Le misure adottate dal governo non risolvono i problemi dell’autotrasporto. Per la Filt Cgil serve una riforma strutturale che metta al centro risorse, governo del comparto e controlli, all’interno di un piano generale dei trasporti e della logistica. A sostenerlo è Andrea Gambacciani, coordinatore nazionale trasporto merci e logistica della Filt Cgil, secondo cui occorre superare i meccanismi di finanziamento utilizzati negli ultimi anni, che non hanno migliorato le condizioni di lavoro, l’attrattività della professione di autista e l’ammodernamento delle flotte, né hanno permesso alle imprese di affrontare adeguatamente le crisi.

Responsabilità e controlli lungo tutta la filiera

Per evitare il ripetersi delle proteste di questi giorni, secondo Gambacciani è necessario vincolare la responsabilità del committente fino al cliente finale e introdurre un nuovo sistema di controlli sull’intera filiera dell’autotrasporto conto terzi. Le verifiche non devono fermarsi al primo vettore, ma estendersi anche alla subvezione.

I controlli devono riguardare il Durc, la regolarità fiscale e contributiva, l’applicazione del contratto nazionale leader del settore, la sicurezza e tutte le idoneità. Un modello, sottolinea il dirigente sindacale, analogo a quello previsto dall’applicazione del contratto logistica, trasporto merci e spedizione per i trasporti dell’ultimo miglio.

Gambacciani evidenzia inoltre la necessità di utilizzare le tabelle del costo del lavoro emanate dal ministero del Lavoro, affinché il sistema tariffario, anche nella subvezione, non finisca per scaricare i costi su lavoratrici e lavoratori.

Sicurezza, aree di sosta e contrattazione

Tra gli interventi indicati dalla Filt Cgil ci sono gli investimenti in modelli che aumentino la sicurezza degli autisti e il finanziamento di aree di sosta sicure, attrezzate con tutti i servizi necessari, a partire dai servizi igienici, per garantire condizioni adeguate di riposo.

Per il coordinatore nazionale della Filt Cgil è infine necessario ricorrere maggiormente alla contrattazione di secondo livello, ancora troppo limitata nel settore. È in questa sede che devono essere affrontati i temi del salario e della produttività, troppo spesso lasciati alla contrattazione individuale.