Attori, tecnici, amministrativi, ballerini, professori d'orchestra: le professionalità del teatro si fermano oggi, 27 ottobre, per lo sciopero nazionale proclamato da Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilfpc Uil per il rinnovo del contratto nazionale fermo al 2018. Sipari abbassati, spettacoli cancellati, mentre presidi si terranno nelle principali città italiane.

I principali presìdi 

A Roma con il Teatro Argentina e il Teatro Valle doppio presidio, alle 10 sotto la sede Agis Federvivo, e davanti al Valle alle 18.30. A Milano i lavoratori del Piccolo, dell'Elfo Puccini, degli Arcimboldi, del Manzoni si ritroveranno alle 18 davanti allo Strehler. A Napoli, il Trianon e il Mercadante in presidio davanti al Mercadante dalle 9.30; a Genova presidio alle 10 davanti al Teatro Ivo Chiesa; a Catania dalle 9.30 davanti al Verga. E ancora il Fraschini a Pavia con presidio dalle 12, il Donizetti a Bergamo, il Metastasio di Prato. A Torino il presidio si terrà davanti al Carignano alle 18. Sono soltanto alcune delle adesioni che seguono le proteste già promosse in molti teatri italiani: la mobilitazione sindacale è infatti iniziata il 21 ottobre scorso, gli scioperi termineranno il 30 ottobre, mentre il 9 novembre l'appuntamento è per tutti a Roma con una manifestazione nazionale.

Il contratto fermo dal 2018

Il contratto nazionale fermo da otto anni, retribuzioni insufficienti, sempre meno giornate di lavoro e un sistema produttivo che finisce per penalizzare il rischio culturale e la crescita di nuove generazioni di artisti. È un quadro critico quello tracciato dagli artisti. “La paga minima per un giovane attore è ancora di 72,68 euro lorde, che nette diventano circa 44 – spiega Arduino Speranza, attore napoletano che ha da poco superato i 50 anni e sta in scena da quando ne aveva 6 - Dopo 100 repliche, un attore giovane che prende la paga sindacale arriverebbe a fine anno con 4.300-4.400 euro. Ma 100 giorni di lavoro, in questo momento storico, sono veramente fuori dal mondo. Chi li ha mai visti più?”.

Arduino Speranza: “Produttori sempre più distanti da noi attori”

Per Speranza lo sciopero rappresenta una risposta necessaria a una situazione che si trascina da anni: le distanze tra produttori e lavoratori si sono allungate, mentre l'inflazione ha ulteriormente eroso il potere d'acquisto delle retribuzioni. “Nel 2026 sentirsi dire che non ci sono i fondi e che non sono state accantonate le risorse per fare un aumento contrattuale è grave. - osserva l'attore - Ho visto colleghi sessantenni prendere la minima sindacale”. Una situazione che considera particolarmente ingiusta, perché non valorizza il percorso professionale maturato negli anni.

Debora Zuin: “Si lavora sempre meno, sempre più precari”

“Il nostro è sempre stato un lavoro precario, ma negli ultimi anni è diventato molto complesso da gestire” osserva Debora Zuin, attrice di lungo corso e membro di Amleta, collettivo di artiste impegnate sui temi della parità di genere nel teatro. Zuin sente che negli ultimi dieci anni le cose siano andate precipitando: “Siamo meno tutelati e si lavora di meno, per non parlare del problema dei contributi pensionistici: per maturare un intero anno di anzianità contributiva prima si dovevano far valere almeno 120 giornate contributive. Le abbiamo dovute abbassare a 90”.

Gli spettacoli non circuitano più

Anche per un attore che lavora con continuità, la precarietà resta dunque una componente strutturale del mestiere. Ma il problema si manifesta anche nelle modalità di produzione e distribuzione degli spettacoli. Arduino Speranza cita una condizione molto diffusa tra le compagnie, che fanno 21 giorni di prove e appena 10 di spettacolo. “Se tu mi fai provare per due mesi, non puoi farmi fare soltanto due spettacoli”. La questione, dunque, non è soltanto quante volte un artista salga sul palco, ma come vengano remunerati il tempo di preparazione, la professionalità e la disponibilità necessaria per portare in scena una produzione. “È un mercato oberato, iper-saturo, soprattutto per quanto riguarda le figure artistiche – osserva Debora Zuin – e rischi di rimanere tagliato fuori anche se hai una solida carriera alle spalle. Sei donna, poi, superati i 50 ti trovi a dover fare i conti anche con i ruoli che sono sempre meno: più aumentano gli anni e meno probabilità di lavoro hai”.

La crisi post-Covid

La crisi del teatro, come ricorda Arduino, è diventata ancora più evidente dopo la Pandemia. Di fronte alle difficoltà economiche del comparto non si è scelto di migliorare le retribuzioni o le condizioni di lavoro, ma di ridurre i giorni di programmazione e contenere i costi produttivi. Il sistema attuale rischia di spingere le produzioni a concentrarsi sulla possibilità di ottenere contributi, anziché sulla capacità di costruire progetti sostenibili e culturalmente significativi. Allo stesso tempo, però, l'attore invita i colleghi a interrogarsi sul proprio potere contrattuale e sulla necessità di non accettare sempre qualsiasi condizione. “Forse noi dobbiamo anche dire qualche no, qualche volta”. Una posizione che nasce dalla consapevolezza delle difficoltà materiali di chi vive di spettacolo, ma anche dalla convinzione che la disponibilità ad accettare compensi troppo bassi finisca per consolidare un sistema che penalizza tutti.

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