassegna Ultimo argomento: il decreto “Cura Italia”. Il vostro giudizio?

Re David Il decreto dà strumenti importanti per affrontare la situazione nell'immediato, strumenti che avranno bisogno di essere ricaricati presto, perché non credo che la situazione si risolverà rapidamente. Saranno tante le aziende che chiederanno la cassa integrazione per il Covid-19: anzi, noi vogliamo che siano tante, proprio per mettere in sicurezza il reddito dei lavoratori. Il decreto, insomma, è un primo passo nella giusta direzione. Ora però bisogna arrivare a tutti i lavoratori: la frantumazione del lavoro ci pone nella condizione di dover fare molta attenzione a quanto accade nel contoterzismo, negli appalti, tra i lavoratori somministrati, di cui le imprese non si debbono dimenticare. Il decreto arriva alle aziende di ogni dimensione, ma la nostra capacità di controllo deve essere davvero molto attenta e capillare.