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Ex Ilva, l'unica cosa certa è che pagano i lavoratori

Re David (Fiom), piattaforma per rinnovo è ambiziosa
Foto: fotografia di Simona Caleo
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Re David: "Il governo ci dica cosa intende fare e i commissari straordinari facciano chiarezza rispetto alla dichiarata volontà di ricorrere al Tribunale del riesame. Per noi, è necessario garantire la continuità produttiva e occupazionale dell'impianto"

“La situazione dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto si fa sempre più incerta. Dopo la decisione del Tribunale che ieri ha rigettato la richiesta di proroga presentata dai commissari dell'Ilva in amministrazione straordinaria sull'utilizzo dell'Altoforno 2, nonostante il parere favorevole della Procura, arriva oggi l'annuncio da parte dell'azienda dell'avvio della procedura di cassa integrazione straordinaria per 3.500 lavoratori, includendo i 1.300 attualmente in cigo, per i quali una condizione di crisi congiunturale si trasforma in strutturale". È quanto dichiara in una nota Francesca Re David, segretaria generale Fiom Cgil.

"La vicenda dell'Altoforno 2 va avanti dal 2015, tra sequestri e dissequestri, che hanno alimentato l'incertezza sui volumi produttivi e sulle prospettive generali del sito. In tutto ciò, l'unica certezza è che sono sempre i lavoratori a pagare il prezzo più alto, sia per il non rispetto degli accordi sia per la cassa integrazione. La cigs per 3.500 lavoratori è stata comunicata oggi verbalmente alle organizzazioni sindacali e alle Rsu di Taranto", aggiunge la dirigente sindacale.

"Nell'ultimo incontro al ministero dello Sviluppo economico, sono già stati prospettati 4700 esuberi, a cui devono aggiungersi i circa 1.700 lavoratori in amministrazione straordinaria. Domani, al tavolo convocato al Mise, il governo ci dica cosa intende fare sull'ex Ilva e i commissari straordinari facciano chiarezza rispetto alla dichiarata volontà di ricorrere al Tribunale del riesame. Per noi, è necessario garantire comunque la continuità produttiva e occupazionale dello stabilimento, nonché chiarire i futuri assetti societari, e il ruolo che in essi intende svolgere il governo, oltre ai vincoli industriali e ambientali che dovranno caratterizzare il funzionamento a regime del sito di Taranto”, conclude la sindacalista.