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Calabria

PIana di Gioia Tauro, una rete per i diritti

Foto: DANILO BALDUCCI/SINTESI
C. R.
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Tre casi di Covid tra i migranti del campo container di Rosarno. C'è il rischio di un focolaio, ma una protocollo per l'assistenza firmato pochi giorni fa da Cgil, Caritas e la onlus Borrello è già attivo

È scoppiato un piccolo focolaio di Covid nel campo container di Rosarno. Dopo il caso di positività di un bracciante africano venuto alla luce sabato scorso, due nuovi casi sono stati registrati ieri (7 ottobre) nell’accampamento di Testa dell’Acqua. Il primo positivo era stato già isolato all’interno di due container poco distanti dal resto della struttura, mentre gli altri migranti hanno continuato la loro vita di sempre.

Il campo container è lì da anni, un insediamento informale per le centinaia di braccianti che ogni anno arrivano nella Piana per la raccolta, a pochi chilometri dalla tendopoli nella zona industriale di San Ferdinando (in via di smantellamento) e dai molti casolari abbandonati nelle campagne circostanti. Il timore di tutti, ora, è che il contagio possa allargarsi agli altri ospiti. A vigilare però, oltre alle forze dell’ordine, c’è anche una rete formata da Caritas, dall’associazione Borrello e dalla Cgil della Piana di Gioia Tauro.

Il sindacato e parte dell’associazionismo locale, in realtà, cooperano da tempo per fronteggiare situazioni di necessità, contrasto alla povertà, lavoro irregolare e sfruttamento su tutto il territorio della Piana. Ma dal 29 settembre scorso hanno firmato un protocollo d’intesa che prevede l’utilizzo di un presidio mobile e azioni concertate per l’accoglienza e l’assistenza. Il focolaio del campo container è il primo banco di prova di questa collaborazione. “L’emergenza sanitaria ha acuito tutte le nostre fragilità – dice Celeste Logiacco, segretaria generale della Cgil -, quindi azioni concrete sono oggi indispensabili più che mai, perché le disuguaglianze sono aumentate. Il nostro obbiettivo è potenziare la rete d’azione e di solidarietà già esistente, e rafforzare il sistema dei servizi sul territorio. Vogliamo superare la logica della mera emergenza e a favorire l'accoglienza e l’integrazione”.

Oltre all'assistenza per i bisogni più immediati e primari, “ci impegnano a fornire ascolto, informazioni, assistenza, orientamento socio-lavorativo, tutela e servizi sulle prestazioni previdenziali e assistenziali, sul diritto alla salute, e per l’accesso ai servizi sociali alla persona, per il rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno”.

Il protocollo impegna poi le parti all’attivazione di “percorsi di integrazione ed animazione socio-culturale che diffondano il rispetto tra le popolazioni, quelle locali e quelle migranti, per combattere anche sul piano culturale la segregazione e la creazione di ghetti”. Così come alla “promozione di iniziative di informazione, eventi e spazi interculturali sulle tematiche dell’immigrazione in favore dell'accoglienza e dell'integrazione sociale volte a valorizzare le differenze e le identità culturali presenti nella Piana”.

“I casi di Covid al campo container, e le difficoltà nell’aiutare e far comprendere tutti i rischi ai suoi ospiti – conclude Logiacco –, dimostrano quanto ci sia bisogno, soprattutto oggi in tempo di covid, di un impegno concreto nella difesa dei più deboli. Le disuguaglianze e le fragilità sono aumentate, noi c’eravao prima e continueremo ad esserci, per combatterle”