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Politiche industriali, il mercato non basta

Politiche industriali, il mercato non basta
Maurizio Minnucci
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Landini alle Giornate del lavoro: “I processi di cambiamento non possono essere lasciati alla discrezionalità delle imprese, dobbiamo affrontare insieme la sfida, ma serve una guida pubblica”. Emiliano: “Sull'Ilva una battaglia di civiltà”

LECCE - “Siamo ancora dentro a una crisi che ha aumentato senza precedenti la disuguaglianza sociale. C’è qualche segnale di ripresa, ma stiamo crescendo meno degli altri e ciò accade perché abbiamo investito di meno. In pratica, siamo senza politiche industriali da vent’anni, sia con i governi di centrodestra sia con quelli di centrodestra”. Così il segretario confederale della Cgil Maurizio Landini nel dibattito “Politica industriale, una cosa del ‘900?” alle Giornate del lavoro. “Dal nostro punto di vista – afferma – ciò vuol dire parlare di occupazione, porsi il problema di quale modello di produzione si ha in testa, ma anche di quale idea di redistribuzione sociale. In poche parole, dobbiamo mettere al centro il lavoro e le persone”. Il punto, secondo la Cgil, è puntare una crescita economica che abbia un impatto positivo per le persone. “Nei primi mesi del 2017, per esempio, c’è stato un aumento pesante dei morti sul lavoro – osserva l’ex segretario Fiom –, è quindi evidente che alcuni condizioni sono peggiorate”.

L’altro tema, ugualmente importante, è quello della sostenibilità ambientale. “È il modello di produzione a determinare il livello di inquinamento. Se continuiamo così, rischiamo di mettere a rischio l’esistenza stessa del pianeta. Bisogna quindi ripensare anche il prodotto. Guardiamo il mondo dell’auto: intorno c’è il tema della mobilità, di come si progettano le città, c’è l’auto elettrica, a idrogeno o ibrida. Processi di cambiamento di tale natura – fa notare Landini – non possono essere lasciati al mercato. Lo Stato deve finalizzare gli investimenti indirizzandoli verso precise scelte, in particolare sulla formazione, sulla ricerca”. A cominciare dall’Ilva. “I nuovi potenziali acquirenti, a quanto si è capito, vogliono 4mila persone in meno e non si capisce cosa faranno sul piano ambientale. Secondo noi non possono esserci sconti su questo piano”.

In dibattito molto vivace, anche il presidente della Regione Michele Emiliano si è soffermato sulla grande acciaieria pugliese: “A Taranto è in corso una battaglia di civiltà e di modernizzazione industriale. Abbiamo chiesto di premiare una produzione di acciaio senza utilizzare il carbone. Ma la Regione – sottolinea Emiliano – è esclusa dal tavolo. Il discorso sulle trivellazioni va nella stessa direzione”, ha concluso. Sull’importanza fondamentale di Industria 4.0 si è soffermato Alberto Bombassei. “È un progetto che quale sento un po’ la paternità – sottolinea l’imprenditore e parlamentare –, che mi fu suggerito dall’ambasciatore tedesco e che poi ha dato vita alla legge Calenda, protagonista di un cambiamento di direzione. Oggi possiamo dire che il Pil sta crescendo anche grazie a queste scelte politiche, spero che il governo confermi queste scelte”, conclude il presidente della Brembo riferendosi a un importante incontro in calendario per la settimana prossima con i ministeri interessati a Industria 4.0.

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