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Appalti senza diritti, la Fiom dice basta

Recessione tecnica, lavoro sempre più precario
Foto: Foto di Stefano Corso, da Flickr
Simona Ciaramitaro
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I metalmeccanici lanciano una mobilitazione nazionale, insieme alle altre categorie, in nome della parità salariale e normativa, della legalità e della sicurezza. E chiedono un confronto con governo e imprese: "Siamo stufi dei ricatti"

La Fiom Cgil lancia una grande iniziativa sugli appalti che dovrà giungere a una mobilitazione. L’occasione è stata fornita dal direttivo e dal dibattito che si sono svolti oggi (27 gennaio) nella sede della Cgil nazionale a Roma, dal titolo “Linea d’appalto”, una linea che tiene insieme diritti, salari, sicurezza e legalità. “I lavoratori del settore sono la prima frontiera degli ultimi – sostiene Barbara Tibaldi, segretaria nazionale del sindacato dei metalmeccanici –, subiscono un ricatto continuo e hanno meno strumenti per organizzarsi. Loro dovranno essere al centro non solamente della contrattazione, ma anche di una grande questione politica nazionale da porre al governo. Oggi la maggior parte dei lavoratori in appalto è in realtà in subappalto e a guadagnarci è la malavita, spesso su funzioni dello Stato”.

Nel percorso indicato è prevista la richiesta di un incontro con le parti datoriali e con il governo, così da non trattare singolarmente le circa 160 vertenze per le quali sono stati aperti altrettanti tavoli al ministero dello Sviluppo economico, perché è in un’ottica complessiva che bisogna invece battere sul chiodo della parità di diritti e di salario per tutti i lavoratori (in appalto e non), dell’abolizione delle norme sul massimo ribasso, della limitazione degli stessi appalti e subappalti. Senza contare le implicazioni nel campo della sicurezza, vista l’ampia percentuale di lavoratori colpiti da infortuni, spesso di grave entità.


video di Ivana Marrone

Come spiega la segretaria generale della Fiom Cgil, Francesca Re David, in ambito metalmeccanico la vicenda degli appalti “ha un impatto su due profili: quello legato ai servizi pubblici e alle funzioni pubbliche (ospedali, università, scuole, telecomunicazioni) sottoposti alle tensioni del settore; e poi quello delle imprese che si sono riorganizzate mandando in appalto moltissime attività che prima erano interne, arrivando a tagliare diritti e salari e portando a frammentazione e precarietà”. È dunque arrivato il momento di “riunificare nella rappresentanza quello che è stato frantumato”, chiarisce la dirigente sindacale.

L’annoso problema del sistema degli appalti ha di per sé un carattere ampio che abbraccia più categorie. Ecco perché, dalla segreteria nazionale della Cgil, Giuseppe Massafra conferma la proposta della Fiom di operare di concerto con le altre federazioni. “Su questi lavoratori si scarica l’abbassamento dei costi da parte delle imprese – ricorda – ed è per questo che bisogna lavorare sulla contrattazione nei luoghi di lavoro come sul codice degli appalti, un testo certo migliorabile, ma messo fortemente in discussione dal cosiddetto decreto sblocca cantieri che ha peggiorato le condizioni di lavoro, ha ampliato i subappalti e l’utilizzo del massimo ribasso e ridotto i bandi di gara. Ora è quindi prioritario intervenire sulla contrattazione in una logica confederale che metta insieme tutti i sistemi produttivi”.