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L'iniziativa

Una finestra sul lavoro

Maria Antonia Fama
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Al via giovedì 1° ottobre la quinta edizione (tutta online) del Working title film festival. "La nostra strada indipendente per far crescere un pubblico consapevole", spiega la direttrice Marina Resta, ricordando che la filiera cinematografica è stata molto danneggiata dalla pandemia e che molti lavoratori non hanno avuto diritto agli ammortizzatori sociali

Cinque anni fa nasceva il Working Title Film Festival, la scommessa di mettere il lavoro al centro del grande schermo, con un appuntamento interamente dedicato al tema. Il festival, promosso dall’associazione Laboratorio dell’inchiesta economica e sociale - Lies, ha tra i suoi partner Cgil, Cisl e Uil Vicenza. Dal primo ottobre, la quinta edizione si svolgerà interamente online. Marina Resta, com'è nato, cinque anni fa, il Wtff?

Nel 2015, con Giulio Todescan abbiamo realizzato un film documentario, "L'acqua calda e l'acqua fredda", che parla, o meglio dà voce agli operai pugliesi che lavorano all'Acciaieria Valbruna di Vicenza. In parallelo, il film ricostruisce anche la storia delle Acciaierie e Ferriere Pugliesi di Giovinazzo (Ba), chiuse dai primi anni '80, dopo più di sessant'anni di storia, che è coincisa anche con la storia sindacale e politica di Giovinazzo, tanto da essere chiamata la Stalingrado barese. Il linguaggio audiovisivo è molto immediato e universale e riesce a coinvolgere emotivamente le persone, dando forme e volti a un mondo del lavoro sempre più frammentato e frammentario. La mia generazione – quella nata negli anni '80-  ha dovuto fare maggiormente i conti con la fine del “posto fisso” e si è dovuta inventare nuovi lavori, anche grazie alle tecnologie digitali. Nel mio piccolo anche io ho fatto così, dando vita al Working Title Film Festival, per riflettere sul lavoro, in tutte le sue forme, con linguaggi contemporanei.

Quest'anno avete fatto una scelta non facile di "resistenza": esserci, anche se solo online.

Quasi tutto il lavoro di organizzazione si è svolto in tempi di pandemia da Covid-19. Durante il lockdown abbiamo potuto sperimentare nuove modalità di distribuzione e promozione, collaborando alla programmazione del canale Vod del Cinema Odeon di Vicenza. L’idea di organizzare il festival online è nata da queste considerazioni, ma non è mai stata pensata come un ripiego. Tutt’altro: ci dà l’opportunità di allargare la selezione e di raggiungere un pubblico potenzialmente molto più vasto. Il programma comprende 59 film, prodotti in 35 paesi e presentati in quattro sezioni di concorso internazionale: Lunghi, due sezioni di Corti e Extraworks.. Diverse le anteprime mondiali, una ricchezza che sarà disponibile al pubblico sul sito stream.workingtitlefilmfestival.it e accompagnata da video-presentazioni sul sito e sui canali social del Wtff. Durante il lockdown abbiamo guardato il mondo che si fermava dalla finestra di casa e da quelle virtuali dei nostri dispositivi elettronici. Ora vogliamo spalancare una finestra globale sul lavoro e sui suoi racconti, lotte, passioni.

La pandemia ha generato una crisi profonda nel mondo del lavoro, che il cinema ha la responsabilità di raccontare. Ha già cominciato a farlo?

Il cinema da sempre racconta quello che accade e sicuramente in maniera diretta e indiretta i film dei prossimi anni rifletteranno le conseguenze sociali ed economiche dell'emergenza Covid-19. Al momento sono stati realizzati per lo più instant movie, più relativi alla situazione presente – che comunque comprende un auto-narrazione dei registi e del loro stesso lavoro. Tuttavia, segnalo tra i film in programma "For A Fistful Of Masks" di Michele Galeotto, un  cortometraggio di finzione ambientato a Hong Kong che, attraverso una chiave ironica, affronta il tema della penuria di alcuni beni resi improvvisamente essenziali dalla pandemia, come le mascherine.

Anche il mondo del lavoro nel cinema è stato profondamente messo in crisi dalla pandemia. Può essere questa l'occasione per ripensare logiche di mercato e modelli produttivi di un circuito da sempre troppo chiuso?

La filiera cinematografica è stata tra le più danneggiate da questa pandemia e molti lavoratori del cinema non hanno neppure avuto diritto agli ammortizzatori sociali, pagando due volte una condizione di fragilità nel mercato del lavoro. La pandemia ha dunque reso più visibili le falle di un sistema che non offre gli stessi diritti a tutti i lavoratori. Ha anche, d'altro canto, aperto nuove possibilità distributive, attraverso i canali online. Poi l'eccesso di offerta da un lato e il crollo della domanda dopo la fine del lockdown dall'altro, ne hanno reso evidenti alcuni limiti. Rimangono tuttavia le potenzialità dell'online come canale distributivo complementare per il cinema indipendente, che difficilmente trova spazio nelle sale, specialmente in provincia. Creare sinergie tra autori, produttori, distributori ed esercenti indipendenti è la strada giusta, anche per far crescere un pubblico più consapevole ed esigente, che non si accontenti di fare solo binge watching su Netflix. Questa è la strada che cerchiamo di percorrere anche con Working Title Film Festival 5.