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Cinema

Il lavoro, le donne, la guerra al Festival di Venezia

La Syndicaliste di Jean-Paul Salomé con Isabelle Huppert
Emanuele Di Nicola
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Parte la kermesse in laguna dal 31 agosto al 10 settembre. Un occhio puntato sull'oggi. C'è la sindacalista interpretata da Isabelle Huppert, insieme a molti temi sociali: dagli italiani agli internazionali, un'edizione ricca e attuale. In concorso il film sull'obesità. L'impegno della Biennale per i registi sotto attacco come Jafar Panahi

Sarà un grande occhio puntato sul contemporaneo, il Festival di Venezia numero 79, che si svolge dal 31 agosto al 10 settembre nella cornice della laguna. D'altronde è noto che il cinema ha il potere magico di anticipare la realtà: l'anno scorso vinse il Leone d'oro La scelta di Anne di Audrey Diwan, la storia di una ragazza e la sua difficoltà ad abortire, un titolo che oggi suona quasi profetico dopo la sentenza della Corte Costituzionale degli Stati Uniti e i nuovi anti-abortisti di casa nostra, espliciti o meno che siano, vedi alla voce Meloni. E anche quest'anno la Mostra internazionale d'arte cinematografica punta il faro sul presente: lavoro, diritti, donne, guerre saranno al centro di molti film selezionati.

A partire dal concorso ufficiale, che si apre con l'atteso White Noise di Noah Baumbach, ovvero l'adattamento del romanzo Rumore Bianco di Don De Lillo, uno che ne sa qualcosa della fine della civiltà. E che oggi, col rischio della nuova apocalisse (virale o bellica), torna subito d'attualità. A sfidarsi in competizione sono 21 lungometraggi in prima mondiale che corrono per il massimo premio, assegnato dalla giuria presieduta da Julianne Moore. Molti i temi importanti affrontati nelle pellicole, a partire dagli italiani: Gianni Amelio ne Il signore delle formiche inscena la vicenda di Aldo Braibanti (Luigi Lo Cascio), protagonista di un celebre processo negli anni Sessanta, condannato a nove anni per plagio di un giovane che fu sottoposto all'elettroshock per guarire dalla sua "influenza". Obiettivo fare luce su un angolo buio della nostra Storia, contro le discriminazioni di ieri e di oggi. In generale, sarà un festival pieno di film che parlano di discriminazione: non può essere un caso.

Se Luca Guadagnino si presenta con un progetto squisitamente di genere (Bones and All), c'è molta curiosità per il ritorno di Emanuele Crialese con L'immensità, su una coppia che finisce mentre intorno scorre l'Italia degli anni Settanta, col volto dominante di Penelope Cruz. Susanna Nicchiarelli con Chiara risarcisce l'omonima santa, Santa Chiara appunto, cresciuta nell'Assisi del 1200 all'ombra di San Francesco, il santo più famoso (anche perché maschio?): sarà una sorta di versione femminile della santità, riportando al centro della scena una donna forte e oscurata.

Il cinema internazionale si schiera con titoli pesanti. Uno dei più attesi è Blonde di Andrew Dominik, sulla vita di Marilyn Monroe col viso di Ana de Armas: è facile prevedere la riflessione sul meccanismo fagocitante della fama. Ma occhio ai temi sociali. C'è Saint Omer di Alice Diop, che attraverso il processo a una mamma accusata di aver ucciso la figlioletta vuole "sondare l'indicibile mistero di essere madre" (parole sue). C'è Tár di Todd Field, la storia di un'altra grande donna: Lydia Tár (Cate Blanchett), prima direttrice d'orchestra in un mondo di soli uomini. Troviamo poi Argentina, 1985 di Santiago Mitre, che rievoca uno dei momenti più sanguinosi della dittatura militare. Il grande documentarista Frederick Wiseman esordisce al film di finzione a 92 anni, portando Un couple sulla storia d'amore tra Tolstoj e la moglie Sonia.

Impossibile non segnalare il film su uno dei temi più difficili in assoluto da trattare sullo schermo: l'obesità. È The Whale di Darren Aronofsky, che nei panni del protagonista obeso vede Brendan Fraser autore di un incredibile ingrassamento per sostenere la parte. Questi i maggiori titoli che si giocano i Leone.

E poi, come sempre, c'è il lavoro. Uno dei nodi fondamentali del contemporaneo, che la Biennale di consueto tratta e mette al centro delle pellicole scelte. Tracce di occupazione sono ovunque, soprattutto nelle sezioni collaterali. Basti pensare al francese La Syndicaliste di Jean-Paul Salomé, con protagonista Isabelle Huppert nella parte proprio di un'esponente sindacale di oggi. La questione del lavoro si intreccia con quella dei migranti, non può essere altrimenti: una clandestina nigeriana è al centro di Princess di Roberto De Paolis, costretta a vendere il proprio corpo per sopravvivere. Andiamo nel foggiano con Ti mangio il cuore di Pippo Mezzapesa, già autore del corto La giornata sulla morte per caporalato di Paola Clemente: qui attraverso una faida rappresenta quella terra troppo spesso segnata da violenza, criminalità, mancanza di speranza.

La Biennale quest'anno ospita due iniziative di solidarietà per i cineasti sotto attacco. Si tratta di momenti, spiega la mostra, dedicati ai "registi, cineasti, artisti arrestati o imprigionati nel mondo nell’ultimo anno, con lo scopo di sensibilizzare i media, i governi e le organizzazioni umanitarie mondiali sulla loro situazione".  Un panel internazionale, intitolato Cineasti sotto attacco: fare il punto, agire / Filmmakers Under Attack: Taking stock, Taking Action, avrà luogo sabato 3 settembre alle ore 15.30 al Palazzo del Casinò (Lido di Venezia), in sala conferenze stampa.

L'altro è un flash-mob fissato per il 9 settembre: "I cineasti, gli artisti e altre personalità della comunità del cinema presenti il 9 settembre alla Mostra saranno invitate a partecipare, alle 16.30, al flash-mob sul red carpet del Palazzo del Cinema per attirare l’attenzione sulla situazione dei cineasti arrestati o imprigionati nel mondo, e in particolare del regista Jafar Panahi e degli altri registi iraniani perseguitati". Il flash-mob si terrà infatti prima dell’inizio della proiezione del film in concorso No Bears, diretto proprio da Panahi. 

Foto: La Syndicaliste di Jean-Paul Salomé (copertina), Saint Omer di Alice Diop, The Whale di Darren Aronofsky, Princess di Roberto De Paolis, No Bears di Jafar Panahi