“Apprezziamo lo sforzo di Fedriga, che ha riconosciuto che al nostro servizio sanitario nazionale mancano le risorse necessarie a dare risposte adeguate, ma c’è bisogno di più coraggio: auspici o auguri servono a poco se non seguono nette e concrete prese di posizione nelle sedi deputate, a partire dalla Conferenza delle Regioni, circostanziando e quantificando richieste e rivendicazioni”. Lo dichiara la segretaria confederale della Cgil Daniela Barbaresi.

La dirigente sindacale ricorda infatti che “spetta proprio alle Regioni e alle Province autonome quel ruolo centrale nel garantire che gli investimenti del Pnrr e le innovazioni introdotte dalle riforme si consolidino e che i cambiamenti effettuati migliorino effettivamente la qualità dei servizi erogati. Come ha ricordato il Presidente della Repubblica Mattarella, si tratta di una responsabilità che interpella in maniera ineludibile proprio le istituzioni presidiate dallo stesso Fredriga”.

Il servizio “vive una crisi senza precedenti per un sottofinanziamento cronico e per la mancanza di personale, che spinge a un’intollerabile e progressiva riduzione delle cure, ed è vittima di una volontà politica incline alla privatizzazione della sanità. Riduzioni delle risorse e destinazione al privato devono essere fermate riconoscendo a tutte e tutti il diritto alla salute”.

La segretaria aggiunge che “anche i dati dell’Istat sul Bes confermano il permanere di forti criticità, a partire dall’elevato numero di persone, il 9,6% della popolazione, che nell’ultimo anno ha rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici pur avendone bisogno, a causa delle liste di attesa insostenibili o per l’impossibilità economica di ricorrere al privato”.

“Altrettanto critici – sottolinea – i dati sull’elevata emigrazione ospedaliera in un’altra regione, che interessa l’8,6% delle dimissioni; l’ancora troppo basso numero di anziani trattati in assistenza domiciliare integrata, pari al solo 4,6% degli over 65, nonostante gli obiettivi del Pnrr prevedevano di coprirne almeno il 10%; il basso numero di infermieri e ostetriche, tra i peggiori in Europa, e l’elevato numero di medici di medicina generale con assistiti oltre soglia, pari al 51,7% del totale, con carenze particolarmente preoccupanti in Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta”.

Per Barbaresi “in vista della prossima legge di bilancio, occorre rimarcare la necessità di garantire risorse adeguate al servizio sanitario nazionale, fino a raggiungere un finanziamento pari al 7,5% del Pil, come previsto nella proposta di legge di iniziativa popolare di Cgil e associazioni (www.salutediritto.it). Risorse aggiuntive – conclude – da destinare alle strutture pubbliche e alla valorizzazione del lavoro, garantendo il personale necessario a partire da quello indispensabile per assicurare l’operatività di Case e Ospedali di Comunità e il pieno e omogeneo sviluppo dell’assistenza territoriale, oltre alla copertura del turn-over”.