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Una ferita aperta nello Stato di diritto, da ormai quattro anni. Daouda Diane, lavoratore originario della Costa d’Avorio, mediatore culturale, scompare il 2 luglio 2022 ad Acate, nel Ragusano. Scompare dopo avere mandato un video ai familiari, dentro un cementificio, riprendendosi mentre lavora in condizioni prive do sicurezza, dentro una betoniera, con un martello pneumatico, in una giornata caldissima. Le sue parole: “Qui il lavoro è morte”. Da quel momento di lui non si sa più nulla. Un silenzio di tomba è calato sulla sua vicenda, nell'indifferenza totale.
Daouda era integrato, lavorava part-time come mediatore culturale, svolgeva altri lavori per sostenere la famiglia, ed era impegnato accanto ai lavoratori stranieri vittime di sfruttamento, nel ragusano. La Cgil continua a chiedere verità e giustizia. "Daouda denunciava le condizioni di sfruttamento, ma soprattutto l'assenza di condizioni di sicurezza in quel lavoro", ricorda Giuseppe Scifo, del Dipartimento politiche immigrazione europee e internazionali della Cgil ed ex segretario generale della Cgil di Ragusa.
Secondo Scifo, fin dalle prime ore dopo la scomparsa "è mancata quella necessaria pressione investigativa per capire cosa fosse accaduto", perché inizialmente si ipotizzò un allontanamento volontario, nonostante chi conosceva Daouda lo ritenesse "impossibile", essendo "un ragazzo molto integrato”.
La Cgil, ricorda Scifo, ha promosso manifestazioni, denunce e coinvolto anche la Commissione regionale Antimafia affinché il caso non venga dimenticato. "Dopo quattro anni una verità ancora non c'è e non si sa niente. Continuiamo a chiedere che le indagini vengano svolte e che non vengano archiviate". Per la Cgil, attorno alla vicenda pesa anche "un'omertà dell'indifferenza", che coinvolge parte del contesto locale e delle istituzioni. "Forse, trattandosi di un ragazzo extracomunitario, non è scattata quell'indignazione e quel senso di giustizia che sarebbero stati necessari".
La battaglia, conclude Scifo, riguarda non solo la scomparsa di Daouda ma anche ciò che il lavoratore aveva denunciato prima di sparire: "Lo sfruttamento e l'assenza di sicurezza in un Paese dove le morti sul lavoro hanno numeri da record". Per questo, assicura, "la Cgil continuerà a chiedere giustizia e verità per Daouda e per tutte le vittime del lavoro sfruttato e della mancata sicurezza nei luoghi di lavoro".






















