“Se non lo facciamo noi, chi deve farlo?” Una voce giovane eppure adulta, dal riverbero metallico tipico delle audiocassette di un tempo, ci chiede di interrogarci. Lui è Peppe Valarioti, giovane insegnante, segretario del Pc di Rosarno – in provincia di Reggio Calabria – e consigliere comunale. Ma soprattutto un uomo impegnato nella lotta alla ‘ndrangheta, che lo uccise l’11 giugno del 1980. Sono da poco passati 46 anni da quella notte e la sua morte, come quella di tante altre vittime innocenti delle mafie, resta ancora impunita, sembra caduta nel vuoto.

Peppe Valarioti, l’impegno tra Cgil e Pci 

Alla sua storia è dedicato un bel documentario scritto e diretto da Gianluca Palma, in collaborazione con Giulia Zanfino e Mauro Nigro, prodotto da Ugly Films. “Medma non si piega” è stato presentato pochi giorni fa presso la Sala Matteotti della Camera dei Deputati, nella “casa della democrazia”, come l’ha definita il regista nel corso del dibattito seguito alla proiezione. Il titolo del film evoca quell’area dell’antica Magna Grecia – Medma – corrispondente all’attuale Calabria meridionale, dove da decenni i tesori dell’archeologia e i frutti della terra sono preda della fame nera della criminalità organizzata. Peppe Valarioti, sin da giovanissimo, fa una scelta: impegnarsi politicamente, e a viso aperto, con il sindacato della Cgil e con il partito comunista.

L’impegno politico come missione per la legalità

“Essere comunisti a Reggio Emilia ed esserlo a Reggio Calabria non è la stessa cosa” osserva uno dei protagonisti intervistati nel documentario. Il sindacato e il Pci sono sempre stati in Calabria avamposto di legalità e opposizione diretta alla ‘ndrangheta, perché in questa regione la difesa dei lavoratori non ha mai potuto prescindere dallo scontro con la longa manus della criminalità organizzata, dal suo modo di fare “impresa”, dalle sue connivenze con le istituzioni. 

Il Porto di Gioia Tauro e il grande inganno

Lo dimostra bene la vicenda del Porto di Gioia Tauro: dalla posa della prima pietra – quando Andreotti disse “non resterà un’opera incompiuta” – alla morte di un polo siderurgico mai nato, e diventato invece tra i più importanti snodi per il traffico della droga. Lo ricostruisce molto bene il film di Gianluca Palma, che ha il grande pregio di rimettere insieme i tasselli della storia intrecciandoli con le testimonianze delle persone che l’hanno vissuta. Gli amici di partito e compagni di lotta di Peppe Valarioti, un vecchio alunno, le sue tre sorelle, la pronipote cresciuta nel suo ricordo e nel suo esempio, senza mai averlo conosciuto.

Il ricordo della fidanzata Carmela Ferro 

Ma soprattutto, Carmela Ferro, all’epoca fidanzata di Valarioti, che commuove nel ricordo di un amore spezzato, di un futuro solo immaginato. E poi le voci di Marco Minniti – toccò a lui dare la notizia alla famiglia che Peppe era stato ucciso – e di Salvatore Settis, amico di Valarioti, a cui dedicò un suo libro dopo la morte. Proprio lo storico dell’arte, calabrese anche lui, ci spiega perché il patrimonio artistico della Magna Grecia è stato nei decenni depredato dalle mafie e deturpato dalla noncuranza.

Il ricordo e la Resistenza di un’intera comunità

Eppure, Medma non si piega. Lo dice il titolo del documentario, che racconta come ancora oggi a Rosarno e in Calabria, ci sia una comunità attiva e impegnata nel ricordo di Peppe. Troppo di rado assurge alle cronache, ma c’è, e va avanti. Peppe Valarioti è stata una figura singolare, che merita di essere conosciuta e riconosciuta molto di più. Un personaggio affascinante e volitivo, come ricordano nel documentario i suoi cari. E come emerge, soprattutto, dagli audio originali da lui incisi sulle audiocassette dove registrava le sue lezioni, oggi diventate una preziosa memoria di una poetica esistenziale, in cui l’impegno politico nel partito comunista e la passione per la filosofia si fondono indissolubilmente. Una sorta di podcast ante litteram, che rispondeva alla pratica propria dei militanti comunisti di imprimere le parole a futura memoria.

Il potere del racconto

Tra le voci preziose contenute nel documentario, c’è sicuramente quella di Peppino Lavorato, ex sindaco di Rosarno e storico leader comunista del territorio. Peppe Valarioti morì tra le sue braccia, nella corsa disperata verso l’ospedale di Gioia Tauro dopo i colpi di lupara, quell’11 giugno 1980. Era da poco passata la mezzanotte, quando la gioia per aver trionfato alle elezioni provinciali e regionali di quella tornata si trasformò in tragedia. Nel buio del parcheggio dell’ex ristorante “La Pergola” di Nicotera Marina, Valarioti venne colpito e ucciso. Dopo 46 anni, la giustizia attende ancora di compiersi nei tribunali. Ma a rendere giustizia alla sua figura sono di sicuro iniziative come questo documentario, frutto dell’impegno costante di una realtà come Ugly Films. Una casa di produzione davvero indipendente, radicata sul territorio, fuori dalle logiche di mercato. In una parola: libera.

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