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Ben prima che la riforma della disabilità partisse Cgil, Spi Cgil, Inca, ma anche medici di famiglia e operatori e operatrici dell’Inps, manifestarono molte perplessità sul funzionamento della procedura per ottenere alla fine il riconoscimento di invalidità. Ora arriva la certificazione che non funziona.
Lo attesta una nota congiunta di Cgil e Spi Cgil di Roma e del Lazio: "A un anno e sette mesi dall'avvio della sperimentazione della riforma disabilità e non autosufficienza a Frosinone, e a circa cinque mesi a Roma, il bilancio non è positivo. Nelle province in sperimentazione le domande previdenziali di invalidità e inabilità sono calate del 13,1 per cento, con una contrazione che riguarda anche le prestazioni legate ai contributi versati dai lavoratori”.
Se a Frosinone il calo delle domande pervenute è del 12,5 per cento, pur senza allarme sugli esiti, a Roma invece la sperimentazione è ancora in fase di avvio e i dati non sono disponibili, ma la platea dei potenziali richiedenti e l'arretrato di pratiche negli uffici Inps preoccupano non poco.
Le ragioni della diminuzione di domande sono sostanzialmente uguali a quelle registrate nelle altre province italiane interessate dalla sperimentazione: "Il calo delle domande – si legge nella nota - nasce dal nuovo meccanismo di accesso, che affida al certificato medico introduttivo il valore di domanda, limitando fortemente il ruolo dei patronati e privando i cittadini di un orientamento qualificato sui propri diritti. A pesare sono anche i costi elevati dei certificati e la scarsa disponibilità dei medici di base a produrli, motivo per il quale tramite il nostro Patronato Inca Cgil garantiamo questo servizio con tariffe accessibili e abbiamo avanzato da tempo alla Regione Lazio la richiesta di stabilire un tetto omogeneo”.
Non è un bel sentire che, a causa di procedure complicate e costose, chi ha più bisogno di assistenza e cura rimane fuori dalla tutela dei diritti. Inoltre, è questo è un tema che prevederebbe ulteriori approfondimenti, cittadini e cittadine fragili faticano a conoscere i propri diritti, nessuno li racconta per quel che sono e nessuno comunica ai più fragili come fare per ottenerli.
Ma non finisce qui, la nota prosegue rilevando: “In questo quadro è critico pure il capitolo progetti di vita: a Frosinone dalle 5mila richieste iniziali si è passati a 1.125 nel primo semestre 2026, ma oltre 570 richiedenti hanno rinunciato dopo l'invio della domanda, per ragioni ancora da chiarire. Per queste ragioni chiediamo da tempo chiarezza sui dati e la partecipazione ai tavoli di regia delle due province”.






















