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Un tuffo nel passato per capire il valore della nuova Carta

Un tuffo nel passato per capire il valore della nuova Carta
Bruno Ugolini
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Nei giorni in cui si svolgono le consultazioni nei luoghi di lavoro, è importante riscoprire le motivazioni profonde e ripercorrere le tappe che portarono alla nascita della legge 300. È quello che ha fatto Ilaria Romeo con le sue “Pillole di storia”

È in atto, in centinaia di luoghi di lavoro in tutto il paese, una consultazione di massa, promossa dalla Cgil, sulla nuova Carta dei diritti universali del lavoro, capace di sostituire l’attuale – e via via manomesso – Statuto dei lavoratori, nato nel 1970 per merito dell’allora ministro del Lavoro, il socialista Giacomo Brodolini (affiancato dal compianto giuslavorista Gino Giugni). L’obiettivo ambizioso della Cgil, in questo 2016, è quello di far diventare il corposo documento (composto da ben 97 articoli), messo a punto con il contributo di un pool di studiosi, una proposta di legge di iniziativa popolare.

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È importante, proprio nei giorni in cui si svolgono le consultazioni, riscoprire le motivazioni profonde e ripercorrere le tappe che portarono alla nascita dello Statuto del 1970. È quello che ha fatto Ilaria Romeo, responsabile dell’Archivio storico della Cgil nazionale. Nelle sue “Pillole di storia” (1952; 1954-1957), Romeo ha rievocato il primo discorso di Giuseppe Di Vittorio, nel 1952, relativo alla necessità di uno Statuto “che precisi e ribadisca i diritti democratici dei lavoratori anche nell’interno dell’azienda”. Ricordando anche che, un mese dopo, il congresso Cgil a Napoli decise di proporre alle altre organizzazioni sindacali “un progetto di Statuto”.

Altre tappe di questa lunga marcia verso lo Statuto (non da tutti certo facilitata) sono documentate: nel giugno 1954 un convegno a Milano della Società Umanitaria sulle condizioni del lavoratore dell’impresa industriale; nel 1956 la legge che istituisce una Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni dei lavoratori in Italia, che conclude i lavori rivendicando una legislazione di applicazione dei diritti costituzionali nei luoghi di lavoro; una conferenza Cgil a Milano che rilancia “l’esigenza di un intervento legislativo” anche per vietare “i licenziamenti arbitrari”; un disegno di legge, nel febbraio 1957, proposto da Di Vittorio sulla regolamentazione del licenziamento individuale, prevedendone “la nullità in caso di ingiustificato motivo”.

Sono i primi capitoli di una lunga storia che Ilaria Romeo continuerà a raccontare. Un tuffo nella memoria che serve a capire meglio i cambiamenti di oggi e il valore della nuova Carta dei diritti universali del lavoro. Un approdo necessario, più che mai urgente, e che dovrebbe, potrebbe, essere condiviso dalle altre organizzazioni sindacali e da quelle forze politiche che dichiarano di voler sostenere, rinnovandoli, i diritti di un mondo del lavoro oggi assai frammentato, ma non per questo da condannare a nuove, aspre diseguaglianze.