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Il commissario Ricciardi, i Bastardi di Pizzofalcone e anche Sara e la Bionda sono alcuni dei personaggi nati dalla penna e dalla creatività di Maurizio De Giovanni. Nessuno di loro ha mai abbassato il capo davanti a soprusi e ingiustizie. I libri e quei protagonisti sono uno dei microfoni dai quali lo scrittore si fa sentire. E sono anche microfoni che hanno aperto la porta ad altri. Ora De Giovanni è tra gli intellettuali più autorevoli di cui il nostro Paese possa vantarsi. Ma quanti microfoni vengono silenziati a partire da Rai3? Troppi, ed è per questo che l’autore continua a far sentire la sua voce con forza per battersi affinché altri possano avere un microfono. Riducendo il pluralismo si indebolisce la democrazia
Per la Rai sono stati brutti giorni. Prima le dimissioni dei componenti di opposizione della Commissione di vigilanza, poi la presentazione di palinsesti che sostanzialmente normalizzano Rai3, infine la mancata pubblicazione del video comunicato sindacale di Usigrai. Cosa sta succedendo?
È evidente, che ci sia un goffo tentativo di azzeramento del pluralismo nell'ambito della programmazione della Rai. Tentativo goffo, dicevo, ma sufficientemente violento.Dispiace, addolora e preoccupa. Preoccupa perché in Rai c'è sempre stato un pluralismo, ma soprattutto c'è sempre stata la logica di produrre e trasmettere programmi di approfondimento che fossero anche di successo. Quindi, mi sfugge quale sia la logica che è stata seguita nella predisposizione della programmazione per Rai3 nella prossima stagione. Io, insieme a un gruppo di intellettuali, ho partecipato a un video sindacale predisposto da Usigrai. Siamo tutti molto preoccupati, perché crediamo fortemente che quello che si vede in Rai sia un atteggiamento che va contro le regole base della democrazia nella comunicazione. Quindi, ci fa piacere che sia i sindacati sia molte voci della società civile si stiano levando contro questo modo di operare, che non ci sembra coerente con quello che è stato il passato di questa azienda.
Esiste un problema che riguarda l'azienda Rai, ma forse c'è un problema più in genere che riguarda ogni voce di dissenso nel Paese.
La Rai è la maggiore industria culturale del Paese. È quella che ha la maggiore dimensione, che orienta il più alto numero di opinioni. È l’azienda che arriva nelle case di tutti. In un mondo in cui la comunicazione è così parcellizzata, così polverizzata e così affidata alla canea generale, la Rai è ancor di più un punto di riferimento. Quindi, non si può guardare altrove con noncuranza. Tanto più che viviamo in un mondo e soprattutto in un Paese in cui il panorama dell’editoria è molto preoccupante, perché è nelle mani di pochi. E questi pochi danno un certo tipo di comunicazione univoca.
Prima la volontà di nominare un presidente o una presidente Rai palesemente di parte e non di garanzia; poi la richiesta di “rompere un tabù ed eleggere un presidente della Repubblica di destra”. Che significato hanno queste due pretese per la democrazia del nostro Paese?
Soprassediamo sulla presidenza della Rai. Su quella della Repubblica, invece, vorrei dire che a me non risulta che ci sia un tabù sulla presidenza un esponente di destra. Ci sono stati presidenti profondamente conservatori, anzi direi che la maggior parte dei presidenti eletti sono stati conservatori, da Cossiga a Leone, per arrivare allo stesso Scalfaro. Quindi credo che sia un'uscita abbastanza strumentale, funzionale a un progetto.
Libertà di espressione e libertà di essere informati. Queste due libertà sono pienamente garantite nel nostro paese?
Rischio di censura vera e propria non ne vedo. Il discorso è il microfono. Cioè, lei può parlare come vuole e dire quello che vuole, ma se io le do il microfono o non glielo do fa tutta la differenza del mondo. Quindi io la lascio apparentemente libera di esprimersi, ma la metto in condizioni di non poter far sentire a nessuno la sua voce. C’è una bella differenza.
E allora cosa dobbiamo fare?
Noi che vorremmo che il microfono fosse dato a tutti e a tutte dobbiamo continuare a dire la nostra e a farlo con forza. Dobbiamo continuare a ribellarci a certe azioni, come questa, per esempio, della Rai, che sono inaccettabili in democrazia.






















