Il regime iraniano sta uccidendo migliaia di manifestanti e le cifre che fornisce sembrano altamente sottodimensionate: parla di quasi duemila persone, ma una testata d’opposizione ne conta invece 12 mila e tra esse la gran parte sarebbe costituita da giovani sotto i 30 anni. L’interruzione delle comunicazioni, social compresi, da parte del regime ha avuto lo scopo di non fare uscire dal Paese notizie sulle proteste esplose dopo l’ennesimo sintomo di una crisi economica che ha ridotto alla fame molti iraniani, il crollo della loro moneta e un’inflazione altissima. 

“L'uccisione di 12.000 iraniani non sarà sepolta nel silenzio”, titola l’editoriale dell’Iran International, che per contrastare efficacemente la propaganda di Teheran fa sapere di avere raccolto i dati con “un rigoroso processo in più fasi e in conformità con gli standard professionali consolidati: informazioni ricevute da una fonte vicina al Consiglio supremo per la sicurezza nazionale; due fonti all'interno dell'ufficio presidenziale; resoconti provenienti da diverse fonti all'interno del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche” in tre città; “testimonianze oculari e familiari delle vittime; rapporti sul campo; dati relativi a centri medici; e informazioni fornite da medici e infermieri in diverse città”.

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Le reazioni

Le notizie diffuse e l’escalation delle proteste in Iran hanno fatto subito moltiplicare le dichiarazioni a livello internazionale, anche perché lo scontro in atto tra Iran e Usa, con la minaccia di un conflitto armato, oltre alla guerra dei 12 giorni con Israele dello scorso giugno, sta tenendo alta l’attenzione di tutti i governi sul Paese mediorientale. L’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Türk, ha dichiarato di essere “inorridito” e che “è inaccettabile etichettare i manifestanti come 'terroristi' per giustificare la violenza contro di loro”. L’ambasciatore iraniano a Londra è stato convocato dal ministero degli Esteri britannico “per chiedere all'Iran di rispondere sugli orribili episodi che hanno provocato migliaia di morti". 

Anche da Palazzo Chigi il governo italiano chiede a Teheran di “assicurare il rispetto dei diritti del popolo, incluso quello di espressione e di pacifica assemblea, e l'incolumità di chi manifesta nelle piazze” (iraniane, ndr). Mentre da Washington il presidente Trump, spronando i manifestanti a non mollare, fa sapere di avere “annullato tutti gli incontri con i funzionari iraniani fino a quando l'insensata uccisione dei manifestanti non si fermerà”, aggiungendo: “L’aiuto sta arrivando”.

Le responsabilità 

Andando oltre le scontate dichiarazioni governative, è significativo leggere sempre sull’Iran international che “in termini di portata geografica, intensità della violenza e numero di morti in un breve lasso di tempo, questa strage non ha precedenti nella storia dell’Iran. In base alle informazioni ricevute, le vittime sono state principalmente uccise dalle forze del Corpo delle guardie della Rivoluzione islamica e dai Basij (la forza paramilitare iraniana, ndr).

Questa uccisione è stata completamente organizzata, non il risultato di scontri “sporadici” e “non pianificati”. Le informazioni ricevute dal Consiglio supremo per la sicurezza nazionale e dall'ufficio presidenziale – conclude l’editoriale – indicano che l’uccisione è stata eseguita su ordine diretto delle guida suprema dell’Iran Ali Khamenei, con l’esplicita conoscenza e approvazione dei capi di tutti e tre i rami del governo, e con un ordine di usare armi da fuoco emesso dal Consiglio supremo per la sicurezza nazionale”.

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