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Il 27 ottobre è il giorno in cui caleranno i sipari sui teatri in tutta Italia. Tuttavia già da oggi (23 ottobre) e fino al 30 del mese si moltiplicheranno gli stop. Ogni spazio, infatti, ha scelto in base al proprio cartellone un giorno in cui fermarsi per protestare contro la battuta d’arresto, dopo due anni di trattativa, nel rinnovo del contratto nazionale dei teatri e degli scritturati.
Dal 15 ottobre è inoltre in vigore il blocco delle prestazioni di lavoro straordinario, destinato a proseguire fino alla conclusione della vertenza. A cinque anni dalla scadenza, l’accordo sembra ancora lontano da raggiungere: i sindacati denunciano l’indisponibilità di Federvivo ad accogliere “le proposte atte a superare le disuguaglianze”.
La vertenza riporta al centro una questione che riguarda l'intero settore dello spettacolo dal vivo: la necessità di garantire retribuzioni adeguate ai lavoratori, conciliandole con le difficoltà economiche delle imprese teatrali. Perché dietro ogni spettacolo, oltre agli artisti che il pubblico vede sul palcoscenico, lavorano decine di professionisti spesso poco conosciuti, ma indispensabili alla produzione.
Venerdì 23 ottobre è la giornata scelta per la mobilitazione in Emilia Romagna, ma anche in Sicilia. A Palermo lo sciopero si tiene con un sit-in davanti all’ingresso del Teatro Biondo, stabile della città. “Dopo oltre due anni di trattative e un contratto nazionale fermo dal 2021 – dichiarano le segreterie di Slc Cgil Palermo e Uilfpc Sicilia - la rottura del confronto con Federvivo certifica il fallimento di un negoziato che avrebbe dovuto dare risposte concrete a migliaia di lavoratori”.
Una risposta salariale immediata da ministero, Comune e Regione è quello che chiede la Slc di Milano. Qui dipendenti, maestranze e musicisti della Scala hanno incrociato le braccia lo scorso 20 ottobre, per il rinnovo del contratto, che nel caso del teatro lirico è specifico. Ma a questa vicenda si affianca quella della Fondazione Orchestra Sinfonica di Milano. Qui, da oltre trent'anni, la cronica instabilità economica ha prodotto un divario retributivo e contrattuale rispetto alle altre istituzioni italiane.
Per questo la Slc ha avviato la campagna “Diritti e Dignità”, con la spilletta bianca indossata da chi lavora in orchestra, per chiedere un piano che abbia le coperture necessarie non solo per ripianare il debito, ma anche per garantire la dignità del lavoro. “I cartelloni di qualità si sorreggono su lavoro di qualità e sul finanziamento pubblico adeguato - dichiara Paolo Zanetti Polzi, segretario generale della Slc Cgil cittadina -. Il costo del lavoro non può essere sistematicamente trattato come una voce accessoria e trascurabile. È la condizione stessa della qualità artistica”.
La rottura della trattativa rappresenta l'esito di un confronto durato due anni, durante i quali la parte datoriale ha respinto le richieste avanzate dai sindacati su temi quali il recupero del potere d’acquisto, l’unificazione dei contratti, la definizione di una classificazione unica del personale e la semplificazione delle voci retributive.
“A fronte di un contratto nazionale la cui ultima revisione risale al 2018 – dichiara la Slc nazionale – la controparte ha risposto con proposte economiche del tutto insufficienti, che non riescono nemmeno a scalfire un tasso di inflazione che, per il periodo di vacanza contrattuale, ha raggiunto il 23%”.
Per i dipendenti dei teatri, la paga media mensile si attesta attualmente su 1.433,43 euro. La proposta di aumento di Federvivo è pari al 18% distribuito nell'arco di tre anni. Ciò significa che nel 2029 lo stipendio medio raggiungerebbe 1.691,44 euro, determinando un incremento di 258,01 euro complessivi. Per il personale tecnico e artistico scritturato, ad oggi il minimo contrattuale giornaliero medio è di 58,69 euro lordi. L’aumento ipotizzato del 20%, spalmato in tre anni, porterebbe la paga giornaliera nel 2029 a 70,42 euro: un adeguamento di appena 11,73 euro lordi al giorno. Si tratta di cifre che le organizzazioni sindacali ritengono del tutto insufficienti, ancor più se si considera che si tratta di personale che non lavora in modo stabile.
I sindacati fanno sapere che la mobilitazione proseguirà fino a risposte concrete su risorse e rinnovi contrattuali. L’appuntamento successivo allo sciopero nazionale del 27 ottobre è la manifestazione nazionale a Roma, il 9 novembre 2026.
























