La pandemia ha svelato quanto era già evidente ad occhi attenti: le diseguaglianze che attraversano il nostro Paese sono profonde e acuite dall’emergenza sanitaria a cui si è aggiunta la crisi economica. Secondo l’ultima indagine di Banca d'Italia il 5% delle famiglie italiane detiene il 40% della ricchezza privata, ed anche quella finanziaria è concentrata in poche mani: il 10% delle famiglie ne possiede ben il 53%. Un’ingiustizia insopportabile. Ma in questi numeri non vi è solo una questione di giustizia sociale, che sarebbe più che sufficiente per correggere tale squilibrio, ma anche una disfunzione dell’economia. La ricchezza concentrata in poche mani non produce sviluppo. La teoria liberista dello sgocciolamento, “più aumenta la ricchezza dei pochi più per sgocciolamento finirà anche in parte nelle mani di chi ricco non è”, si è rivelata falsa. Per far ripartire il motore dell’economia del Paese è necessario che aumentino i consumi interni, è necessario cioè che lavoratori e pensionati abbiano risorse da spendere.

I padri e le madri costituenti avevano ben chiara sia la necessità di costruire un paese con un grado di giustizia sociale maggiore di quello che si lasciavano alle spalle, sia la necessità – ancora questo termine - di favorire meccanismi economici virtuosi. La Carta fondamentale indica che il sistema fiscale italiano deve essere improntato su due capisaldi: equità e progressività. La ricchezza prodotta dal Paese, cioè dalle imprese e dal lavoro, deve essere redistribuita attraverso tasse e welfare. Utopia? No principi costituzionali.

Di riduzione delle tasse si parla da decenni nel nostro Paese, come ridurle e a chi è la questione cruciale. Un primo parziale risultato si è ottenuto con la legge di Bilancio 2020: è stato ridotto il cuneo fiscale per i redditi fino ai 40 mila euro annui. Un risultato importante, entrato in vigore dal 1° luglio scorso, frutto delle battaglie delle organizzazioni sindacali. Oggi Cgil, Cisl e Uil presentano una proposta organica di riforma del sistema fiscale italiano costruita sui cardini costituzionali di equità e progressività.

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La prima, fortissima, ingiustizia da correggere e il primo disequilibrio economico da sanare è l’enorme evasione fiscale, oltre 110 miliardi l’anno che vengono sottratti all’erario. Occorre, secondo i sindacati, agire con maggiore determinazione nel tracciamento dei flussi di denaro utilizzando tutti gli strumenti che le tecnologie rendono possibile. Bisogna ulteriormente incentivare l’utilizzo della moneta elettronica e aumentare il personale dell’Agenzia delle entrate.

La seconda questione è chi paga. Oggi la maggior parte del gettito fiscale arriva dal lavoro dipendente e dalle pensioni. Anche questa è un'ingiustizia. Occorre stabilizzare la riduzione del cuneo fiscale ed estenderla ai lavoratori oltre i 40 mila euro. È, poi, assolutamente necessario ridurre le tasse ai pensionati, in Europa gli italiani sono quelli che ne pagano di più. Per rendere davvero equo il sistema, secondo le Confederazioni, è necessario allargare la base imponibile facendovi entrare anche redditi che non derivano dal lavoro dipendente o dalle pensioni. Contemporaneamente va rivisto il sistema delle aliquote, degli scaglioni e delle detrazioni. E questione assai rilevante per chi di “mestiere” rappresenta i lavoratori e le lavoratrici è appunto la busta paga. La proposta è chiara: detassare gli aumenti contrattuali. La stagione dei rinnovi è aperta, ad aspettare il nuovo contratto sono in 13 milioni, tra dipendenti pubblici e privati. Dal governo si aspetta una risposta chiara e tempestiva.

Ovviamente sono molte altre le indicazioni contenute nel progetto unitario, dal fisco per le famiglie a quello internazionale. Siamo in Europa e non è pensabile non armonizzare i sistemi fiscali dei diversi Paesi. È arrivato il momento di definire imposte europee: la webtax, la tassa sulle transazioni finanziarie ad alta frequenza, e la carbon tax. Occorre metter mano alla revisione del fisco locale e dell’Iva, bisognerebbe abbassarla sui beni di prima necessità per le famiglie, ad esempio. E poi, suggeriscono i sindacati, sarebbe utile costruire un fisco più vicino ai cittadini. La proposta esiste, la base per un confronto e la disponibilità a realizzarlo anche, dal governo e Parlamento si attendono risposte.

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