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Violenza di genere

Convenzione di Istanbul: donne Cgil e Spi condannano l'uscita della Turchia

Roberta Lisi
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Nel Paese della mezzaluna muoiono tre donne al giorno vittime di femminicidio. La popolazione femminile del paese si percepisce più fragile e meno sicura, ma non demorde

L’Ufficio politiche di genere della Cgil e dello Spi condannano duramente la decisione del presidente della Turchia Erdogan di uscire dalla Convenzione contro la violenza nei confronti delle donne che fu varata nel 2011 a Istanbul e che vedeva in calce come paese primo firmatario proprio la Turchia. Un atto autoritario arrivato via decreto nella notte di venerdì 19 marzo. 

Il trattato, ricordano i sindacati in una nota, "vincola i governi ad adottare una legislazione che persegua la violenza domestica e gli abusi, nonché lo stupro coniugale e le mutilazioni genitali femminili”. 

Nel Paese della mezzaluna muoiono tre donne al giorno vittime di femminicidio. La popolazione femminile del paese si percepisce più fragile e meno sicura, ma non demorde. Lo scorso fine settimana ha visto le strade del distretto Kadiköy di Istanbul riempirsi di donne, e anche di uomini. Questo lo slogan gridato durante la manifestazione: “Annulla la tua decisione, applica il trattato”. Sui cartelli che coloravano la manifestazione si leggeva: “Saranno le donne che vinceranno questa guerra”.

“L’aggressione ai diritti e alle libertà delle donne - proseguono Cgil e Spi - è sempre sintomatica della compressione delle regole democratiche in atto in un Paese. Compressione che in Turchia è in corso da tempo anche nei confronti delle organizzazioni sindacali impegnate per i diritti dei lavoratori”.

Per le donne della Cgil e dello Spi “la motivazione addotta da Ankara per la sua grave decisione – e cioè che contrastare la violenza sulle donne anche tra le mura domestiche incoraggi i divorzi e mini l'unità familiare – è a fondamento di quella logica patriarcale che vuole la donna subordinata al potere del pater familias promossa da ambienti ultraconservatori e ortodossi non solo in Turchia, ma anche in altri paesi europei, finanche in Italia”.

Chiediamo alle Istituzioni europee e nazionali di condannare, senza mezze misure, la decisione del governo turco. Una decisione che va contrastata con tutti gli strumenti e i mezzi a disposizione per lanciare anche un segnale inequivocabile in difesa delle libertà e dei diritti delle donne conquistati con fatica, che sono poi conquiste per tutte le cittadine e i cittadini”, concludono Cgil e Spi.