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Un uomo salvato in extremis, decine di vite inghiottite dal mare. È l’ennesima tragedia del Mediterraneo centrale, avvenuta nei giorni scorsi tra la Tunisia e Malta. L’unico superstite è stato recuperato in acque internazionali dalla motonave Star e trasferito a La Valletta, dove è stato ricoverato. Il suo racconto parla di almeno cinquanta persone morte dopo il ribaltamento dell’imbarcazione su cui viaggiavano, partita venerdì scorso nonostante condizioni meteo proibitive.
Le autorità maltesi hanno confermato il naufragio, avvenuto due giorni fa, mentre la ong Alarm Phone riferisce di aver lanciato l’allarme già nelle ore successive alla perdita di contatto con la barca. A bordo c’erano 51 persone. Anche la Capitaneria di porto di Lampedusa ha perlustrato l’area indicata, senza però individuare superstiti né corpi. Il mare, ancora una volta, ha cancellato le tracce.
Il sopravvissuto sarebbe rimasto aggrappato a un relitto per circa 24 ore. Una storia di resistenza estrema che arriva a pochi giorni di distanza da un altro naufragio sulla stessa rotta tunisina, in cui avrebbero perso la vita due gemelline di appena un anno. Tragedie che si susseguono senza soluzione di continuità, scivolando rapidamente fuori dal dibattito pubblico.
Secondo la guardia costiera italiana, il bilancio potrebbe essere ancora più grave. Nei giorni segnati dal ciclone Harry si teme la morte di almeno 380 persone, disperse su otto imbarcazioni partite tutte dalla Tunisia negli ultimi dieci giorni e mai arrivate a destinazione. Per questo è stata diramata un’allerta a tutte le navi in transito nel Mediterraneo centrale, a conferma di una situazione fuori controllo.
Le rotte della migrazione forzata continuano a moltiplicarsi. Non solo il tratto tra Nord Africa e Italia, ma anche quello tra la Libia e Creta, nella Grecia meridionale. All’inizio di dicembre, 17 persone sono state trovate morte dopo il capovolgimento di una barca al largo dell’isola, mentre altre 15 risultano disperse. L’Unhcr ha registrato 107 morti o dispersi nelle acque greche nel 2025. Secondo Missing Migrants, progetto dell’Oim, dal 2014 sono circa 33mila le persone morte o scomparse nel Mediterraneo. Numeri che raccontano una strage strutturale, non un’emergenza.






















