Colletiva logo CGIL logo
Colletiva logo CGIL logo

Attenti al lupo (di borsa)

Attenti al lupo (di borsa)
Foto: (foto di Giovanni Dall'Orto, da wikipedia)
Simona Ciaramitaro
  • a
  • a
  • a

Per l'economista Emiliano Brancaccio non basta che la Bce disponga 750 miliardi per fare fronte alla crisi da Covid-19, “serve che ci sia un piano concordato tra tutti i Paesi europei per definire come il denaro sarà utilizzato”

La commissione europea attiva la clausola di salvaguardia che sospende il Patto di stabilità come misura per contrastare gli effetti della pandemia da Covid-19. Una decisione mai presa prima, nemmeno con le crisi che si sono innescate nel 2008, e che consentirà ai singoli Paesi dell’Unione di ‘pompare’ denaro nel sistema secondo necessità, come ha dichiarato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen.

Contemporaneamente, sempre in sede europea, si lavora al Pepp, il programma di stanziamento per l’emergenza pandemica, deciso due giorni fa dalla Banca centrale europea e che mette a disposizione almeno 750 miliardi di euro per fare fronte alla crisi. Sul piano politico c’è chi dice che l’operazione ha compensato le passate dichiarazioni improvvide della presidente Christine Lagarde, ma per l’economista Emiliano Brancaccio non è così, perché in realtà siamo di fronte a un “indicatore di una serie di conflitti interni ancora in corso”. Le decisioni assunte “non fanno ancora piena chiarezza su come saranno messe in opera – ci dice il docente di Economia politica – e non è chiaro quanto la Bce potrà discostarsi dalla cosiddetta clausola del ‘capital key’, vale a dire quanto potrà intervenire comprando titoli soltanto di Paesi sotto attacco speculativo. Si sa che vogliono agire in modo più flessibile ma non si sa quanto”. E poi un altro ostacolo potrebbe venire dalle regole del Fondo salva stati e in questi giorni si è parlato più volte di una sua revisione, che per Brancaccio dovrebbe essere la conditio sine qua non: “Non si capisce se si voglia inserire il Fondo nel piano, dovremmo augurarci di no perché i suoi meccanismi di condizionalità potrebbero disinnescare la sua efficacia”. 

Brancaccio punta lo sguardo sulla Germania sostenendo che ad “avere in mano il boccino”, anche in questa situazione, è la cancelliera tedesca Angela Merkel, perché sarebbe stata lei a dare l’altra notte “il liberi tutti”. Sarebbe stata sempre lei a dare l’assenso alla sospensione al patto di stabilità “così che i singoli Paesi possano essere liberi di cercare risorse finanziarie sul mercato e questo può avvenire attraverso l’esposizione alla speculazione, oppure sotto la protezione della Bce. La via di grandi erogazioni da parte della Banca centrale europea servirebbe a tenere sotto controllo i mercati, tesi e in balia di onde speculative”. Un pericolo arriva infatti da quelli che l’economista chiama “i lupi di borsa”, pronti a cogliere ogni occasione data, e i meccanismi che vengono utilizzati sono due: vendere quando ci si aspetta che il titolo crolli e ricomprare a prezzi stracciati dopo la caduta, oppure comprare quando il titolo è basso per vendere subito dopo il rimbalzo. “Si gioca di aspettative - dice -, quanto maggiore e instabile è il mercato (come sta accadendo ora), quanto più le occasioni di guadagno di capitale sulle variazioni dei titoli sono succulente”.

Tornando agli strumenti che la Bce potrebbe usare per fare fronte a un’emergenza prolungata, si parla nuovamente e insistentemente di eurobond, che in questo caso potrebbero chiamarsi coronabond. La mutualizzazione dei debiti sovrani, con titoli garantiti a livello europeo, è ben vista da Brancaccio, il quale però nutre dubbi sulla fattibilità dell’emissione, perché “ancora una volta a parlarne sono i Paesi europei direttamente interessati, mentre nel nord Europa non si sente dire che bisogna proteggere i più deboli. Finché non sarà Merkel a dire sì, i titoli non prenderanno il via”. 

“Non credo la politica economica sia all’altezza di questa crisi”, dichiara l’economista prima di illustrare le proposte avanzate insieme a un gruppo di suoi colleghi sulle pagine del Financial Times. “Serve un piano di grossa portata, con innovazioni, controllo dei mercati dei capitali, investimenti pubblici non solamente nel settore sanitario, ma anche nella ricerca scientifica. Serve che gli Stati si coordino per acquistare tutti i diritti di proprietà intellettuale sulle ricerche per la lotta alla pandemia così da evitare speculazioni da parte di soggetti privati e mettere a disposizione di tutti gli scienziati gli strumenti adeguati per fronteggiare il virus. Infine sosteniamo la necessità dell’intervento pubblico in caso di problemi di approvvigionamento per evitare fenomeni di borsa nera”.