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Un bracciante morto, Mehdi Karboua di 25 anni, e altri otto rimasti feriti in un incidente lungo la Provinciale 45, in località Montesecco, nel territorio di Serracapriola.
A bordo del mezzo un gruppo di braccianti di origine marocchina, lavoratori agricoli in Molise.
Il furgone, per cause da chiarire, ha improvvisamente lasciato la carreggiata, finendo in una cunetta e ribaltandosi. Dai primi accertamenti non risulterebbero coinvolti altri veicoli.
Oltre alla vittima già accertata, particolarmente serie sarebbero le condizioni di uno dei lavoratori feriti, che ha subito un grave politrauma. Dopo essere stato intubato sul posto dai sanitari, è stato trasferito al Policlinico di Foggia. Gli altri feriti sono stati invece condotti all'ospedale di San Severo.
Nei soccorsi sono stati impegnati numerosi mezzi del 118 e anche l'elisoccorso. Sul posto sono intervenuti anche i vigili del fuoco, i carabinieri e gli agenti della polizia locale. I carabinieri stanno effettuando gli accertamenti necessari per ricostruire la dinamica e verificare cosa sia accaduto nei momenti immediatamente precedenti al ribaltamento.
Flai Cgil: Non chiamateli incidenti stradali
La Flai Cgil “esprime profondo cordoglio per la vittima e vicinanza ai familiari del lavoratore che ha perso la vita e agli otto operai agricoli rimasti feriti nel tragico incidente avvenuto oggi”.
I lavoratori, tutti di origine marocchina e, dalle prime informazioni, regolarmente assunti, stavano rientrando da una giornata di lavoro nei campi del Molise verso le loro abitazioni nell'area tra Torremaggiore e San Paolo di Civitate.
“Nove persone stipate su un furgone che si è ribaltato, trasformando il rientro dal lavoro nell’ennesimo dramma, nessuno deve chiamare questa tragedia un incidente. Queste sciagure, se ci fosse la volontà politica, potrebbero essere evitate”, afferma Silvia Guaraldi segretaria nazionale della Flai Cgil.
“Questo dramma – continua – ripropone con forza almeno tre dei tanti nodi irrisolti legati alla forza lavoro nei campi: l’insicurezza dei trasporti, il mancato superamento dei ghetti e i ritmi di lavoro devastanti”.
“La conta dei morti – si legge nel comunicato – continua a salire dal 9 maggio ad oggi sono 18 gli operai agricoli che hanno perso la vita. E proprio in queste strade nel 2018 persero la vita in pochi giorni 16 lavoratori agricoli.
“Il tempo delle parole e delle promesse è finito – dichiara Guaraldi – Servono fatti, vanno superate pastoie burocratiche e vanno adattati esempi come quello ferrarese di trasporto. Servono risorse? Bene, le si trovino come si trovano per sostenere le imprese”.
Sulla stessa linea Antonio Ligorio, segretario generale della Flai Puglia: “Venga fatta immediata chiarezza sulle dinamiche dell'incidente e sulle condizioni in cui avveniva il trasporto dei nove lavoratori. Non si può continuare ad aspettare, si dia immediata e concreta attuazione ai piani di sistemazione abitativa e ai servizi di trasporto protetto per i lavoratori agricoli”.
Cgil e Flai Foggia: accertare regolarità rapporti di lavoro
Nell'esprimere profondo dolore per la morte di un operaio agricolo nell'incidente stradale nel territorio di Serracapriola, Cgil e Flai Cgil di Foggia “rilanciano alle istituzioni e alla politica, a ogni livello, la forte denuncia sulle condizioni di lavoro e di trasporto nel settore primario specie in questo periodo dell'anno, che reclamano azioni di contrasto e prevenzione maggiori”.
“Il 4 e 6 agosto di otto anni fa in due distinti incidenti nelle stesse zone della provincia di Foggia, persero la vita 16 braccianti stranieri. Passano gli anni e siamo qui a commentare ancora tragici eventi – sottolineano i segretari generali Gianni Palma e Giovanni Tarantella – Per chi lavoravano questi operai agricoli? Avevano un regolare contratto? L'impresa organizzava il trasporto o delegava a chi? Queste sono le domande alle quali ci aspettiamo risposte perché sulle imprese che utilizzano le maestranze ricadono le responsabilità”.
"Non deve passare la logica della casualità di fronte a precise responsabilità di legge per chi assume e ha dovere di vigilare anche su regolarità del trasporto, spesso lasciato all'utilizzo di mezzi obsoleti – aggiungono – Purtroppo assistiamo a un totale disimpegno del Governo nelle politiche di contrasto al caporalato, come dimostrano i milioni persi per il superamento degli insediamenti informali".
“Va dato atto al lavoro delle forze dell'ordine e magistratura – concludono – ma servirebbe una assunzione di responsabilità generale, a ogni livello, a partire da istituzioni e fino alle associazioni d'impresa, cosi come indica la legge 199/2016. Basta sfruttamento, basta morti di lavoro”.






















