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Consulta giuridica

L'acqua è un bene primario anche per i rider

Campagna
Foto: Simona Caleo/Cgil
Maria Matilde Bidetti, Carlo de Marchis Gómez
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Una recente pronuncia del Tribunale di Palermo aggiunge un ennesimo tassello al mosaico di diritti dei ciclofattorini che progressivamente va completandosi grazie alle iniziative giudiziarie della Cgil

In questa torrida estate del 2022 ancora una volta il Tribunale di Palermo pronuncia un importante provvedimento che aggiunge un ennesimo tassello al mosaico di diritti dei rider che progressivamente va completandosi grazie alle iniziative giudiziarie della Cgil. Sembra paradossale che un ciclofattorino debba rivolgersi in via d’urgenza a un tribunale per ottenere da una società di food delivery il riconoscimento del proprio diritto a lavorare potendo dissetarsi mentre nelle sua borsa termica pedala sotto il sole per trasportare negli uffici e nelle case climatizzate ogni tipo di bevanda. Eppure Glovo, sebbene consigli nel proprio sito e nel contratto di lavoro di idratarsi costantemente e di proteggersi dalle onde di calore, come le altre multinazionali del food delivery, non ritiene necessario fornire ai propri corrieri alcun supporto. In questo diffuso disinteresse non pochi rider sono, quindi, crollati nelle ore più calde della giornata.

“Ho diritto a dissetarmi mentre lavoro?”, si chiedeva Gaetano, giovane rider palermitano, mentre grondante sudore consegnava a un cliente una birra fredda e un panino. “Ma io valgo meno di un cavallo?”, si è chiesto stupito quando ha letto che pochi giorni prima il sindaco aveva ordinato ai cocchieri delle colorate carrozze che percorrono le assolate vie del centro della città di tutelare la salute dei propri cavalli imponendo una scorta di almeno 10 litri d’acqua al giorno per abbeverarli. Anche il rider – come il cavallo palermitano – lavora esposto agli effetti dei raggi solari e deve idratarsi bevendo quasi un litro d’acqua fresca ogni ora, integrando al contempo la perdita di sali per evitare i rischi di shock termico. Una rapida navigazione su internet consentiva a Gaetano di acquisire consapevolezza dei rischi ai quali sono esposti i rider a causa dell’irraggiamento solare. Memore delle “battaglie” della Cgil durante il lockdown per garantire la sicurezza dei rider, Gaetano si è rivolto al Nidil, alla Filcams e alla Filt di Palermo per richiedere assistenza e ottenere con un ricorso d’urgenza ciò che a tutti sembra ovvio avere: acqua.

Il Giudice del lavoro di Palermo non ha esitato a ordinare a Glovo di consegnare con effetto immediato una borraccia termica con acqua potabile, sali minerali e una crema solare. Nel riconoscere quanto richiesto dal sindacato, il Tribunale ha semplicemente richiamato nel proprio provvedimento quanto Glovo “consiglia” ai suoi rider nella valutazione del rischio da onde di calore in sintonia con le istruzioni fornite dall’Inail. Il caldo è un fattore di rischio grave per la salute che espone il ciclofattorino - come anche gli altri lavoratori della strada, a conseguenze anche irreparabili – riconosce l’ordinanza del Tribunale palermitano. Il provvedimento ribadisce ancora una volta che anche nel web e nell’economia delle app, l’algoritmo non può sottrarsi al dovere fondamentale di tutelare nel mondo reale la salute e la sicurezza dei lavoratori. La gig economy non può disinteressarsi dei suoi rider e deve assumersi la responsabilità non solo di informare sui rischi correlati alle condizioni di lavoro, ma anche di concretamente curare la consegna dei mezzi di protezione per potere lavorare in sicurezza. Il Tribunale è, infatti, lucido nel ricordare con lapidarie affermazioni che al rapporto di lavoro dei rider deve essere garantita – come da tempo affermato dalla Cgil – la piena applicazione della normativa in materia di tutela della salute e della sicurezza.