Sciopero generale oggi (martedì 31 ottobre) dei lavoratori del gruppo Sky. A motivare la protesta, che segue quella dei dipendenti di Roma (con presidio davanti al ministero dello Sviluppo economico) del 17 ottobre scorso, l’atteggiamento di chiusura del gruppo di Rupert Murdoch che, dopo il mancato accordo di agosto sulle procedure di esubero per 124 lavoratrici e lavoratori, ha inviato nelle scorse settimane 63 lettere di licenziamento ai propri dipendenti. I sindacati hanno anche nuovamente sollecitato il governo a intervenire nei confronti di Sky Italia.

“Dopo una prima iniziativa di mobilitazione del territorio di Roma, la realtà aziendale più colpita dal punto di vista occupazionale e delle attività, non essendoci stata alcuna apertura da parte di Sky su licenziamenti e riorganizzazione, le segreterie nazionali annunciano una nuova mobilitazione, questa volta nazionale”, scrivono Slc Cgil, Uilcom Uil e Ugl Telecomunicazioni, annunciando lo stop dei lavoratori dell’intero gruppo e di tutti i siti aziendali (Milano, Roma e Sestu, in provincia di Cagliari). Come già preannunciato, i sindacati hanno anche depositato un ricorso legale presso il Tribunale di Roma per attività anti-sindacale, impugnando le modalità con cui l’azienda ha attuato i licenziamenti collettivi, e dato la propria disponibilità “alla tutela individuale di tutti i lavoratori inseriti nella procedura di licenziamento”.

LEGGI ANCHE
Lo sciopero del 17 ottobre

La trattativa con l’azienda, iniziata dieci mesi fa, si è conclusa ai primi di agosto con un mancato accordo, cui sono seguiti i licenziamenti. “Sono stati mandati via – hanno spiegato i sindacati il 17 ottobre scorso, in occasione del primo sciopero – anche quei lavoratori che avevano dato disponibilità al trasferimento a Milano, caricandosi il peso di sradicare le proprie famiglie pur di non perdere il lavoro”. Segno chiaro del fatto che l’azienda “pretendeva, nella procedura collettiva di licenziamento, di determinare da sola coloro che dovevano essere ricollocati o licenziati, non rispondendo a quanto prescritto dalla norma a tutela dell’occupazione (anzianità contrattuale, carichi familiari e condizioni di difficoltà economica)”.

Slc Cgil, Uilcom Uil e Ugl Telecomunicazioni, infine, dopo aver sottolineato “gli utili straordinari e la solidità industriale e commerciale” dell’azienda (i risultati dell’esercizio 2016-2017 ha visto una crescita del 4 per cento del fatturato e del 139 per cento dell’utile netto), rimarcano di aver “proposto variegate soluzioni alternative, sia in sede aziendale sia in tutte le sedi istituzionali, pur di scongiurare i licenziamenti, nonostante lo spostamento di Sky Tg 24 da Roma a Milano. Siamo arrivati a indicare soluzioni per le singole posizioni: tutte scelte percorribili e senza ulteriori aggravi di costi, che hanno incontrato la totale chiusura di Sky”.

Particolare preoccupazione in Sardegna, dove l'assenza di certezze per il sito di Sestu mette in allarme circa mille lavoratori. “L’azienda ha rifiutato ogni soluzione mediata dai ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico – si legge in una nota delle segreterie territoriali Slc Cgil, Uilcom Uil e Rsu – e si mostra sempre più incurante delle istanze dei lavoratori e dei loro rappresentanti, al punto che presto verrà depositata un’altra causa per mancato rispetto dell’attività sindacale nella gestione dei licenziamenti collettivi”. Sempre oggi (martedì 31 ottobre), dalle 9 alle 10, le due sigle si riuniranno a Cagliari, nella sede Cgil (in viale Monastir 35), per spiegare le ragioni della mobilitazione insieme a una delegazione di lavoratori.