L'Europa, dopo avere “garantito pace, crescita economica e diritti sociali è scossa e percorsa da venti nazionalisti, sovranisti, razzisti. Il nostro paese è scosso nelle sue fondamenta da comportamenti che non è esagerato definire autoritari, e che portano una torsione dell'ordinamento democratico e costituzionale”. Lo ha detto Giuliano Calcagni, segretario generale Fisac Cgil, nel corso del suo intervento al congresso della Cgil in corso a Bari.

“Facciamo bene - ha proseguito - a costruire nel paese un movimento che si opponga senza se e senza ma a un ministro dell'Interno che varca l'unico confine” che non dovrebbe essere mai valicato, “cioè quello dell'umanità”. E’ necessario combattere “senza se e senza ma a difesa della nostra democrazia e della nostra cultura, perché di questo si tratta, e il decreto sicurezza, che nega la residenza a oltre 60 mila migranti, crea una bomba sociale utile solo alle speculazioni politiche” di Matteo Salvini.

 

Un affondo è riservato anche al ministro del Lavoro Luigi Di Maio: “Che ministro è colui che non sente la necessità e la sensibilità politica, civile di venire ad ascoltare cinque milioni di italiani che si associano liberamente in un sindacato” Ma che ministro è? Se guardiamo i loro provvedimenti - ha detto il segretario della Fisac -, determinano una cambiale per il nostro paese di circa 50 miliardi in due anni: significa sottrarre risorse per investimenti e occupazione e condurre il paese verso la recessione”.

“Che giustizia sociale è - prosegue Calcagni - quando si dice che una partita Iva che guadagna 50.000 euro ne pagherà 7.500 di tasse, mentre un lavoratore dipendente che ne guadagna 30.000 pagherà circa 9.000 euro di tasse l'anno? Dobbiamo ribellarci. Dobbiamo alzare la voce a partire dalla manifestazione del 9 febbraio. Deve essere una manifestazione di popolo che rimetta al centro le questioni a noi care: equità sociale, solidarietà e inclusione”.

Infine un appello all’unità della Cgil. “Se uscissimo dal congresso divisi, agli occhi del paese saremmo semplicemente ridicoli. Descriviamo un paese in recessione, che ha rotto anche elementi di coesione sociale e poi ci impegniamo per un anno e otto mesi in un congresso coinvolgendo migliaia di delegati che ci chiedono di non tradirli e di rimanere uniti. Non è possibile affrontare le sfide della globalizzazione e dell'innovazione tecnologica con una Cgil divisa. Non lo dobbiamo solo solo a noi stessi, lo dobbiamo ai nostri padri costituenti” e “lo dobbiamo ai nostri figli”.

È fondamentale “offrire ai nostri giovani un collettivo, un’organizzazione che metta a disposizione un punto di riferimento per l’avanzamento delle loro condizioni economiche. Questa è la sfida - ha scandito Calcagni -, questo è il nostro compito e su questo saremo giudicati”. “

Il nuovo gruppo dirigente che uscirà da questo congresso, come mi auguro unito, dovrà mettere al centro la questione giovanile, dovrà costruire le condizioni per una grande manifestazione per il lavoro e per i giovani”, ha concluso Calcagni ringraziando Susanna Camusso per il lavoro fatto e per avere “tenuto la schiena dritta in condizioni difficili”.