La denuncia delle assunzioni clientelari in Fiat e nell'indotto a Melfi, che in questi giorni ha avuto molta risonanza sui media, secondo il sindacato è solo “la punta dell'iceberg”. Il sistema di ricatti e clientele cui sono stati sottoposti i lavoratori chiamerebbe infatti in causa, a detta della Fiom regionale, molti soggetti: “il 'sindacato' aziendale, le fabbriche dell'automotive, le agenzie per il lavoro, le istituzioni e la politica”.

“Chi ha fatto la selezione delle candidature?”, si chiedono le tute blu della Cgil. “Chi ha compilato gli elenchi dei lavoratori da assumere? Chi ha attivato i contratti di lavoro? Con quali requisiti?”.

Il sistema messo in campo nel momento in cui sono state attivate più di 2.500 assunzioni in somministrazione, in effetti, è stato già oggetto della denuncia della Fiom sin dal 2015, sia con ripetuti volantinaggi nella zona industriale, sia attraverso i social, sia con il sito 'somministratimelfi.it'.

Ai casi di corruzione e ricatto si sono quindi sommate “segnalazioni e raccomandazioni funzionali all'organizzazione del lavoro delle imprese che hanno fatto ricorso alla somministrazione all'arrivo dei nuovi modelli B-Suv”. “L'intento era – afferma ancora il sindacato – quello di avere un esercito di lavoratori sotto ricatto, con missioni di lavoro di una settimana o di pochi giorni, spesso chiamati a giornata, con paghe al di sotto di quanto previsto dalla legge e dai contratti collettivi. Nelle fabbriche di S. Nicola di Melfi assistiamo ormai da mesi alla violazione sistematica dei diritti, a licenziamenti attraverso la mancata conferma del contratto per pochi giorni di malattia o per aver subito un infortunio, alla presenza di differenze rispetto al contratto collettivo nazionale sulle retribuzioni che sfiorano i 3.000 euro per ogni anno lavorato”.

La Fiom chiede quindi alla Regione Basilicata, alle istituzioni e alla direzione territoriale del ministero del Lavoro di attivare un tavolo di confronto permanente per garantire a Melfi una occupazione fondata sui diritti e sulla trasparenza: “Lo ribadiamo ancora una volta: il lavoro è un diritto, non un favore”.