Con parole precise. Manuale di autodifesa civile (Feltrinelli, pp. 176, euro 17) è un libro che torna a mettere al centro della riflessione collettiva il valore del linguaggio utilizzato nella società in cui viviamo oggi. Un valore determinato, per l’appunto, dalla responsabilità e dal peso che ancora assumono le parole non solo in determinati contesti, pubblici e privati, ma anche nel dialogo comune, nello scarto tra significante e significato, la distanza esistente tra il comprendere e l’essere compresi.

Aggiornando e approfondendo un tema già trattato, l’autore Gianrico Carofiglio riesce ancora una volta a coinvolgere in pieno i suoi lettori,  attraverso una forma-saggio che nel suo sviluppo diventa la narrazione di come il linguaggio, o la molteplicità dei linguaggi che possono utilizzarsi in base a situazioni e contesti ben precisi, possano diventare allo stesso tempo strumenti di potere, o di liberazione dal potere stesso.

I temi affrontati da Carofiglio, forte anche della sua esperienza professionale nel campo del diritto, incontrano inevitabilmente alcune delle questioni più attuali della nostra contemporaneità, tra tutte la crisi della democrazia come l’abbiamo intesa per oltre due millenni, in particolare delle democrazie occidentali.

Tra i vari spunti l’analisi dei discorsi di Donald Trump, fotografia impietosa di come un certo tipo di comunicazione possa costruire una sorta di realtà parallela ma non virtuale, dato che il linguaggio trumpiano è divenuto un’arma tra le armi, più o meno convenzionali, utilizzate dall’attuale presidente statunitense per tornare alla ribalta.

In questo clima di scontro verbale quotidiano, nel circo mediatico di una polarizzazione politica sempre più dominante, diviene allora importante la scelta delle parole stesse, e il non aver paura di dirle, cercando sempre di esplicitarle in forma accessibile al maggior numero di persone possibili, per non rischiare il pericoloso passaggio dall’essenza all’assenza.

E laddove subentri un’interpretazione sommaria, volutamente artefatta, magari favorita dall’estrapolazione di una frase all’interno di un discorso più articolato, ecco allora divenire fondamentale l’esegesi dei termini utilizzati, una spiegazione puntale e motivata, per evitare fraintendimenti e manipolazioni.

Un esercizio difficile, divenuto sempre più complicato, a cui non si deve in alcun modo rinunciare in tempi come questi, ma che anzi bisogna avere la forza e il coraggio di praticare, ora più che mai. Per offrire un esempio concreto lo stesso Carofiglio, nel nostro video, assorbe ed esplicita la definizione di “rivolta sociale”, utilizzata recentemente dal segretario generale Cgil Maurizio Landini, che molte polemiche ad hoc ha suscitato negli ambienti governativi, e della maggioranza, spacciandola per “sovversione”.

Lavorare sul senso delle parole, allora, vuol dire difendere anche gli spazi di confronto, della democrazia, della libertà espressione. Facciamone buon uso.