La questione delle compensazioni contributive fraudolente effettuate mediante crediti fiscali inesistenti o fittizi sta assumendo un rilievo sempre maggiore nel dibattito politico e istituzionale.

Dopo l’interrogazione presentata il 7 luglio alla Camera dall’onorevole Maria Cecilia Guerra, anche il Senato è intervenuto con un’analoga iniziativa parlamentare, a prima firma di Susanna Camusso, sottoscritta da Sandra Zampa, Cecilia D’Elia, Danila De Lucia Manca, Francesca La Marca, Antonio Tajani, Alberto Losacco, Tatjana Rojc, Franco Basso e Francesco Giacobbe.

Le due interrogazioni affrontano una questione di grande rilevanza per il sistema previdenziale e per il mercato del lavoro, ponendo al centro il tema dell’utilizzo di crediti fiscali inesistenti per compensare gli obblighi contributivi.

Una questione che riguarda legalità, previdenza e concorrenza

Quello delle compensazioni contributive indebite è un tema da tempo al centro dell’attenzione per le ricadute che produce sulla tutela della previdenza pubblica, sulla legalità negli appalti e sulla concorrenza tra imprese.

Il meccanismo è tanto semplice quanto pericoloso. Attraverso professionisti compiacenti e vere e proprie filiere specializzate nella creazione di crediti inesistenti, alcune imprese compensano gli obblighi previdenziali, assistenziali e assicurativi mediante modello F24 utilizzando crediti fiscali privi di fondamento.

In questo modo le aziende risultano formalmente in regola pur senza aver realmente versato i contributi dovuti.

Le conseguenze sono rilevanti. Da un lato vengono sottratte risorse al finanziamento della sicurezza sociale; dall’altro si altera profondamente la concorrenza tra imprese, consentendo a soggetti che non rispettano gli obblighi contributivi di ottenere il Durc, partecipare agli appalti pubblici, beneficiare di incentivi e agevolazioni e competere con costi artificialmente inferiori rispetto alle imprese che operano nel rispetto delle regole.

Il nodo è il ruolo dell’INPS

Il cuore delle due interrogazioni riguarda l’evoluzione del sistema dei controlli. Fino al marzo 2024 l’Inps disponeva del sistema denominato “Frozen F24”, che consentiva all’istituto di intercettare tempestivamente le compensazioni sospette grazie alle informazioni contenute nelle denunce contributive, nei flussi Uniemens e nella storia contributiva delle aziende.

Con la ridefinizione dell’organizzazione dei controlli, l’Inps continua oggi a svolgere un’importante attività di analisi e istruttoria, ma l’accertamento dell’esistenza dei crediti fiscali utilizzati in compensazione e il loro eventuale recupero sono demandati all’Agenzia delle Entrate.

Secondo i parlamentari firmatari questa impostazione rischia di rallentare l’azione di contrasto, poiché l’Agenzia delle Entrate non dispone dello stesso patrimonio informativo dell’Inps né opera con gli stessi strumenti e tempi.

La conseguenza è che imprese che hanno assolto solo apparentemente gli obblighi contributivi possono continuare, anche per lungo tempo, a risultare formalmente regolari, ottenere il Durc e operare sul mercato come se nulla fosse.

Ed è proprio questo il punto più critico: il problema non è soltanto recuperare i contributi anni dopo, ma impedire che imprese che non hanno realmente versato quanto dovuto possano nel frattempo continuare ad aggiudicarsi appalti pubblici, beneficiare di agevolazioni e alterare la concorrenza, con effetti che rischiano di diventare irreversibili.

Hermes “Frozen 2.0”: un passo avanti, ma non basta

Proprio mentre il Parlamento iniziava ad occuparsi della vicenda, l’Inps ha pubblicato il messaggio Hermes n. 2314 del 9 luglio 2026, introducendo nuove funzionalità dell’applicativo “Frozen 2.0”.

Colpisce che, proprio mentre il tema approdava in Parlamento, l’Inps abbia emanato il messaggio Hermes n. 2314 del 9 luglio 2026 introducendo il cosiddetto “Frozen 2.0”. Le modifiche riguardano però esclusivamente l’organizzazione delle segnalazioni e delle istruttorie interne e non incidono sul problema centrale. Di fatto nulla cambia: l’Inps continua a poter soltanto individuare e segnalare le anomalie, mentre il potere di accertamento resta in capo all’Agenzia delle Entrate.

Resta però irrisolta la questione di fondo. Le innovazioni introdotte riguardano infatti le modalità organizzative e istruttorie, ma non modificano il riparto delle competenze tra i due enti. L’Inps continua a poter individuare e segnalare le situazioni sospette, mentre l’accertamento dei crediti utilizzati in compensazione, il loro eventuale disconoscimento e il recupero restano di competenza dell’Agenzia delle Entrate. È proprio questo il punto sul quale insistono entrambe le interrogazioni parlamentari.

I numeri dimostrano quanto la questione sia strategica

La rilevanza del tema emerge anche dai dati ufficiali. Nel 2025 i contributi sociali hanno superato i 305 miliardi di euro, confermandosi una delle principali fonti di finanziamento del sistema di protezione sociale del Paese. Parallelamente, l’Inps rappresenta il secondo creditore affidato all’Agenzia delle Entrate-Riscossione, con quasi 14 miliardi di euro di ruoli, mentre nel corso del 2025 sono stati recuperati circa 3,8 miliardi di crediti previdenziali.

Sono numeri che dimostrano quanto sia strategica la tutela della contribuzione e quanto sia importante impedire che l’evasione contributiva si consolidi, prima ancora di arrivare alla fase della riscossione. Quando il credito giunge alla riscossione coattiva, infatti, il danno per il sistema previdenziale, per i lavoratori e per la concorrenza tra imprese è spesso già stato prodotto.

Un sistema dei controlli da rafforzare

La questione delle compensazioni indebite si inserisce inoltre in un quadro più generale di difficoltà dell’attività di vigilanza. Il Rendiconto sociale 2025 del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps evidenzia come il sistema dei controlli continui a risentire della progressiva riduzione del personale ispettivo. Nel 2025 gli ispettori dell’Istituto sono scesi a 736 unità, mentre le ispezioni effettuate sono state 8.311. Nonostante la riduzione degli organici, l’attività ispettiva ha consentito di accertare 816 milioni di euro di evasione contributiva, confermando l’ampiezza del fenomeno. Il Civ sottolinea come questi risultati siano stati ottenuti in un contesto di forte carenza di personale e richiama la necessità di rafforzare strutturalmente la funzione di vigilanza dell’Istituto.

Il Rendiconto richiama inoltre l’attenzione su un elemento particolarmente significativo. Tra i fenomeni fraudolenti emergenti sui quali l’Inps è chiamato a concentrare la propria attività di controllo vengono indicate espressamente le compensazioni dei contributi mediante crediti inesistenti, insieme alla somministrazione irregolare di manodopera. Nello stesso documento si evidenzia inoltre che la quota di Durc irregolari è ulteriormente diminuita, passando dal 16,2% al 14,3%, un dato che rende ancora più importante garantire che il Documento unico di regolarità contributiva rappresenti una certificazione sostanziale dell’effettivo versamento dei contributi e non soltanto una regolarità formale.

Dal Parlamento una richiesta precisa al Governo

L’interrogazione presentata al Senato riprende e rafforza quella già depositata alla Camera. I firmatari chiedono ai ministri del Lavoro e dell’Economia quali iniziative intendano assumere per ripristinare in capo all’Inps effettivi poteri di controllo, accertamento e contrasto delle compensazioni contributive indebite, rafforzando al tempo stesso il coordinamento operativo con l’Agenzia delle Entrate.

L’obiettivo è garantire che il Durc torni ad essere una reale attestazione della regolarità contributiva e che il contrasto alle compensazioni fraudolente possa avvenire prima che il danno diventi irreversibile.

Una sfida che riguarda il futuro della previdenza

La vicenda delle compensazioni indebite non rappresenta soltanto un problema tecnico o amministrativo. È una questione che riguarda la qualità del lavoro, la legalità negli appalti, il contrasto all’evasione contributiva, la sostenibilità della previdenza pubblica e la concorrenza leale tra imprese.

Le interrogazioni presentate prima alla Camera e ora anche al Senato segnano un passaggio importante, perché riportano al centro del dibattito un tema che incide direttamente sul finanziamento del sistema previdenziale e sulla tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.

La richiesta che emerge dal Parlamento è chiara: rafforzare gli strumenti di prevenzione e di controllo dell’Inps affinché il recupero dei contributi non avvenga soltanto quando il danno è già stato prodotto, ma attraverso un sistema capace di intercettare tempestivamente le frodi, garantire che il Durc certifichi una regolarità contributiva effettiva e tutelare, allo stesso tempo, le risorse della previdenza pubblica e la concorrenza leale tra le imprese.