È ufficiale. Lo scorso venerdì 17 novembre la Terra ha superato per la prima volta i 2 gradi centigradi di temperatura globale rispetto ai livelli preindustriali (1850-1900), ci dice Copernicus, il servizio di osservazione dell'Unione Europea. Un record che arriva dopo le medie registrate nei mesi da giugno a ottobre, i più caldi al mondo, e che conferma il 2023 come uno degli anni più roventi della storia.

Da 1,5° a 2,9°C

Secondo gli scienziati aver raggiunto questo primato non vuol dire che non riusciremo a centrare l’obiettivo fissato a Parigi nel 2015 di fermare il global warming a 1,5 gradi, soglia oltre la quale, stando agli scenari, si innescano fenomeni devastanti per gli ecosistemi e per l’uomo. Se non fosse che l’ultimo rapporto Unep, l’agenzia Onu per l’ambiente, non lascia molto spazio alla speranza: se continueremo sulla strada intrapresa, entro il 2100 la temperatura media del Pianeta arriverà a 2,9. Quindi quasi il doppio rispetto al traguardo.

È con queste premesse che prende il via il 30 novembre a Dubai la Cop 28, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, un appuntamento che riunirà fino al 12 dicembre nella capitale degli Emirati Arabi leader, ministri e rappresentanti di 198 Paesi, e una platea di 70 mila delegati. Il più grande e importante vertice di sempre.

Emission gap

“L’Emission gap report 2023 dell’Unep denuncia, senza infingimenti, l’attuale fallimento delle politiche climatiche portate avanti dai governi e dalle aziende – afferma Christian Ferrari, segretario confederale Cgil -, che si sottraggono alle proprie responsabilità, allungando i tempi dell’uscita dalle fonti fossili".

“Nonostante l’accelerazione dei disastri climatici, le emissioni continuano a crescere – aggiunge Ferrari -: per centrare l’obiettivo di 1.5°C devono essere ridotte del 42 per cento entro il 2030, mentre gli impegni volontari di mitigazione assunti dai governi, se complessivamente rispettati, porterebbero a una diminuzione di solo il 9 per cento. Inoltre, molti degli impegni, in particolare quelli dei Paesi più poveri e in via di sviluppo, sono condizionati dal sostegno da parte degli Stati più ricchi. Senza questo appoggio finanziario e tecnologico, attualmente assente, gli obiettivi non saranno mai rispettati”.

Loss&Damage

Sono i finanziamenti uno dei nodi principali delle trattative sul clima. Durante la Cop27 in Egitto dell’anno scorso i Paesi economicamente più forti, Usa e Ue in testa, quelli emergenti e in via di sviluppo hanno concordato di istituire un fondo per coprire le perdite e i danni causati dal riscaldamento globale negli Stati più poveri, che ha preso il nome di Loss&Damage.

Sono rimasti in sospeso i dettagli sul funzionamento di questo nuovo strumento finanziario, che è un positivo passo avanti in termini di giustizia climatica, e sulla definizione esatta dei Paesi che doneranno e di quelli che riceveranno gli aiuti, temi sui quali si attendono grossi scontri politici. Al centro ci saranno anche la valutazione dei progressi globali verso il raggiungimento degli obiettivi climatici fissati a Parigi, il Global Stocktake, i negoziati sul metano e sulle tecnologie per l'abbattimento delle emissioni.

I signori del petrolio

Certo è che Dubai ospita la conferenza per il clima più discussa degli ultimi anni. Qualche giorno fa la rete britannica Bbc ha rivelato che gli Emirati Arabi Uniti hanno pianificato di approfittare del proprio ruolo come un’opportunità per concludere accordi su petrolio e gas. D’altra parte, gli Eau sono il settimo produttore al mondo di petrolio, sono decisi a sfruttare ancora questa risorsa finché sarà disponibile e sono estremante energivori: basti dire che hanno la pista di sci indoor più grande del mondo.

Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International License.
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Altro elemento. Presidente del vertice è stato designato Sultan Ahmed Al Jaber, amministratore delegato di Adnoc, compagnia petrolifera nazionale ma anche leader dell'iniziativa statale per l'economia verde: una decisione molto criticata da numerosi politici e attivisti in Europa e negli Stati Uniti, un evidente conflitto di interessi che secondo associazioni e Ong minaccia il successo stesso dei colloqui ed evidenzia l'influenza della lobby dei combustibili fossili. Inoltre, gli Emirati sono accusati di gravi violazioni dei diritti umani: la restrizione della libertà di espressione e riunione pacifica, insieme a pratiche di spionaggio digitale, preoccupano la società civile.

Bisogna vigilare

“Purtroppo non ci sono particolari speranze che la Cop riuscirà a fare passi in avanti nella giusta direzione – prosegue Ferrari -, e il fatto che la conferenza si svolga in un Paese fra i più grandi esportatori di fonti fossili, che viola sistematicamente i diritti umani e del lavoro, in cui non c’è libertà di associazione e in cui non esistono organizzazioni sindacali, non alimenta le aspettative. Dobbiamo vigilare affinché eventuali passi in avanti nella trattativa non si riducano a individuare false soluzioni o superficiali operazioni di greenwashing, non accompagnate da impegni vincolanti e adeguati finanziamenti”.

“Inoltre – dice ancora il leder sindacale - dobbiamo impedire che il nostro Paese continui a negare, nei fatti, il cambiamento climatico, promuovendo una politica energetica regressiva, ideologicamente concentrata sui combustibili fossili, che rallenta lo sviluppo di efficientamento e rinnovabili, con gravi ripercussioni su clima, costi energetici, competitività delle imprese, difficoltà economiche per i cittadini”.

Roma, 6 ottobre, 2023 : Manifestazione Friday for Future sciopero per il clima Foto di © Stefano Carofei/Sintesi
Roma, 6 ottobre, 2023 : Manifestazione Friday for Future sciopero per il clima Foto di © Stefano Carofei/Sintesi
Roma, 6 ottobre, 2023 : Manifestazione Friday for Future sciopero per il clima Foto di © Stefano Carofei/Sintesi (Stefano Carofei/Sintesi)

Giornata di azione

Per fare sentire la voce della società civile, la Cop28Coalition, una coalizione di oltre 200 organizzazioni fra cui anche la Cgil, ha proclamato per il 9 dicembre una giornata globale di azione per la giustizia climatica, con l’obiettivo di realizzare azioni coordinate a livello locale, in tutto il mondo, e nella sede della conferenza Onu. Un modo per lanciare un messaggio forte alla politica, denunciarne i fallimenti e le responsabilità e richiamare i governi al dovere di agire con equità e rapidità, rivendicando soluzioni e azioni concrete e urgenti.