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Si accendono oggi i riflettori sulla 83ª Mostra del Cinema di Venezia, e qualcuno prova anche a non spegnerli sulla realtà. L’attrice Greta Scarano, che condurrà le serate di apertura e chiusura insieme a Nicolas Maupas, è arrivata al Lido con un ventaglio a forma di anguria, immagine simbolo globale del sostegno alla causa pro-Palestina.
Il Manifesto “Venice4Palestine”
Scarano ha ribadito il suo sostegno al Manifesto del collettivo “Venice4Palestine”, che nei giorni scorsi ha diffuso una nuova lettera aperta indirizzata alla Biennale e ai professionisti del settore, per ricordare come in un anno la situazione del popolo palestinese non solo non sia cambiata, ma sia addirittura peggiorata.
Scarano: “Il genocidio è indecente”
Greta Scarano ha dichiarato all’Agi il suo appoggio alle manifestazioni di solidarietà nei confronti del popolo palestinese: “Non obbligo nessuno a prendere posizione, forzare qualcuno penso sia controproducente, ma penso sia doveroso informarsi su una cosa così indecente come quella che sta accadendo in Palestina. Non parlo solo del genocidio, ma anche dell'occupazione e la violenza dei coloni che è sempre peggio”.
Artisti divisi: mi impegno o no?
Se sia giusto o no prendere posizione è stato un tema molto dibattuto tra gli artisti nel corso dell’ultimo anno, e altrettanto divisivo. Ma c’è un paradosso che attraversa il cinema e, più in generale, l’intero universo audiovisivo contemporaneo: più il mondo reale si fa drammatico, complesso e difficile da ignorare, più lo schermo sembra spesso scegliere la strada opposta.
Cinema vs realtà
Produzioni sempre più costose, immagini sempre più spettacolari, set monumentali, campagne promozionali globali, red carpet trasformati in eventi straordinari. Intorno al racconto audiovisivo si è costruito un sistema nel quale, talvolta, il lusso sembra diventare più importante della storia che si vuole raccontare. E intanto, fuori dalle sale e dalle piattaforme, il mondo continua a bruciare. Le guerre distruggono città, la povertà continua a segnare milioni di vite, mentre le disuguaglianze economiche aumentano e intere generazioni faticano a immaginare un futuro stabile.
L’industria dell’audiovisivo come anestetico
In questo contesto, la distanza tra la realtà e la rappresentazione che ne facciamo diventa una questione culturale, prima ancora che estetica. Il cinema è anche spettacolo. Non si può chiedere a ogni film di essere una cronaca del presente, né pretendere che l'arte debba necessariamente rappresentare il dolore del mondo. Ma la questione è che cosa succede quando lo spettacolo diventa il linguaggio dominante, quando la spettacolarizzazione diventa una forma di anestesia, quando l'industria dell'intrattenimento risponde solo al bisogno umano di dimenticare il brutto.
Il lusso come valore in sé
Ma l’opulenza non appartiene solo ai film, è parte integrante di tutto ciò che vi gira intorno. Premiere, festival, eventi esclusivi, abiti firmati, gioielli, yacht, hotel di lusso, party privati. Il cinema diventa così anche una vetrina del privilegio. Non è una novità, Hollywood ha da sempre costruito il mito della fama e del successo. Ma nell'epoca che stiamo vivendo, il backstage supera il film stesso, diventando più importante. E mentre questo universo scintillante si moltiplica sugli schermi degli smartphone, milioni di persone vivono una realtà fatta di stipendi insufficienti, affitti impossibili, precarietà lavorativa, migrazioni forzate e accesso diseguale ai beni essenziali. Il cinema ha raccontato alcuni dei conflitti più terribili della storia e, in molti casi, lo ha fatto con enorme forza. Ma oggi esiste il rischio che anche la tragedia venga trasformata in un prodotto audiovisivo.
La Mostra di Venezia e il racconto del contemporaneo
In controtendenza rispetto ad altri festival internazionali, la Mostra del Cinema di Venezia sembra riconfermarsi anche quest’anno un evento che prova ad ascoltare il mondo, sia per la presenza del collettivo Venice4Peace, sia per un programma dove non mancheranno i titoli connessi con la realtà (anche con quella del genocidio, con il documentario Naza, diretto dai registi e attivisti Yuval Abraham e Rachel Szor. Vedremo cosa ci riserveranno, nelle prossime ore, i primi ospiti in arrivo al Lido e se si ripeteranno gesti come quelli dello scorso anno, quando per esempio l’attrice Indya Moore passeggiò sul red carpet scrivendo "Free Palestine" e "Stop al genocidio”. L’auspicio è sempre lo stesso: che lo star system provi a tornare all’essenza più autentica del cinema: pensare alla forma, ma senza dimenticar la sostanza.






















