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Blutec e Industria italiana autobus: corsa contro il tempo

Fiom: Industria Italiana Autobus e Blutec non pagano gli stipendi
Foto: Un presidio dei lavoratori Blutec (da www.blogsicilia.it)
Emanuele Di Nicola
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Il 31 dicembre scadono gli ammortizzatori e partono le lettere di licenziamento per 1.500 lavoratori. Fim, Fiom, Uilm: "Di Maio ci convochi subito". Il ministero: il 19 incontro per l'ex Fiat di Termini. Ancora niente per Iia. De Palma: bomba a orologeria

Il ministero dello Sviluppo economico convoca i sindacati mercoledì 19 dicembre per il tavolo di confronto su Blutec. È una prima risposta che arriva dopo la conferenza stampa di oggi (5 dicembre) di Fiom, Fim e Uilm, che proprio a Luigi Di Maio chiedevano di vedersi nel più breve tempo possibile. "Riteniamo fondamentale questo incontro, sia per l'aggiornamento sul piano industriale e occupazionale, sia per avere contezza sulla situazione economico-finanziaria dell'azienda per la reindustrializzazione dello stabilimento". Così il segretario nazionale della Fiom, Michele De Palma.

Blutec deve aprire subito le procedure per gli ammortizzatori sociali, ha spiegato, "per garantire la continuità occupazionale dei lavoratori di Termini Imerese, e provveda al pagamento di tutte le spettanze ancora oggi pendenti". Non arriva invece alcun segno per l'altra vertenza importante, ovvero Industria italiana autobus: "Non essendo giunta la convocazione del tavolo sulla vertenza di Iia, sollecitiamo il Mise a fissare l'incontro prima dell'11 dicembre".

La convocazione, almeno per Blutec, è un passo dopo l'allarme lanciato stamani dalle organizzazioni dei metalmeccanici. È una corsa contro il tempo per i 1.500 lavoratori di Industria italiana autobus e di Blutec, l'ex Fiat di Termini Imerese: il 31 dicembre scadono gli ammortizzatori sociali e partono le lettere di licenziamento. I sindacati chiedono di convocare i tavoli al ministero al più presto possibile. Per Blutec lo ottengono, come detto, per l'altro bisogna ancora aspettare.

Due vertenze che vanno insieme, perché simili sono le difficoltà e soprattutto i rischi. Nel caso di Blutec in bilico è il futuro di 694 lavoratori insieme ai 300 dell'indotto. Dopo la chiusura dell'ex stabilimento Fiat il sito è stato coinvolto in diversi progetti di riconversione, fino a passare nel 2015 a Blutec, società del gruppo Metec di componentistica auto che ha avviato il piano su Termini Imerese con il sostegno di Invitalia. La stessa Invitalia ha chiesto ora di restituire i 21 milioni di euro di finanziamenti su cui poggiava la riconversione. Nella seconda metà di dicembre, inoltre, dovrebbe partire la realizzazione del Doblò elettrico e ibrido che sulla carta darebbe lavoro a 250 dipendenti. Le altre ipotesi produttive avanzate sono ancora tutte da verificare.

Per Industria italiana autobus ad essere in pericolo è il futuro dei 290 dipendenti di Fiumeri (Avellino) e dei 154 di Bologna. Le Ferrovie dello Stato hanno manifestato interesse al progetto, ma finora nulla si è concretizzato. Un'assemblea dei soci decisiva è prevista per l'11 dicembre, mentre la proprietà non ha ancora chiesto la cassa integrazione per l'anno prossimo. Nel frattempo si perdono le commesse: come quella della Regione Campania, a cui non sono stati consegnati 47 autobus per l'impossibilità di rispettare i tempi previsti. Episodio grave che ha aumentato la preoccupazione.

Una situazione complessa, quella illustrata da De Palma. "C'è una bomba a orologeria per circa duemila lavoratori – ha detto –: a dicembre rischia di scoppiare senza un intervento del governo. Dopo molti tavoli al ministero, adesso c'è un blackout informativo totale. Più volte abbiamo chiesto di convocare il confronto, vogliamo essere chiari: se ciò non avverrà faremo una mobilitazione". Su Industria italiana autobus "il dicastero ci convochi e dica a che punto è la ricapitalizzazione, se viene confermato e come si configura l'impegno di Ferrovie, che tra l'altro è stato annunciato dallo stesso ministero prima sui social e poi ai sindacati".

Nella vertenza Blutec, ha proseguito De Palma, "c'è un problema da affrontare subito: l'azienda deve comunicare l'apertura degli ammortizzatori, altrimenti si resta senza reddito. La produzione di Doblò non basta, non satura i lavoratori dello stabilimento". Su Termini Imerese poi "si rischia l'effetto domino, la tendenza può essere estesa ad altri siti produttivi". L'azienda deve ancora pagare molte spettanze ai lavoratori: "Abbiamo inviato alla proprietà una lettera di diffida".

In generale, secondo il sindacalista, "si tratta di settori che hanno sia mercato che competenze, ma non sono messi in condizioni di operare, questo è il vero paradosso. Da parte nostra non vogliamo sempre inseguire l'emergenza, a un certo punto ci piacerebbe discutere una prospettiva industriale per il Paese: è responsabilità di questo governo, naturalmente, ma anche di quelli precedenti".

A rafforzare il monito ci sono anche le categorie di Cisl e Uil. Per il segretario nazionale della Fim, Ferdinando Uliano "rischiamo di avere migliaia di lavoratori fermi. I tempi sono strettissimi: l'impegno dell'esecutivo si concretizzi entro il 31 dicembre o gli addetti si troveranno in mezzo alla strada". Così Gianluca Ficco, segretario nazionale della Uil: "Il nostro interesse, ovvero quello dei lavoratori, non è rinfacciare gli annunci fatti ma cercare una soluzione comune".

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