Si è completata qualche settimana fa, con il closing, l’operazione che ha consentito al gruppo Ubi di acquisire le tre bridge banks, fra le quali la Nuova Banca delle Marche. Il sindacato auspica che il valore aggiunto generato dall’operazione vada a beneficio anche dei lavoratori e dei territori in cui opera la banca. È la posizione espressa oggi da Cgil e Fisac delle Marche, insieme a Fisac Cgil della Nuova Banca Marche.

In questi anni, i lavoratori Nbm hanno sostenuto molti sacrifici, in un contesto assolutamente incerto e solo grazie al loro impegno sono stati tenuti il rapporto di fiducia con la clientela, le masse e la raccolta. Questi valori sono stati riconosciuti all’interno  del gruppo dal consigliere delegato di Ubi, Victor Massiah, e dall’amministratore delegato e dal consigliere delegato Nbm uscenti e anche da Enti, associazioni economiche e di categoria e dai consumatori.  Oggi, ancor di più, i lavoratori opereranno nell’interesse del cliente con la massima attenzione alle proposte che verranno fatte loro.

Le notizie di stampa riportavano, già dai primi gennaio, in molti casi una prospettiva di esuberi anche di 1.000 unità su 2.600 dipendenti Nbm a fronte di una previsione di taglio dei costi a fine piano per le 3 Good Bank del 30%. Nonostante Le smentite ufficiali apparse negli scorsi mesi i numeri appaiono ben peggiori: 1.569 esuberi nelle 3 Bridge Banks con probabile partizione per la sola Nbm di oltre 1.000 e tagli dei costi di almeno il 32 pct oltre alla perdita di un numero filiali intorno al centinaio. Persistono, fondati timori, in particolare, per il destino dei 3 centri direzionali (Pesaro e Macerata in primis e in seconda battuta Jesi) che invece potrebbero essere sostenuti con opportuni rientri di lavorazioni precedentemente esternalizzati con indubbi benefici pure sul territorio.

Tali timori trovano oggi una ulteriore conferma nelle parole del consigliere delegato di Ubi Banca Victor Massiah che parla apertis verbis di esternalizzazioni e cessioni di rami di azienda. "Il sindacato si oppone a tali prospettive - spiega l'organizzazione -. Una perdita di posti di lavoro a questi livelli sarebbe del tutto insostenibile. Drammatiche, in queste ipotesi, sarebbero le conseguenti ricadute sul tutto l’indotto. Nel corso di questi anni si è già assistito, nel Gruppo Nbm, a una riduzione di oltre 500 posti di lavoro attraverso 350 prepensionamenti e la mancata conferma di oltre 150 giovani precari; nell’accordo raggiunto il 7 aprile 2017 ulteriori 327 lavoratori hanno aderito al consigliere delegato fondo esuberi, verranno inoltre ridotte di quasi 40.000 le giornate lavorative per coprire ulteriori 100 esuberi e fino al 2020 quasi 600 colleghi avranno contratto part time con risparmi di costi pari a ulteriori 200 unità, con un'ulteriore diminuzione dei livelli occupazionali stimabile intorno alle 600 unità".

 Nel contempo i lavoratori hanno anche sostenuto ulteriori sacrifici con significative riduzioni contrattuali pur di continuare a servire clientela e territorio. Tutto ciò ha portato interventi sul costo del lavoro con consistenti sacrifici pagati dai colleghi del gruppo che andrebbero riconosciuti e valorizzati. Il sindacato, da parte sua, "ha come obiettivo la difesa dei livelli occupazionali nei territori e le professionalità del gruppo Banca Marche. Dovrà avvenire un allineamento contrattuale collegato alla ristrutturazione con ricadute positive sui lavoratori e sul territorio".

 LE RICHIESTE DEL SINDACATO

Territorio. Le Regioni servite da Nuova Banca delle Marche costituiscono una importante opportunità di business per qualsiasi soggetto creditizio e finanziario, a cominciare dalla raccolta perché questi territori sono capaci di una enorme capacità di risparmio. Nel piano industriale presentato ai mercati parrebbe, purtroppo, essere l’unico vero punto di interesse. L’operazione non può risolversi in una mera azione che potrebbe sembrare solo predatoria.  La futura direzione Centro Sud a Jesi dovrà avere la possibilità di erogare volumi di credito tali da sostenere le economie locali e poteri di delibera sufficienti per dare credito per rilanciare economie e produzioni; quantità e qualità nella erogazione del credito assicurano futuro a regione e territori. Le direzioni territoriali, sotto le consigliere delegato MAT, dovranno avere peso e capacità decisionali per il credito, il territorio e i lavoratori. Questo è il vero significato di impresa sociale, che sostiene i diversi distretti industriali e supporta l’emergere delle tante filiere produttive presenti nei nostri territori.

Npl. Il monte degli Npl ceduti a prezzo super scontato (dalla sola Nbm oltre 7 miliardi di euro a Rev ed Atlante) potrebbe sicuramente essere gestito internamente con le professionalità presenti in Nbm con prospettive di tenuta occupazionale.

Risparmio. Ai risparmiatori non istituzionali e non professionali (obbligazionisti subordinati e azionisti) Banca Marche vanno garantiti i giusti ristori; dovranno essere ricercate ulteriori soluzioni pubbliche (anche col Fondo di Risoluzione, condivisione utili derivanti da Rev) o privata da condividere con l’acquirente. In tal senso abbiamo accolto positivamente la notizia di un prossimo incontro tra il consigliere delegato di Ubi Banca Victor Massiah i rappresentanti degli Azionisti e le aperture fatte su una eventuale condivisione futura degli utili derivanti dalla attività della Rev.

Il sindacato quindi conclude: "È entrata nel vivo una fase annunciata e complessa per il territorio, le istituzioni, la politica, le parti sociali, che dovranno essere tutte unite e consapevoli che, quanto sta accadendo, sarà fondamentale per determinare il futuro dei lavoratori, dei territori e della stessa clientela. Il forte ancoraggio del gruppo all’economia reale delle Marche e delle Regioni di storico insediamento è un valore aggiunto, che, consolidato e rilanciato consentirà una prospettiva positiva".