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In marcia per un'altra Italia, per un'altra Europa

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Lavoro, pace, diritti e giustizia sociale in cammino tra Perugia e Assisi. L'intervento di Susanna Camusso, leader Cgil, in Umbria per le iniziative che precedono il 7 ottobre

da Rassegna sindacale C’è un’altra Italia. Oscurata nell’ultimo periodo, silenziata e schiacciata da una narrazione distorta della realtà, dai venti di razzismo, intolleranza e xenofobia che attraversano l'Europa. La Marcia della Pace Perugia-Assisi è una grande occasione per ridare voce a questa Italia, che è tutt’altro che minoritaria, ma ha bisogno di mostrasi, farsi sentire, uscire allo scoperto. Per questo, l’edizione 2018 della manifestazione - ideata nel 1961 dal filosofo della non violenza Aldo Capitini e divenuta nel corso dei decenni l’appuntamento cardine del movimento pacifista italiano - sarà centrata più che mai sui temi dell’accoglienza e della solidarietà.  Ma in realtà la Marcia è già iniziata. Perché a Perugia e in tutta l'Umbria migliaia di persone sono impegnate da oggi, venerdì 5 ottobre, e fino a domenica in percorsi di partecipazione e confronto sui temi della pace, della solidarietà, dell’accoglienza, del disarmo, dell’ambiente. E poi c’è Riace, luogo quantomai simbolico per questa Italia alternativa. Non a caso, la cittadina calabrese, dove il sindaco Mimmo Lucano, ora agli arresti domiciliari, ha sperimentato con successo un modello alternativo di accoglienza, è stata il punto di partenza della discussione che si è svolta stamattina a Perugia, nell’iniziativa di apertura del meeting “Della pace e dei diritti umani”, promosso dalla Rete della Pace. “La Marcia quest’anno parte da Riace”, è stato ribadito nei vari interventi che hanno visto alternarsi al microfono rappresentanti delle associazioni (Anpi, Arci, Acli, Legambiente, etc.) e dei sindacati, Cgil, Cisl e Uil. “Dobbiamo ricordarci che non ci sono solo cattive notizie - ha detto nel suo intervento Susanna Camusso, segretario generale della Cgil - e Riace è una buona notizia, perché esiste un’Italia che sa accogliere e non lo fa solo per un gesto di disponibilità verso chi ha bisogno. Lo fa perché ha un'idea di come interrompere lo spopolamento delle aree interne, di come ricostruire comunità, di come combattere le solitudini e le paure. Allora - ha aggiunto Camusso - la buona notizia è che possiamo ribaltare la narrazione, discutendo di integrazione e accoglienza per ragionare del futuro del paese”.  Il segretario Cgil ha sottolineato che i “processi migratori non sono un'emergenza, non sono un fatto straordinario, sono, al contrario, la storia dell’umanità. Perché l’umanità si sposta e noi italiani - ha rimarcato Camusso - lo sappiamo bene, perché c’è un’Italia più grande dell’Italia in giro per il mondo”. Dunque, secondo Camusso il messaggio che la Marcia Perugia-Assisi deve lanciare su questo versante è quello di includere il tema dell’immigrazione in un progetto complessivo per il paese". Ma per fare questo, secondo il segretario della Cgil, "abbiamo bisogno di avere una legge ordinaria sull’immigrazione". Il giudizio della Cgil sulla Bossi-Fini è noto, serve invece una legge che "regolamenti i flussi con una logica di normalità e non di emergenza". "Solo così - ha spiegato Camusso - si potranno dare risposte sul fronte del lavoro, visto che altrimenti, nell’illegalità forzata, i migranti sono condannati ad essere vittime di caporalato e sfruttamento”. “Siamo in un’epoca in cui il debole è sempre colpevole, lo è il migrante, lo è il povero - ha concluso Camusso -. Ma solo i codardi se la prendono con i più deboli, perché non hanno coraggio di affrontare i più forti. Questo è il motivo per cui cresce l’odio e la paura verso i migranti mentre condono e flat tax passano sotto silenzio”. Ma c’è un altro grande tema che Camusso ha posto con forza al centro della discussione in vista della Marcia: la produzione di armi. “Non è più tempo per giri di parole o tentennamenti - ha detto - il nostro Paese produce armi, e quelle armi vengono usate per uccidere donne, uomini e bambini nello Yemen così come in altre parti del mondo. Penso che sia il tempo di dire basta, di ragionare seriamente di riconversione, sapendo che i lavorartori di quelle fabbriche saranno preoccupati, forse non saranno d’accordo, ma questa è una causa che va riaperta con forza”. di Fabrizio Ricci