Anche la Lombardia, come quasi tutte le regioni italiane, tranne la Basilicata, ha finalmente una legge di contrasto alla violenza contro le donne. Una donna ogni tre giorni (oltre 60 già dall’inizio dell’anno) viene uccisa dal proprio partner o dall’uomo che dice di amarla. Anche in Lombardia i dati dicono che 5 donne su dieci sono vittime di atti di violenza, che il più delle volte si consumano dentro le mura domestiche. Di questo, si occupa da sempre una rete di case delle donne, centri e presidi ospedalieri che non hanno mai avuto alcun riconoscimento ufficiale e che, con i tagli agli enti locali, rischiavano di chiudere definitivamente i battenti, almeno fino all’approvazione di questa legge.
 
Per la Cgil – dicono Fulvia Colombini e Melissa Oliviero, della segreteria regionale –, si tratta di un importante risultato, frutto del lavoro, dell 'impegno e delle richieste delle donne, anche del sindacato, che da tempo si battono per ottenere strumenti adeguati a contrastare il fenomeno, sempre più diffuso, della violenza di genere. Il testo, approvato con il consenso di tutte le componenti politiche del Consiglio regionale, raccoglie dunque una spinta che viene dal basso e dal territorio, e soprattutto valorizza il ruolo determinante  e il lavoro prezioso svolto dai centri che autonomamente, da anni, aiutano migliaia di donne in difficoltà, e che vanno sostenuti e finanziati. Per questo è necessario che la legge possa disporre anche in futuro delle risorse adeguate, una volta che sarà stato utilizzato il milione di euro stanziato per la fase di avvio".

Molto importante, secondo la Cgil, è anche la costituzione di un tavolo permanente per il contrasto alla violenza, composto per metà da rappresentanti delle istituzioni e per metà dai soggetti che fino ad oggi hanno operato sul territorio per sostenere e aiutare le donne vittime di violenza. "Altrettanto importante è la definizione di piani di intervento sul terreno formativo che coinvolgano gli operatori impegnati in prima persona, ma anche tutte le istituzioni e i soggetti che possono contribuire a diffondere, soprattutto tra i giovani e i giovanissimi, una cultura di rispetto del corpo e della dignità delle donne. In una legislatura regionale che non sta producendo risultati e che è in gran parte fallimentare, questo provvedimento rappresenta un elemento positivo che è giusto riconoscere".