Dal rider della Guinea che tenta di avere asilo in Francia ai “badanti schiavi” nella campagna taiwanese. Dalle giovanissime prostitute a Brooklyn o in India alle lotte delle donne in Cina, passando attraverso le discriminazioni di genere, dalla Palestina alla Romania. È il festival dei diritti, o meglio del racconto dei diritti negati questo di Cannes 2024, in corso dal 14 al 25 maggio. Compresi, stavolta, anche i diritti degli animali, con almeno in un paio di titoli, tra cui una divertita commedia con un’avvocata francese in lotta per salvare quel recidivo del suo cliente cane dalla pena capitale.

Da tutte le latitudini e attraverso i generi più vari Cannes numero 77 guarda - come d’abitudine, del resto - alle tensioni e alle battaglie del nostro presente parlando il linguaggio universale del cinema. Per orientarsi tra gli infiniti film, delle molte sezioni del festival, ecco una breve cine-guida ai titoli più rappresentativi in fatto di diritti, lavoro e battaglie civili.

Nella Copenaghen proletaria di inizio ‘900, al seguito di un’operaia che lotta per la sopravvivenza ci accompagna The Girl With the Needle (in concorso), dello svedese Magnus von Horn. Un dramma crudo e crudele che, ispirato ad una storia vera, racconta la disperazione della protagonista, finita nel giro delle adozioni clandestine, dopo aver perso l’impiego, essere rimasta incinta e abbandonata. Donne che devono cavarsela da sole, insomma. Anche ai giorni nostri. Come la vedova indiana di Santosh (Un certain regard) della regista Sandhya Suri che veste la divisa da poliziotta, al posto del marito, ritrovandosi ad indagare sull’omicidio di una donna di una casta inferiore e confrontandosi così con la brutalità e l’arretratezza culturale del suo paese.

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Non diversamente, del resto, da quanto accade in The Shameless del bulgaro Konstantin Bojanov (sempre a Un certain regard) incentrato sulla ribellione della sua giovane protagonista che trova rifugio in un bordello indiano, innamorandosi di una delle ragazze. Giovane spogliarellista, ma stavolta nell’occidentale Brooklyn, è invece la protagonista di Anora, atteso ultimo titolo di Sean Baker, punta di diamante della new wave indi americana, che usa la commedia romantica per una storia di prostituzione minorile. A completare la narrazione al femminile è She’s Got No Name di Ho-Sun Chan (Fuori concorso), dedicato ad un celebre caso di omicidio nella Cina dei ’40, a cui seguì una forte spinta per l’emancipazione delle donne cinesi.

Diritti negati, dicevamo. Nella Francia contemporanea al seguito di una delle figure simbolo della precarietà: il rider. È L’histoire de Souleymane di Boris Lojkine (Un certain regard) che ne racconta la storia mentre attraversa in bici le strade di Parigi. Lui viene dalla Guinea e tra pochi giorni avrà il colloquio per ottenere il diritto d’asilo. Dall’Asia del Sud-Est arrivano invece nelle campagne di Taiwan altri clandestini. Perché c’è sempre un Sud più a Sud. E sono i protagonisti di Mongrel (Quinzaine des cinéastes) esordio alla regia della coppia di cineasti taiwanesi Chiang Wei Liang e You Yin. Un ritratto toccante e pieno di umanità sulla condizione di vita di questi migranti, rivenduti come badanti per assistenza a disabili ed anziani.

Clandestini sono anche i due cugini palestinesi di To a Land Unknown del regista palestinese Mahdi Fleifel (Quinzaine des cinéastes) decisi ad ogni costo ad arrivare in Germania. Palestina, ancora - protagonista purtroppo della cronaca di guerra - attraverso lo sguardo della documentarista Yolande Zauberman ne La belle di Gaza (tra le proiezioni speciali) per raccontare la discriminazione di genere nei confronti dei trans. Così come nella Romania fotografata da Emanuel Parvu in Trois kilomètres jusqu’à la fin du monde, dove la vita di un giovanissimo ragazzo omosessuale è resa impossibile dalla comunità gretta ed arretrata.

Battaglie per la tutela del territorio, poi, contro l’estrazione del litio, per esempio, che devasta una zona del Portogallo è narrata nel documentario-western Savanna and the Mountain di Paulo Carneiro (Quinzaine des cinéastes); così come la difesa di una popolazione a rischio estinzione, i brasiliani Yanomami protagonisti di The Falling Sky, diretto da Eryk Rocha e Gabriela Carneiro da Cunha, in cui figura anche una quota italiana nella produzione. Le lotte indipendentiste corse degli Ottanta, sono poi raccontate da Thierry de Peretti nel letterario A son image (Quinzaine des cinéastes), mentre le ingiustizie dell’Apartheid sono ricordate da Raoul Peck nel suo ritratto di Ernest Cole, fotografo indipendente sudafricano che attraverso i suoi scatti le denunciò al mondo.

E gli animali e i loro diritti? Lo sterminio dei cani voluto dal governo cinese in una cittadina nei dintorni del deserto dei Gobi è raccontata da You Zhen di Guan Hu. Mentre l’attrice franco-svizzera Laetitia Dosch, fa sorridere con Le procès du chien in cui - come accennato - dopo tante cause perse, è decisa a rimontare con la difesa di un cliente a quattro zampe. Mentre i gatti, invece, salvano il mondo all’indomani di un nuovo diluvio universale nel film di animazione di Gints Zilbalodis, Flow (sempre Un certain regard).