L’elezione del nuovo presidente degli Stati Uniti, l’Unione europea dopo la Brexit, la Marcia della pace Perugia-Assisi e le guerre in Siria e nel centro Africa, la legge di bilancio italiana al vaglio di Bruxelles: sono alcuni dei tanti argomenti affrontati da Fausto Durante, responsabile politiche europee e internazionali Cgil, oggi ai microfoni di RadioArticolo1.“Hillary Clinton corre il rischio di governare su un terreno devastato da una campagna elettorale dominata da populismo, violenza e intolleranza, che ha spaccato in due gli Usa, segnando il ritorno alla contrapposizione tra classi sociali, che negli ultimi anni in America si stava in qualche modo ricomponendo”, ha esordito il dirigente sindacale.

 

“Passando all’Europa, si è appena concluso il primo Consiglio Ue dopo la Brexit. C’è un clima di totale confusione e incertezza, dettato dal fatto che gli stessi leader politici e i decision maker inglesi non sanno come muoversi: l’unica cosa certa è che ci sono due elementi che destano molta preoccupazione nei nostri compagni del Tuc: il primo, è la distinzione tra lavoratori comunitari e non, operata silenziosamente dalle imprese prevedendo diversità di trattamento e perdita dei diritti sociali per i lavoratori stranieri che oggi stanno in Gran Bretagna. L’altro, riguarda le performance economiche del Paese, con riflessi problematici sull’equilibrio tra import ed export, che ugualmente possono avere conseguenze negative sui lavoratori. A tali disagi, Bruxelles deve dare risposte di tipo politico e sociale, dando nuova linfa al processo europeo che di recente sembra essersi arenato, se non addirittura aver preso strade socialmente ed economicamente non più sostenibili per la gente. Altrimenti, Brexit rischia di essere il primo tassello di un effetto domino assai pericoloso che, se non governato, può perfino preludere alla disgregazione dell’Unione”, ha continuato l’esponente Cgil.

“La ‘Perugia-Assisi’ è stata una magia straordinaria, l’edizione più partecipata degli ultimi anni, soprattutto dai giovani, che rappresentano una speranza per il futuro, preludio magari a una ripresa del movimento pacifista, e più in generale a una mobilitazione sui temi sociali a cui noi guardiamo con interesse. Siamo in presenza di una crisi evidente della strategia delle Nazioni Unite e delle grandi istituzioni internazionali che sovrintendono all’ordine mondiale così come della diplomazia dei maggiori Paesi. Nello scacchiere mediorientale la politica americana si è rivelata totalmente incapace di capire i fenomeni e le tendenze in atto, e di dare risposte positive ai tanti problemi. Sarebbe utile non dimenticare mai che l’epicentro di buona parte di quelle questioni sta nella mancata soluzione del conflitto israelo-palestinese: un compromesso accettabile e condiviso, che non imponga rinunce impossibili alle parti in causa, partendo dal diritto del popolo palestinese ad avere una patria, sarebbe la risposta migliore agli integralismi, ai fondamentalismi, a chi ha interesse a spargere solo sangue e violenza nel mondo”, ha osservato il responsabile della politica estera della confederazione.

“A proposito degli ammonimenti di Bruxelles sulla legge di Stabilità del governo Renzi, credo che l’Italia abbia un problema di tipo strutturale nella predisposizione delle sue manovre di bilancio, che deriva da fattori che non si potranno risolvere. A meno che non si decida di fare ulteriori sacrifici e di non tagliare ulteriormente la spesa pubblica per investimenti, e quindi a meno di non infrangere quei vincoli costruiti dai vari trattati e dalla governance economica dell’Unione, pensati in un periodo in cui non c’era una crisi prolungata come quella che stiamo attraversando ormai da quasi un decennio, né vi erano condizioni di difficoltà produttiva industriale, né c’era l’emergenza legata al fenomeno delle migrazioni”, ha aggiunto il sindacalista.

“Per quanto riguarda l’economia europea, sono due le cose che non funzionano: la prima. l’assurdità di una moneta unica senza uno Stato: è un paradosso che prima o poi pagheremo, se non lo riusciamo a risolvere. Gli sforzi di Draghi sono encomiabili e vanno sicuramente nella giusta direzione, ma servono solo a evitare il tracollo di una moneta che senza la rete di protezione costituita da politiche economiche convergenti, da un’autorità statale che s’incarichi di far rispettare il peso di quella moneta, applicando politiche condivise, l’euro continuerà a rimanere in balia di fenomeni speculativi com’è avvenuto in passato".

La seconda cosa che non va sta appunto "nella filosofia con cui sono stati costruiti quei trattati, con quel vincolo del 3% sul rapporto deficit/Pil che non ha una spiegazione economicamente accettabile: ciò rende impossibile applicare politiche che non siano di rigido contenimento dei costi e di rispetto dell’ortodossia economica contenuta in quell’idea. Perciò, nessuna politica espansiva in momenti di crisi, nessun investimento, neanche in ricerca, sviluppo e innovazione tecnologica, educazione, scuola, sanità, tutti intesi come un costo, anziché come un asset positivo per la creazione di ricchezza e occupazione di qualità. Sono politiche che possono essere fatte solo a livello individuale dai singoli Stati, vedi Germania, ma che mancano a livello europeo. Dentro tale confusione, la politica industriale deperisce e le politiche sociali vengono affidate a Stati che hanno sempre meno risorse da destinarvi, impedendo la possibilità di ripresa economica dell’Europa”, ha concluso Durante.