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La risposta

1989: l'Italia scende in piazza contro il razzismo

Foto: Danilo Balducci/Sintesi
Ilaria Romeo
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Pochi mesi dopo l'omicidio del rifugiato sudafricano Jerry Masslo la prima manifestazione antirazzista nel nostro Paese. A Roma sfilano in 200mila

Il 25 agosto 1989 muore Jerry Essan Masslo, rifugiato sudafricano di 29 anni, ucciso a Villa Literno da quattro giovani poco più che adolescenti che volevano rapinare i lavoratori africani della loro paga. Solo qualche giorno prima di essere ucciso, Jerry aveva rilasciato un’intervista al Tg2 in cui aveva denunciato il razzismo e lo sfruttamento di cui erano vittime le persone nere in Italia.

“Pensavo di trovare in Italia uno spazio di vita - aveva detto - una ventata di civiltà, un’accoglienza che mi permettesse di vivere in pace e di coltivare il sogno di un domani senza barriere né pregiudizi. Invece sono deluso. Avere la pelle nera in questo paese è un limite alla convivenza civile. Il razzismo c'è anche qui: è fatto di prepotenze, di soprusi, di violenze quotidiane con chi non chiede altro che solidarietà e rispetto. Noi del terzo mondo stiamo contribuendo allo sviluppo del vostro paese, ma sembra che ciò non abbia alcun peso. Prima o poi qualcuno di noi verrà ammazzato ed allora ci si accorgerà che esistiamo”.

Parole purtroppo profetiche che però non rimarranno senza giustizia. Per la morte di Jerry, nel luglio del 1991, saranno condannati in via definitiva dalla Corte d’assise di appello Giovanni Florio a 18 anni, Giuseppe Caputo a 14, Michele Lo Sapio a 13. Salvatore Caputo, il quarto appartenente alla banda, all’epoca dei fatti ancora minorenne, sarà condannato a 12 dal Tribunale dei Minori. 

Il 7 ottobre del 1989 - anche sull’onda dell'indignazione per il suo brutale assassinio - si teneva a Roma la prima manifestazione nazionale contro il razzismo. Organizzata da oltre 85 associazioni, la manifestazione vedrà la partecipazione di più di 200.000 persone.

Scriveva quel giorno Repubblica

Arriveranno alle 15 a piazza Esedra (tradizionale per i grandi cortei) da centinaia di località. Ci saranno etiopi, angolani, marocchini, somali, filippini, capoverdini, iraniani, irakeni, libanesi; ci sarà l’ultima leva dell’immigrazione, la gente dell’Est che passa per le nostre frontiere sperando poi di approdare in altre nazioni. Ci saranno i regolari e gli immigrati clandestini, le colf e gli studenti, i lavoratori inseriti e le persone costrette a far di tutto per quattro soldi. Verranno i cattolici, gli ebrei, i musulmani (...) è la prima manifestazione nazionale multirazziale che si tiene in Italia; ed è la prima volta che un corteo riesce ad avere un numero così elevato di adesioni: oltre novecento (...) L’elenco, naturalmente, non si può dare. Comprende associazioni laiche e religiose, forze sociali e partiti. Tra i sindacati parteciperanno Cgil, Cisl e Uil, e tante organizzazioni territoriali e di categoria; poi Arci, Lega Ambiente e gruppi pacifisti; e ancora Pci, Psi, Sinistra Indipendente, Fgci, giovani socialisti, Verdi e Verdi-Arcobaleno; organizzazioni religiose come la Caritas, le Acli, i Valdesi, le Chiese evangeliche, la Federazione delle comunità ebraiche; inoltre associazioni economiche, la Lega delle cooperative, il Cna, la Confesercenti; infine una miriade di gruppi locali di volontariato, di circoli culturali, di comuni. È da ammirare, anche come atto di protesta verso il razzismo che vediamo ogni domenica in molti stadi, l’adesione di giocatori del Milan, dell’Inter, del Napoli, del sindacato dei calciatori.

“Superata anche la più ottimistica previsione - scriverà l’Unità il giorno seguente -  A centinaia di migliaia sono venuti a Roma ed hanno sfilato per più di tre ore, fianco a fianco, bianchi e neri per dire “no” a tutti i razzismi e per chiedere al governo misure urgenti perché violenza e discriminazioni siano cancellate dalla nostra società civile e democratica”.

Qualcosa comincia a muoversi. L’allora presidente della Camera, Nilde Iotti incontra una delegazione di immigrati a Villa Literno e nel febbraio dell’anno successivo entra in vigore la legge Martelli, primo discusso tentativo di affrontare il tema dell’immigrazione in un Paese che scopre di essere diventato non più terra d’emigrazione ma luogo dove migliaia di stranieri cercano di trasferirsi per migliorare le proprie condizioni di vita.

Alla Legge 28 febbraio 1990, n. 39 seguiranno la legge Mancino (1993), il decreto Dini (1995, non convertito in legge), la legge Turco-Napolitano (1998).

Nel 2002 il centrodestra introdurrà la legge Bossi-Fini per cambiare norme che riteneva troppo lassiste. Il centrosinistra tenterà nel 2007 di modificare tali norme in senso favorevole agli immigrati tramite il disegno di legge delega Amato-Ferrero, senza però riuscirvi a causa della fine anticipata della Legislatura. Così nel 2008-09 il centrodestra tornerà ad inasprire le norme in materia di irregolarità ed espulsione con il pacchetto sicurezza Maroni. Ci si avvia, tristemente, all'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto legge recante modifiche alla disciplina sull’immigrazione, la protezione internazionale e la concessione e revoca della cittadinanza italiana dell’autunno 2018.

Nonostante gli ampi profili incostituzionali, il decreto sarà firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella il 4 ottobre 2018 entrando in vigore il giorno successivo. Il 27 novembre la Camera lo approverà con 396 voti a favore nella versione modificata e approvata dal senato il 7 novembre e nell’agosto successivo il decreto sicurezza bis, voluto fortemente dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini, sarà approvato dal Senato diventando così legge.

Nel dicembre del 2020 lo stesso Senato approverà, con una larga maggioranza, la conversione in legge del "decreto immigrazione". norma che modificherà, non abrogandoli completamente, i cosiddetti decreti Salvini (l’abolizione dei decreti era stata chiesta da un fronte ampio di associazioni, organizzazioni della società civile e attivisti, soprattutto a partire dall’estate del 2019, quando il Partito democratico era entrato nel governo insieme al Movimento 5 stelle).

“Cambiano le leggi, cambiano i governi e passano le estati e passano gli inverni”, cantava Lorenzo Cherubini, Jovanotti.

Eppure a volte così poco sembra cambiare. Nemmeno dieci giorni fa il Tribunale di Locri condannava Mimmo Lucano a 13 anni e 2 mesi di carcere, raddoppiando la richiesta dei pubblici ministeri Michele Permunian e Marzia Currao (7 anni e 11 mesi). “Mimmo Lucano è stato accusato di umanità”, diranno in molti. È la verità. Una terribile verità.