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Proviamo a ricostruire il filo conduttore tra strategia ed obiettivi di Israele e Stati Uniti d’America. Partiamo da Israele che ha della propria sicurezza il mantra della propria politica. Israele si sente minacciato dai palestinesi e dal mondo arabo, che non riconoscono il suo diritto di esistenza occupando la terra di Palestina.
La comunità internazionale, che identifichiamo con l’Onu e con il diritto internazionale, a seguito delle migrazioni di ebrei in Palestina, tra la fine del XIX ed inizio del XX secolo, costruisce un dispositivo che prevede la nascita di due stati, quello israeliano e quello palestinese.
Lo stato d’Israele si concretizza nel 1948, mentre quello per la popolazione arabo-palestinese, ancora non esiste, nonostante vi siano stati accordi tra le parti (Oslo 1993), e un'infinità di risoluzioni delle Nazioni unite. Lo stato d’Israele non ha mai dichiarato i propri confini, visto che l’obiettivo è di estendersi dal “mare al fiume”. Conseguenza di ciò è che la popolazione palestinese da oltre ottant’anni vive una situazione di sofferenza, di negazione dei propri diritti, di discriminazione e di tutto ciò che conosciamo dai bollettini di guerra e dalle denunce delle varie agenzie internazionali.
Le vie brevi
In queste condizioni, la sicurezza per Israele potrà essere raggiunta solo attraverso uno stato di guerra e di occupazione permanente, non solo di quella piccola fetta di terra rimasta per i palestinesi, ma dell’intera regione. Un progetto che può realizzarsi solamente se Israele riuscirà a imbarcare in questo piano il suo alleato principale, gli Stati Uniti d’America.
Si dà il caso che il momento sia arrivato grazie alla indemoniata politica commerciale e militare della nuova amministrazione Trump, che ha deciso di risolvere i problemi oramai strutturali del suo immenso debito pubblico e della progressiva perdita di leadership economica mondiale a favore di Cina, oggi, ed India, domani, per le vie brevi. Con la forza, in barba ad alleanze (vedi Nato ed Europa), diritto, convenzioni, trattati internazionali.
Un’occasione troppo ghiotta da non poterla perdere. Nasce quindi, il Piano Trump ed il Board of Peace per la rinascita di Gaza senza i palestinesi, il piano di pace tra Russia e Ucraina, messo a punto con l’amico Putin, imposto alla martoriata Ucraina, il rapimento di Maduro e l’accordo con i sottoposti del regime bolivariano per la gestione degli asset venezuelani. Infine i bombardamenti all’Iran per ridisegnare i rapporti di forza e normalizzare il Medio Oriente, in funzione della sicurezza di Israele e del controllo delle risorse energetiche. Il tutto con la forza delle armi, della capacità tecnologica al servizio della guerra. Distruggere per ricostruire a proprio piacere e vantaggio.
Il reality che stiamo vivendo
In estrema sintesi, questa sembra essere la trama del reality che stiamo vivendo. Ci potrà mai essere pace, sicurezza, stabilità con queste premesse e questi obiettivi? La storia ci dice no, solo nei film di Hollywood ci può essere un lieto fine. Nella realtà avvengono solo tragedie e nuovi mostri. La sicurezza è fondamentale per ogni stato e popolazione, ma può essere conseguita solo attraverso regole condivise, il rispetto reciproco, la cooperazione.
Israele e la sua popolazione potranno avere sicurezza, pace, rispetto da tutto il mondo arabo solo quando avranno deciso di riconoscere al popolo palestinese il diritto di avere il proprio Stato, autonomo e indipendente, di cooperare e di sostenere la popolazione e le istituzioni palestinesi democraticamente elette nel percorso di costruzione di una società libera e democratica.
Poi saranno gli eventi, i percorsi, le future generazioni a decidere quale miglior forma statuale di convivenza costruire. Questo vale specularmente, anche per gli Usa, perché la strada intrapresa in questo primo orribile anno di amministrazione Maga, sta generando un caos ed un disordine tale che non potrà che ritorcersi contro gli Stati Uniti stessi, i suoi alleati, ed i sistemi democratici.
La ricetta, paradossalmente, è semplice, basterebbe il coraggio e la ragione: prendere in mano il diritto internazionale, unire stati e governi di tutto il mondo e dire No al diritto della forza, ed avremo con noi tutti i popoli del pianeta.




























