Il regime iraniano non arretra: continua colpire con violenza e senza ritegno il popolo in rivolta e che riempie le piazze di tanti giovani. “Da oltre 100 ore la Repubblica Islamica iraniana ha interrotto internet, le reti telefoniche e l'elettricità in alcune città. Soprattutto di sera, quando iniziano le proteste”. Così Pegah Moshir Pour, attivista e scrittrice iraniana.
“Il regime – sottolinea – continua a fare irruzioni nelle case, sequestra satelliti e dispositivi Starlink per impedire alle persone di testimoniare e non far arrivare fuori del Paese le informazioni su ciò che sta accadendo”.
Una repressione durissima, basti pensare, racconta l’attivista, che per colpire le persone vengono utilizzate munizioni di guerra, sparate alla testa, negli occhi. Un tratto anche simbolico: impedire di vedere in avanti, di vedere il futuro.
Quelle che arrivano dall’Iran, riflette, “sono immagini molto forti. Ci fanno piangere, perché vediamo corpi senza vite, ma vediamo altrettanti video di grande forza, grande vitalità, grande gioia. Fiumi di persone che insieme gridano, cantano e portano avanti rivolte che vogliono trasformare in una rivoluzione che vuole mettere fine al regime autoritario, sanguinario, misogino e razzista della degli Ayatollah”.
Altro aspetto notevole è la giovane età di chi protesta. “La popolazione iraniana è molto giovane. In piazza abbiamo la generazione Z, i millennial, ma anche famiglie”, e così si vedono “bambini di 10-11 anni che gridano ‘a morte il dittatore’. Già in tenerissima età sanno chi è che causa dei loro problemi”.
E poi un appello. In questa fase così delicata, è importante
“restare con il popolo iraniano, essere la voce del popolo iraniano. E bisogna chiedere che internet venga ripristinata immediatamente, e, soprattutto, che venga delegittimato un regime che non è più rappresentativo della popolazione”.
Pegah Moshir Pour, attivista e scrittrice iraniana





















