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Detto, fatto. Presentati in 25 tribunali nelle sedi di Corte di appello i ricorsi di legittimità costituzionale della legge elettorale imposta da Giorgia Meloni. Potrebbero andare in udienza tra dicembre e metà gennaio. Almeno questo è l’auspicio della “Rete per un voto libero e uguale”, che questa mattina in conferenza stampa ha illustrato i ricorsi. Entro la fine di marzo, la speranza di Roberto Zaccaria, coordinatore della Rete, è che si pronunci la Corte costituzionale.
“Difendiamo la Costituzione contro una legge elettorale che noi riteniamo pericolosa, - ha aggiunto Zaccaria -: questo il filo conduttore della mobilitazione che accompagna il percorso dei ricorsi di legittimità costituzione”. Mobilitazione che in qualche modo germoglia da quella che ha caratterizzato la campagna del referendum costituzionale sulla giustizia.
“Nasciamo dall’esperienza del referendum costituzionale sulla giustizia – ha affermato l’avvocata Anna Falcone -: è un’azione della società civile, non abbiamo un colore politico, negli anni abbiamo combattuto per la difesa e l’attuazione della Costituzione. Questa battaglia si inserisce in quella scia. Quello che ci preoccupa di più è il deficit di democrazia, i cittadini e le cittadine chiedono più partecipazione e invece si limita la partecipazione e si cerca di blindare il risultato. Per di più quella legge vuole inserire surrettiziamente il premierato”.
La presentazione dei ricorsi è stata coordinata da Pietro Adami che ha coordinato ben 110 avvocati che si sono messi a disposizione della Rete scrivendo materialmente i ricorsi su un “canovaccio” in otto punti stilato da Enrico Grosso. Adami ha sottolineato che “i ricorsi saranno di più, perché si aggiungeranno i ricorsi linguistici che interessano le minoranze linguistiche come la Valle d'Aosta e Roma per le circoscrizioni all'estero".
Enrico Gosso è intervenuto con la pacatezza ferma che gli è consueta: "Ritengo che l’incostituzionalità derivi dal combinato disposto di una serie di elementi che, sostanzialmente, a nostro giudizio, ci restituiscono una legge elettorale che toglie all'elettore la sua capacità di scelta e in definitiva l'esercizio della sua sovranità politica, dal momento che una legge elettorale lo deve chiamare a eleggere i propri rappresentanti e non a scegliere il governo".
"Queste norme, - ha aggiunto Grosso - secondo noi diminuiscono e limitano il diritto degli elettori di scegliere davvero i propri rappresentanti, con una serie di misure diverse tra di loro ma che convergono tutte nell'alimentare il medesimo 'vizio'. I ricorsi affrontano tecnicamente una serie di specifici dubbi di legittimità costituzione e si riconnettono a una specifica cornice giuridica che la Corte in passato ha posto”.
Ma c’è di più: esiste il diritto dei cittadini e delle cittadine ad “essere rassicurati”, hanno il diritto di sapere che la legge elettorale con la quale eserciteranno il proprio diritto dovere costituzionale è “perfettamente legittima”. Per tale ragione, qualunque sarà il verdetto della Corte – che ovviamente la Rete per un voto libero e uguale auspica di dichiarazione di incostituzionalità dei punti sottoposti a verdetto – sarà chiaro che andremo a votare con una legge pienamente costituzionale.
E per tale ragione è importante che il pronunciamento arrivi prima del voto. Ed è stato ancora Roberto Zaccaria, rispondendo a una domanda, a dire: “Sottolineo che Mattarella fa un lavoro diverso: non è la Corte costituzionale e forse ha promulgato (la nuova legge elettorale) con grande rapidità per agevolare i ricorsi. Non sarà questo il motivo, ma questa è la mia speranza”. Speranza o auspicio, sta di fatto che da Trento arriva la notizia che è stata fissata la prima udienza, si terrà il 16 dicembre. A renderlo noto Roberto Zaccaria e Pietro Adami: “Ci auguriamo che a breve vengano fissate le altre - aggiungono - e che gli atti vengano inviati alla Consulta in tempi rapidi per avere una pronuncia prima delle elezioni".
A sottolineare il valore di questa vera e propria “operazione” è l’elenco dei firmatari dei ricorsi, il “più autorevole – è sempre Zaccaria a parlare – è Romano Prodi”, ma è toccato alla costituzionalista Maria Agostina Cabiddu illustrare gli altri nomi. A citarne alcuni si fa torto agli altri visto che sono oltre 300, si va da Bersani e D’Alema, fino a don Ciotti. E poi Carofiglio e Tomaso Montanari, Rosy Bindi e Livia Turco, Marco Revelli, Paolo Fresu e Marcello Fois, Maurizio Maggiari. E ancora, a sottolineare l’ampiezza della Rete in calce ai ricorsi, si trovano anche le firme del presidente dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo e del segretario generale della Cgil Maurizio Landini.
Ora non rimane che aspettare le date delle altre udienze e poi il pronunciamento della Corte costituzionale. Ma nessuno può riposarsi in attesa dei pronunciamenti, esiste un altro compito che la Rete si è data, quello di informare i cittadini e le cittadine della pericolosità della legge elettorale targata Meloni e contemporaneamente, o forse meglio dire conseguentemente, ridare sostanza alla straordinaria voglia di partecipazione che si era messa in moto con il referendum costituzionale sulla giustizia. L’obiettivo è uno e sempre quello: difendere e attuare la Costituzione.


























