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Dalla Lombardia l'obiettivo di riunificare il lavoro

Dalla Lombardia l'obiettivo di riunificare il lavoro
Foto: Elena Lattuada
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La relazione di Elena Lattuada. "Sindacati e imprese devono definire le modalità di intervento: per la Cgil le priorità sono legalità e trasparenza negli appalti, welfare e investimenti per lo sviluppo". Integrazione, "il modello Riace ci appartiene"

Il XII congresso regionale della Cgil Lombardia è aperto oggi, martedì 20 novembre. In tutto 617 delegate e delegati in rappresentanza di 852.821 iscritte e iscritti. 11.261 le assemblee. Ad inaugurare le assise una figura di grande prestigio: Antonio Pizzinato, accolto con un grande applauso. Poi, prima dell’elezione della presidenza congressuale e della relazione introduttiva di Elena Lattuada, due attori, Elisabetta Vergani e Lorenzo Frediani hanno letto brani della Costituzione e pensieri di donne e uomini di grande valore sulla libertà, la democrazia e la giustizia.

Molte le questioni affrontate dal segretario generale della Cgil Lombardia Elena Lattuada, nella relazione introduttiva. Primo tra tutti il nodo dell'integrazione: "Il modello proposto da Mimmo Lucano a Riace ci convince e ci appartiene. Per questo siamo a fianco dei bambini e dei genitori che a Lodi rivendicano integrazione e diritti uguali per tutti. Non ci appartiene invece il modello disegnato dal decreto sicurezza, che fa propri i respingimenti e la segregazione senza essere davvero uno strumento per la gestione dei flussi”.

Il segretario si è soffermato sul tema dell'innovazione: "Non si può e non si deve fermare - naturalmente -, ma ricordiamoci che non è un fatto neutro. L'innovazione può cancellare il ruolo e la necessità del lavoro umano e della sua intelligenza, un ruolo che la contrattazione invece riconosce. Compito della negoziazione è infatti proprio riconoscere il lavoro umano, trattamenti economici e normativi, tempi, professionalità, ma anche quello di rendere noti, per democratizzarli, i dati e la ricchezza che la loro gestione produce per il mercato".

Nel mondo contemporaneo "ci sono tanti lavori e molti mercati: tanti uomini e donne operano in contesti diversi, modalità profondamente divergenti tra loro. Il nostro obiettivo è riunificare tutto il mondo del lavoro. Per questo abbiamo raccolto firme e deposto in Parlamento la nostra proposta di legge: la Carta dei diritti universali del lavoro, che rappresenta l'orizzonte da seguire".

Serve un impegno comune di tutte le parti sociali, ha spiegato. "Le associazioni datoriali, con Cgil, Cisl e Uil regionali, devono discutere le modalità con cui determinare accordi e priorità di intervento. Per noi sono legalità e trasparenza negli appalti, lavoro stabile e sicuro, welfare e investimenti per lo sviluppo. Serve un protocollo regionale che dia certezze e trasparenza nelle gare d'appalto, di legalità contro qualsiasi forma di infiltrazione mafiosa presente nella regione, al contrasto della quale è necessario porre attenzione e rigore".

Al presidente della Regione Attilio Fontana e alla giunta "chiediamo un salto di qualità nelle relazioni con il sindacato - ha detto -. Sui tanti temi oggetto del nostro confronto abbiamo proposte unitarie su cui chiediamo un negoziato strutturato. In Lombardia il sistema produttivo è robusto, diffuso, abbiamo medie e piccole imprese anche ad alta specialità, intrecciate a filiere e mercati internazionali, ma quasi mai siamo a capo di queste filiere, perché gli investimenti sono diretti ad acquistare tecnologia altrove".

Le donne nel mercato del lavoro sono ancora indietro. "Le donne hanno bassa remunerazione, anche dettata dalla diffusione del part time involontario e del lavoro povero. Il reddito medio nel 2017, a livello nazionale, risulta di 28.763 euro per i maschi e di 19.881 euro per le femmine. Sull’autonomia differenziata, il negoziato avviato col Governo ci preoccupa perché porta con sé un forte rischio di disgregazione e ulteriore allargamento delle fratture. In fondo, legittima l’idea di chi pensa che facciamo meglio da soli. Il nostro giudizio è contrario sia nel merito del negoziato che nel metodo, che ha reso puramente formale il confronto con le parti sociali. Ciò non toglie che chiediamo di essere coinvolti nella valutazione dei risultati".

Sulla sanità lombarda, per Lattuada "urge rafforzare le cure intermedie e i servizi territoriali, anche con punti unici di accesso al sistema; occorre intervenire per la riduzione dei tempi di attesa, fattore critico che spesso induce a rivolgersi al privato, pagando costi troppo alti. Sul tema della marginalità, grandi sono i numeri anche in Lombardia: se le famiglie in povertà relativa nel 2002 erano il 2,9%, nel 2017 sono diventate il 5,5%. Serve un piano regionale di contrasto alla povertà che potenzi opportunità di scolarità e lavoro. Impugneremo in tribunale qualsiasi atto discriminatorio: la Cgil Lombardia è attrezzata come osservatorio contro le discriminazioni col supporto di tutte le strutture".

In conclusione, Lattuada ha affermato: "Condivido la proposta della maggioranza della segreteria nazionale di indicare Maurizio Landini a segretario generale della Cgil. Sono state tante le ragioni che mi hanno diviso in passato dalle posizioni di Maurizio, oggi quelle distanze sono venite meno in ragione del percorso unitario in Cgil degli ultimi anni, della condivisione del processo politico e di ciò che la sua figura può rappresentare, per chi ci guarda con aspettative. L'ultimo comitato direttivo ha votato un ordine del giorno che esprime la candidatura avanzata dalla maggioranza della segreteria e le legittima possibilità che nel percorso congressuale si avanzino altre candidature: questo è un pregio della nostra organizzazione, è un fatto democratico". Ora "bisogna esplicitare le candidature per trovare sintesi unitarie". Infine: "Se sarò confermata alla guida della Cgil Lombardia il prossimo segretario della Cgil, eletto a gennaio dall'assemblea generale, sarà anche il mio segretario generale. Auguro a tutti buon congresso".