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Sicilia in cerca di sviluppo

Roberta Lisi e Alberto Castiglione
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La Cgil ha sfidato la crisi presentando il Piano del lavoro regionale. Ma il 2021 si affaccia carico di preoccupazioni. Cosa succederà dell'occupazione, già scarsa, quando finirà il blocco dei licenziamenti? Servono investimenti, dice Alfio Mannino, segretario generale della Confederazione regionale

Un anno difficile, quello che si chiude, contrassegnato dalla crisi economica e sociale scatenata dalla pandemia.  Un territorio fragile, quello siciliano,  e a pagare il prezzo più alto sono le donne e i giovani. Ma il tasso di disoccupazione è altissimo per tutti. Secondo l’ultima rilevazione trimestrale dell’Istat, il 38% della popolazione siciliana è fuori dal circuito produttivo, i neet sfiorano quota 500mila, il 35% dei quali ha tra i 15 e i 34 anni. Ragazze e ragazzi che non studiano e non cercano lavoro. L’Istituto di statistica segnala, inoltre, che il Covid 19 ha già cancellato 35mila posti di lavoro nel terziario, uno dei settori che, prima della crisi sanitaria, dava occupazione, parliamo di turismo, commercio, ristorazione e servizi. E gli inattivi sono arrivati a sfiorare il milione e 600mila persone. “Questi dati, afferma Alfio Mannino, segretario generale della Cgil regionale, ci consegnano una realtà di estrema difficoltà che mette a rischio il futuro della nostra Isola e dei giovani, a fronte del quale lo stallo dell’azione del governo regionale non è accettabile”.

Ovviamente, occorre rispondere innanzitutto all’emergenza sanitaria, per questo la Cgil ha chiesto alla Regione un immediato piano di assunzioni per personale sanitario e la stabilizzazione dei tantissimi precari che consentono al Ssr di non crollare. E poi occorre chiamare il privato alla responsabilità di collaborare con il pubblico per continuare ad assicurare alle cittadine e ai cittadini siciliani l’erogazione di prestazioni non legate al covid ma che sono indispensabili per garantire il diritto alla salute.

Nonostante il coronavirus, la scorsa primavera la Cgil ha deciso di scommettere sul futuro delineando un vero e proprio Piano del lavoro per rilanciare l’economia del territorio. Tre gli assi su cui puntare, secondo il sindacato. Innanzitutto occorre predisporre un programma per dotare anche questo territorio di infrastrutture sociali, dalle scuole agli ospedali. Poi bisogna modificare il modello di sviluppo secondo le nostre peculiarità, lasciandoci alla spalle le industrie di vecchia concezione. Infine, ma non da ultimo, bisogna sviluppare e rilanciare la filiera del turismo e dell’agroalimentare, che -secondo la Confederazione - hanno un grandissimo potenziale.

“La situazione è tale che proseguire con il blocco della spesa per investimenti e lo stallo dell’azione politica è delittuoso. La crisi investe tutti i settori e temiamo che quando finirà il blocco dei licenziamenti l’occupazione vada in caduta libera. Il governo regionale si adoperi per una seria progettazione di interventi e per il loro avvio”. È quanto ha detto il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino, nei giorni scorsi, aprendo il direttivo del sindacato. Mannino ha ricordato che “la Sicilia può disporre di 1,2 miliardi di euro della vecchia programmazione, di oltre 7 miliardi della nuova e delle risorse del Recovery Fund. Serve l’accelerazione di tutte le procedure, ma soprattutto una progettazione che garantisca l’avvio di un nuovo modello di sviluppo in grado di creare lavoro”. Il segretario della Cgil ha rilevato che “la fase attuale rende più impellenti le riforme, a partire da quella dell’amministrazione regionale, per garantire l’ottimale e veloce gestione delle risorse, sulle quali - ha aggiunto- occorrerà anche vigilare per evitare le infiltrazioni mafiose”.