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Nel cuore di Tor Bella Monaca

Nel cuore di Tor Bella Monaca
Foto: Gaetano Lo Porto / Sintesi
Emiliano Sbaraglia, RadioArticolo1
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Per lanciare i referendum è giusto partire da qui, dal quartiere più giovane della città, ma anche quello con il più alto tasso di abbandono scolastico. È il lavoro il tema al centro di qualsiasi proposta politica si voglia affrontare per le periferie

La presenza della Cgil e del segretario generale Susanna Camusso a Tor Bella Monaca, nel cuore della periferia romana, è un segnale forte che inaugura nella maniera migliore la campagna referendaria nazionale per i due quesiti sul lavoro. Ne parlo da un punto di osservazione privilegiato, quello di docente di ruolo in materie letterarie nella scuola secondaria di primo grado Ilaria Alpi, compresa nel plesso Melissa Bassi di via dell’Archeologia, la strada dei cosiddetti “Palazzoni” o “Torri” delle R4-R5, orripilante fotografia dell’ascesa rampante della famiglia Caltagirone nei decenni sessanta e settanta.

Tor Bella Monaca, anima pulsante del Municipio VI, per molti versi può considerarsi lo specchio di una cattiva gestione della capitale e di riflesso del paese intero: un luogo nel quale l’assenza delle istituzioni – o, meglio, una presenza insufficiente e spesso legata a logiche di convenienza politica – emerge in tutti i suoi aspetti. La recente campagna elettorale per l’elezione del sindaco, ormai già così lontana, ne è stata pratica dimostrazione. Soprattutto nelle settimane precedenti il voto comunale, i vari candidati si sono alternati con comizi pressoché quotidiani, e la vittoria del Movimento 5 Stelle, oltre al buon risultato raggiunto dalla destra “sociale” evocata da Giorgia Meloni, hanno certificato e raccolto una protesta popolare di vaste dimensioni in un quadrante che accoglie oltre 250mila residenti, la metà dei quali – record della città – al di sotto dei trent’anni. Poi, in questi mesi, più nulla.

Le telecamere mostrano solo il lato del degrado, ma nel quartiere c'è una fervente attività delle associazioni

Eppure, malgrado le incursioni di telecamere e taccuini tendano solo a evidenziare il degrado urbano e il dominio della criminalità più o meno organizzata, il territorio presenta numerose potenzialità da sostenere e da scoprire. Lo sanno bene associazioni come Cubo Libro, la cui piccola e accogliente libreria in largo Ferruccio Mengaroni sforna iniziative a getto continuo, oltre che seguire nel pomeriggio studenti e studentesse in difficoltà. Nella stessa piazza, a pochi passi lo storico “Che”ntro sociale, sede di incontri, di attività, di discussione, di intervento sociale costante e vitale.

Con loro i ragazzi di “Tor più Bella”, la maggior parte universitari della vicina Tor Vergata, ma che tra i propri iscritti mescolano famiglie intere o pensionati soli (che ancora ricordano con qualche lacrima il sorriso coraggioso del sindaco Petroselli), pronti a dare una mano quando ad agosto, prima della riapertura delle aule, ci si rimbocca le maniche per dare una pulita ai giardini delle scuole, o per recuperare quelli pubblici, cosparsi di ogni cosa si possa immaginare. In questa rete di solidarietà spontanea – meglio dire di alchemica sopravvivenza – lo Spi Cgil in viale Santa Rita da Cascia, proprio di fronte al mercato di zona, è per tutti lo spazio disponibile attraverso cui coordinare le varie energie, per monitorare nel miglior modo possibile il rispetto minimo dei diritti sociali e civili. Perché la convivenza umana, a Tor Bella Monaca, è un quotidiano equilibrio sottile tra legalità e autarchia, in senso filosofico ed economico. E poi c’è il Teatro di Tor Bella Monaca, finalmente riaperto dopo un periodo di incerta organizzazione, vicino al liceo scientifico-linguistico Edoardo Amaldi, a ridosso della via Casilina, nel 2015 riconosciuto da uno studio della Fondazione Agnelli tra i primi cinque istituti superiori della Regione Lazio per qualità ed efficienza.

Ma dall’altra parte dello “Stradone TBM”, nella nostra scuola, abbiamo invece tra i tassi più alti di abbandono scolastico dell’intera città, il traguardo è imparare a leggere e scrivere, e per molti studenti e studentesse, dopo la terza media, il futuro riserva poco altro che estetista o parrucchiera, gommista (non sono le buche a mancare) o “civetta” sopra qualche tetto di via dell’Archeologia. Qualcosa non torna. Ecco perché è importante la presenza vera, reale e concreta di chi tutela i diritti dei lavoratori; ecco perché è il lavoro il tema al centro di qualsiasi proposta politica si voglia affrontare per Tor Bella Monaca. Ecco perché è importante cominciare questa battaglia da qui.