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Aggressioni: è ora di prenderci cura di chi ci cura

Incidenti lavoro: operaio muore schiacciato a Milano
Foto: (fotografia di Michele Federico, da Flickr)
Martina Bortolotti
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Aumentano gli episodi di violenza ai danni di medici e infermieri, l'ultimo a Napoli il 28 maggio. Filippi (Fp Cgil medici): "Il personale va messo in sicurezza, ma occorre intervenire sui disservizi causati dai tagli e dal sovraccarico lavorativo"

Ennesimo episodio di violenza contro il personale sanitario. Ne abbiamo sentiti tanti negli ultimi tempi. Secondo i dati raccolti, sono 39 le aggressioni avvenute nel solo 2018. Quasi due aggressioni a settimana. In un anno si contano circa 1.200 atti intimidatori ai danni degli operatori sanitari, tra medici, infermieri, farmacisti e altri professionisti del settore. Vi sono circa tre episodi di violenza al giorno, dalle percosse fino ai tentativi di stupro. Questa la fotografia scattata grazie ai dati Inail, confermati dal ministero della Salute.

L’ultimo episodio si è verificato la notte del 28 maggio, dopo le 23, nel centro storico di Napoli, dove una ‘flotta’ di persone in moto ha assediato il pronto soccorso dell’ospedale Vecchio Pellegrini e sequestrato un’ambulanza, minacciando l’autista del mezzo. Tutto è cominciato con un incidente tra due moto, nei quartieri spagnoli della città, nel quale un ragazzo di 17 anni è rimasto gravemente ferito. Dopo l’accaduto decine di persone hanno impugnato i propri motorini e hanno letteralmente assediato il pronto soccorso del Pellegrini e assalito l’ambulanza più vicina, sequestrando l’autista, allo scopo di sottrarla per prestare soccorso al 17enne.

“Registriamo un pericolosissimo aumento delle aggressioni a danno degli operatori”, commenta Andrea Filippi, segretario nazionale della Fp Cgil medici: “Al di là quindi dei procedimenti che mettano i servizi in sicurezza, si pone il grave problema dei disservizi causati dal sovraccarico lavorativo e dai tagli al personale. Gli operatori sono esposti al front office con l’utenza senza avere né strumenti né tempo per rispondere alle richieste. E non trascuriamo, infine, i tagli subiti dal personale preposto alla sicurezza”.

Ma torniamo all’episodio del 28 maggio. Secondo la testimonianza di due operatori del Pellegrini, l’ambulanza aveva appena condotto in pronto soccorso un uomo in condizioni molto gravi, infartuato, che era stato portato via con la barella. Per questo il mezzo ne era sprovvisto, ma con un metodo ‘fai da te’ il gruppo di motociclisti avrebbe afferrato una lettiga qualsiasi del pronto soccorso per caricarla sul mezzo. Lettiga troppo grande che ha danneggiato l’auto dei soccorsi. Nel frattempo altre due ambulanze di ospedali vicini, che avevano risposto alla chiamata di emergenza, sono arrivate nel luogo dell’incidente e sono state assaltate dalla folla. Il ragazzo, non ancora maggiorenne, è stato portato in ospedale ed è morto in rianimazione. Ma nel frattempo le tensioni sono proseguite: un gruppo consistente di amici e parenti ha assediato il cortile del pronto soccorso, imprecando e inveendo contro tutti, facendo vivere momenti di grande tensione al personale ospedaliero.

Dopo l’aggressione a cinque infermieri dello scorso 8 aprile proprio al Vecchio Pellegrini di Napoli, il personale è stanco e preoccupato. “Non è la prima volta che andiamo incontro a questi episodi” commenta Armando, coordinatore della direzione infermieristica dell’ospedale: “Purtroppo si ripetono con una certa frequenza. L’episodio del mese scorso ha avuto una certa risonanza grazie ai mass-media, ma per uno di cui si parla ne accadono molti altri che rimangono nel silenzio assoluto”.

“Noi siamo un presidio molto esposto a questo tipo di fenomeno avendo intorno quartieri molto caldi”, aggiunge Gino, infermiere dell’ospedale: “Già ci sono problemi per la carenza di personale, e lavoriamo con estrema difficoltà. Questo non fa altro che aggravare la situazione. Adesso abbiamo un mezzo danneggiato e questo si riversa sull’utenza. Siamo seriamente preoccupati”. Altri infermieri sottolineano di “essere troppo spesso bersaglio di reazioni spropositate di pazienti o familiari, molti di noi hanno subìto aggressioni fisiche. Non vogliamo che il nostro posto di lavoro diventi una trappola per gli operatori, esigiamo che sia un luogo armonico e sicuro in cui prenderci cura dei cittadini in modo efficiente”.

“Siamo di fronte all'ennesimo atto di aggressione nei confronti di personale sanitario”, commenta Michele Vannini, dirigente della Funzione pubblica Cgil nazionale: “Uno stillicidio che vede coinvolti in prima persona professionisti che operano in carenza di mezzi e di organico e che, per paradosso estremo, sono costretti a temere per la propria incolumità mentre curano cittadini, quasi operassero nello scenario di un conflitto. Ma, in fondo, proprio di un conflitto si tratta: quello fra il dovere di garantire la salute e i persistenti tagli che hanno ridotto all’osso il Servizio sanitario nazionale”. Tutto questo, ovviamente, “non attenua la nostra più ferma condanna di fronte a scene come quelle avvenute ieri a Napoli, ma è ora che si alzi forte la voce delle istituzioni affinché si adottino tutte le iniziative perché i professionisti della sanità, pubblica e privata, possano svolgere il lavoro in totale sicurezza”.