Vent’anni di lavoro in Italia come badante, una vita spesa a prendersi cura degli altri, e poi il ritorno a Capo Verde, dopo che le avevano detto che non avrebbe avuto una pensione. Secondo diverse consulenze, nonostante tutti quegli anni di contributi versati, non raggiungeva il minimo necessario per averne diritto. Di fronte a quei no, aveva rinunciato. Oggi, invece, quella pensione ce l’ha, con cinque anni di arretrati per oltre 40 mila euro.

La vicenda è arrivata allo sportello Inca Cgil del Tiburtino, a Roma, circa un anno fa. A presentarsi, in realtà, non è stata la diretta interessata, ormai rientrata nel suo Paese, ma una sua amica, che si è rivolta allo sportello sociale pensionati per chiedere informazioni. Da quella semplice richiesta è partito un percorso lungo e complesso di ricostruzione.

È stato un vero lavoro di squadra, che ha coinvolto lo sportello Inca insieme allo Spi e all’ufficio immigrati. I tempi si sono inevitabilmente dilatati: quando si lavora su pratiche complesse, dove servono anche traduzioni, ogni passaggio richiede tempo e attenzione. Alla fine è stato possibile riscattare i periodi di maternità e di congedo parentale, recuperare i contributi effettivamente versati e far ottenere alla signora la pensione, con cinque anni di arretrati e l’integrazione al trattamento minimo. La sua pensione è così passata da un calcolo di 300 euro a 615 euro al mese.