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Aree del sisma, il rischio si chiama spopolamento

La ricostruzione possibile
Foto: Marco Merlini
Gaetano Sateriale
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La Cgil ha elaborato il Pses, un progetto che si pone come obiettivo quello di avviare da subito il rafforzamento e la riqualificazione dei territori colpiti dal terremoto e, per estensione, delle zone interne dell'Appennino

Negli incontri che i sindacati hanno avuto nelle ultime settimane con il Commissario alla ricostruzione e il capo della Protezione civile, è emersa più volte la preoccupazione che, una volta superata la fase di emergenza e di prima ricostruzione delle aree colpite dai ripetuti eventi sismici degli scorsi mesi, non vi siano in quei territori le condizioni per un reinsediamento stabile della popolazione e delle attività economiche e civili necessarie al consolidamento urbano e sociale. Si teme, al contrario, che continui lo spopolamento delle aree interne dell’Appennino, iniziato ben prima del terremoto e dovuto alla frammentazione dei centri urbani, alla scarsità delle strutture di servizio e alla fragilità di molte imprese.

Questa preoccupazione di un progressivo futuro spopolamento è condivisa dalle strutture sindacali (nazionali, regionali e territoriali) del coordinamento Cgil delle aree del sisma. Per questo, parallelamente alle iniziative legate alla fase di emergenza e di prima ricostruzione, lo stesso coordinamento ha di recente elaborato un Progetto di sviluppo economico e sociale (Pses, leggi qui il testo del documento) con l’obiettivo di avviare da subito il rafforzamento e la riqualificazione del territorio del sisma e, per estensione, delle aree interne dell’Appennino. Primari campi di intervento del Pses, in una logica di sostenibilità dell’area, sono le infrastrutture viarie e ferroviarie, le scuole e le università, le attività economiche di agricoltura, industria e commercio, l’assistenza sociale e sanitaria, la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale.

Non si tratta in nessuno di questi ambiti di riempire un vuoto assoluto, quanto di integrare, valorizzare e implementare l’esistente. Nel progetto della Cgil si richiede la predisposizione di una “Zona economica speciale”, che sia in grado, ai sensi della normativa europea in materia, di attrarre investimenti e facilitare la creazione di nuove attività economiche, a partire dallo sviluppo di innovazione e ricerca e dalle filiere produttive e commerciali già presenti: legate queste ultime alle caratteristiche delle facoltà universitarie dell’area. Anche nell’ambito delle logiche della ricostruzione, è infatti opinione della Cgil che non sia sufficiente “ricostruire tutto com’era prima” e che ricostruzione e innovazione tecnologica e di servizio debbano essere strettamente legate, se si vogliono produrre maggiori e migliori occasioni di lavoro.

È il caso, tra gli altri, del sistema sanitario, che – data la frammentazione dei nuclei abitativi in frazioni interne a piccoli Comuni – ha la necessità di essere riprogettato per reti di servizi di prima assistenza diffusi nel territorio, piuttosto che non ripristinando un sistema esclusivamente centrato su ospedali per acuzie, spesso lontani dai paesi appenninici. Quello della frammentazione e della dimensione ridotta dei Comuni è uno dei problemi che vanno risolti attraverso la promozione di strumenti di coordinamento e unione comunale, che mettano in grado, senza sopprimere le entità municipali originarie, di coordinare le principali funzioni amministrative, in modo da poter gestire le esigenze di una popolazione anziana e dispersa in frazioni. Soprattutto nell’emergenza, si è misurata la sproporzione esistente, anche a causa della dimensione di molti Comuni, tra esigenze e servizi.

È infine convinzione della Cgil che vada promossa la potenzialità turistica dell’area del sisma attraverso la creazione di Parchi naturali nazionali, collegati fra loro in un percorso appenninico più vasto, dotato di capacità ricettive mirate, e che debba essere richiesto l’inserimento della città dell’Aquila e dei borghi medievali appenninici nella World heritage list dell’Unesco. Il Progetto di sviluppo economico e sociale sarà prossimamente presentato in quattro iniziative regionali con le strutture Cgil, e successivamente a un confronto con Cisl e Uil e le istituzioni di governo territoriale, in un percorso di promozione, dal basso, di programmi coerenti di rilancio delle economie e delle società colpite dal sisma, nonché di verifica dell’impiego delle risorse dell’emergenza e dei fondi europei, nazionali e regionali legati allo sviluppo delle aree interessate. Parallelamente, si dovrà dar vita a incontri con i ministeri interessati, per valutare il grado di convergenza sulle proposte avanzate e avviare la realizzazione di un programma di rafforzamento infrastrutturale, economico e di servizi delle aree interne del Paese.

Gaetano Sateriale è coordinatore del Piano del lavoro Cgil nazionale