La lotta alla corruzione, la qualità della spesa pubblica e il futuro degli appalti. Sono questi i temi affrontati dal presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), Giuseppe Busia, nell’intervista a Collettiva anche un commento alla proposta di legge di iniziativa popolare sugli appalti promossa dalla Cgil.
Busia lancia un allarme sul progressivo indebolimento degli strumenti di prevenzione. “Purtroppo abbiamo fatto dei passi indietro”, afferma, riferendosi all’abolizione dell’abuso d’ufficio e alla riduzione delle garanzie amministrative. Una scelta che, secondo il presidente dell’Anac, comporta “un indebolimento generale degli anticorpi che invece devono esserci”, con conseguenze che vanno oltre il danno economico e colpiscono direttamente i diritti delle persone e la fiducia nelle istituzioni.
Particolarmente critico il giudizio sull’aumento degli affidamenti diretti. “Il 95% degli affidamenti di servizi e forniture sono quelli sotto i 140 mila euro”, osserva Busia, sottolineando che questo sistema “non favorisce la qualità, non premia le imprese migliori e non favorisce neanche la spesa pubblica perché i costi salgono”. Una situazione che, oltre ai rischi di collusione e corruzione, rischia di compromettere efficienza e concorrenza.
Nel corso dell’intervista il presidente dell’Anac ribadisce anche il ruolo delle autorità indipendenti come “presidi di legalità” e garanzia dell’equilibrio democratico. “Una democrazia deve avere pesi e contrappesi, deve avere soggetti in grado e con la forza di poter dire di no”, afferma.
Infine, un passaggio dedicato alla legge di iniziativa popolare sugli appalti promossa dalla Cgil. Per Busia “può essere uno strumento utile” in una fase in cui l’Europa si prepara a varare nuove direttive sui contratti pubblici. L’obiettivo, spiega, è “catalizzare l’attenzione su temi di estrema importanza”, che riguardano i diritti di chi lavora negli appalti, la qualità dello sviluppo e la crescita del Paese. Una discussione che, conclude, sarà decisiva per i prossimi dieci anni dell’Italia e dell’Europa.




























