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Pensioni, lavoro e contratti: le sfide degli edili

Pensioni, lavoro e contratti: le sfide degli edili
Foto: (fotografia di Jarmoluk, da Pixabay)
Maurizio Minnucci
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Intervista al segretario generale Fillea, Alessandro Genovesi, alla vigilia della mobilitazione. “Una prima tappa importante per la questione previdenziale, ma anche per la sicurezza nei cantieri e gli investimenti. L'Ape agevolata? Così è una truffa”

Giovedì 25 maggio i lavoratori dell’edilizia saranno nelle piazze d’Italia con manifestazioni a Bologna, Roma, Bari, Palermo e Cagliari. Le tre parole d'ordine per le sigle di categoria di Cgil, Cisl e Uil sono pensioni, lavoro e contratti. Alla vigilia della giornata di protesta e proposta, Rassegna ne ha parlato con il segretario generale della Fillea, Alessandro Genovesi. “Vogliamo governare i processi, difendere e se possibile implementare l'occupazione – riassume il dirigente sindacale –, far aumentare il potere d’acquisto e quindi i consumi. Dobbiamo muoverci con queste priorità. La mobilitazione del 25 maggio è una prima tappa importante per tenere aperta la vertenza pensioni, ma anche per sostenere i tavoli sulla sicurezza, insistere sulla necessità di creare posti di lavoro con investimenti pubblici e privati, rilanciare la lotta al sommerso. E, ovviamente, rivendicare un contratto nazionale che serva a tutti questi scopi”.

Rassegna Partiamo dalle pensioni, al primo punto delle vostre richieste. Per gli edili il caso dell'Ape agevolata grida vendetta...

Genovesi Hanno messo paletti enormi che quasi umiliano la nostra gente. Su 23mila operai nati tra il 1951 e 1953, solo 500 circa avrebbero potuto usufruire dell’Ape agevolata con i 36 anni di contributi di cui gli ultimi 6 continuativi. Apprezziamo la correzione introdotta con la manovrina – che abbona 12 mesi –, ma i numeri parlano chiaro: allo stato attuale meno di duemila edili potranno andare in pensione anticipata. Allora il messaggio deve essere chiaro: l’Ape agevolata così com'è, per noi sa di truffa. Sembra quasi che il legislatore non sappia che il nostro è un lavoro discontinuo per definizione e che dall'inizio della crisi abbiamo perso oltre 800mila posti. Per noi quindi è indispensabile accelerare la fase 2 del confronto governo-sindacati, in particolare su uscite flessibili legate alle diverse aspettative di vita, e che occorre insieme superare il limite che ha segnato la fase 1 del confronto, determinata dalle risorse disponibili anziché dalla definizione della platea cui rivolgere l’agevolazione.

Rassegna A ciò si lega il discorso sulla sicurezza, altro tema centrale della mobilitazione. Lo state dicendo in tutte salse che non si può stare sulle impalcature fino a settant'anni.

Genovesi Eh già. Abbiamo sempre sottolineato il nesso tra anzianità e rischio d'infortunio. Continuiamo a ribadire che occorre un vero accesso all'uscita pensionistica anticipata rispetto ai 67 anni, e poi a crescere. Sarebbe anche una leva per favorire il ricambio generazionale e professionale di cui tutti parlano. Il tema rimane quello del lavoro sicuro e professionalizzato per accompagnare la riconversione.

Rassegna A proposito di riconversione, la Fillea propone un piano straordinario per le infrastrutture già esistenti. In cosa consiste?

Genovesi Serve anzitutto una mappatura minuziosa, indipendentemente dalle competenze, e poi un piano straordinario di manutenzione per strade e viadotti. Ricordo che in Italia sta per esaurirsi il ciclo di vita di molte opere. Il 65 per cento delle infrastrutture stradali e autostradali risale agli anni 60 e 70; solo il 10 per cento è stato sviluppato negli ultimi 25 anni. Quindi stiamo per assistere a un rapido incremento di malfunzionamenti, guasti e crolli, proprio come quelli di cui parlano le cronache di questi giorni.

Rassegna Restando sui temi del 25 maggio non può mancare il contratto degli edili. A che punto siamo?

Genovesi Dobbiamo provare ad accelerare il confronto sul rinnovo. Non possiamo farci trascinare nelle paludi dalla crisi di rappresentanza delle imprese, dalla lotta fratricida tra Ance e artigiani. La priorità a questo punto è chiudere quello che può dare risposte ai lavoratori, e poi affrontare il nodo del sistema duale. Lo diciamo chiaramente sia all’Ance sia agli artigiani: il contratto nazionale non può essere preso in ostaggio da nessuno. Anche per questo saremo in piazza, per continuare a investire nel confronto con le controparti e nelle alleanze a partire da Filca e Feneal. Salvaguardare questa tenuta unitaria ci consegna oggi una capacità d'iniziativa di cui la giornata del 25 è la diretta testimonianza.

Rassegna Un altro motivo che vi spinge in piazza è il progetto Casa Italia per la gestione del post-terremoto, da voi inizialmente giudicato in modo positivo. Cosa succede? C'è stato un passo indietro?

Genovesi Come accennavo parlando della manutenzione, la nostra è una visione di riconversione in un’ottica di sistema. L’urgenza di Casa Italia è tutta qui. Il governo, rimettendolo nel cassetto, non solo abbandona un intervento cruciale per il nostro settore, ma rinuncia a un riposizionamento strategico di gran parte dell'economia nazionale. Casa Italia potrebbe essere il vero Piano del lavoro di cui si ha bisogno. E un altro passo indietro, devo dire, lo abbiamo visto sul Codice degli appalti. Ora che la discussione sulle regole del gioco è finita – e il tema è diventato come spendere le risorse – il Codice non fa l’unica cosa che doveva fare: qualificare le stazioni appaltanti per rendere residuale e difficile il contenzioso, o comunque neutralizzarlo con le clausole 'chi perde paga', perché intanto le opere devono partire.

Rassegna Ultimo argomento, ma non certo per importanza. Dove si colloca la Carta dei diritti della Cgil in questo percorso?

Genovesi Intanto lasciami sottolineare il successo politico dei referendum su voucher e appalti che in queste ore viene minacciato da una parte della maggioranza. Stanno provando a far rientrare dalla finestra ciò che milioni di firme hanno fatto uscire dalla porta. Noi rimaniamo in campo con la nostra Carta dei diritti che resta l’orizzonte strategico per questa e per la prossima legislatura: non è un feticcio, ma una stella polare da mettere a disposizione di tutti, provando a introdurre qualcosa già nell’azione contrattuale là dove i rapporti di forza ce lo consentono. Ripeto, se il nostro successo politico ha riempito momentaneamente un vuoto, la strategia complessiva deve porsi il tema di come riconquistare potere nel governare dei processi e quindi, in ultima istanza, redistribuire le risorse. Insomma, più e meglio facciamo sindacato, ci confrontiamo su come innovare i nostri strumenti di rappresentanza nel mondo del lavoro che è cambiato e cambierà sempre di più, più forti saremo anche sul terreno politico e non viceversa.